Don Luigi Bosio
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Omelia del 18.02.1979

 

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Celebrazione Eucaristica della VII Domenica del Tempo Ordinario (18.2.1979)

«Dio mi ha conferito l'unzione e vi ha impresso il sigillo e ha dato la caparra dello Spirito nei vostri cuori». Pronunciando queste parole dell'apostolo Paolo, proclamate nella seconda Lettera ai Corinzi, io vedo davanti a me altrettanti Cristo: un Cristo solo. E in virtù della presenza liturgica, sacramentale di Cristo Signore, ciascuno di voi è un altro Cristo, un altro consacrato, un altro unto. Ecco perché ho ripetuto le parole dell'Apostolo.

Dio vi ha conferito la sua unzione - dite battesimale, dite crismale nella Cresima - vi ha conferito la sua unzione e vi ha impresso il suo sigillo: il sigillo che siete sua proprietà (sigillo è la testimonianza di una proprietà, appartenenza particolare) e ci ha dato il pegno, la caparra dello Spirito.

Ho detto che vedo in voi altrettanti unti, altrettanti consacrati, cioè altrettanti Cristo. Però questa mattina, anche nella dolcezza di questa unzione ineffabile, vorrei pronunciare una parola umilissima ma sincera sul canto liturgico e mi aggrappo, per questo, al documento della Conferenza Episcopale Italiana (28.1.1987). Però lo spunto non lo prendo direttamente dal documento della C.E.I., ancora prima lo raccolgo nella Celebrazione Liturgica.

Avete sentito all'inizio il Salmo 12 che diceva: «Cantabo Domino qui bona tribuit mihi». Canterò al Signore che mi ha tanto beneficato. Renderò vere queste parole. Canterò! Canterò al Signore che mi ha tanto beneficato.

E l'invito ritorna insistente in un altro momento sublime della Celebrazione: il momento della Comunione Eucaristica, quando il versetto del Salmo 9 dice: «Enarrabo mirabilia tua, psallam nomini tuo, Altissime». Canterò tutte le tue meraviglie, o Signore. Canterò tutte le tue meraviglie. Annunzierò e canterò inni al tuo nome, o Altissimo. Il tuo nome è l'Altissimo, l'Inaccessibile. Canterò al tuo nome, o Altissimo.

E ora attingo al documento C.E.I.. Viene detto che il canto esalta la preghiera. Che bella espressione! Mi piace veramente molto. Il canto esalta la preghiera.

E' stato detto che il canto è la preghiera in festa, vestita a festa. Voi, durante questa Celebrazione, vestite a festa la preghiera, perché la cantate. Ed è la preghiera in bellezza, il canto, la preghiera in bellezza.

Dice il documento: «Il canto è un'offerta a Dio, autore supremo di ogni bellezza e eterno splendore». Sono parole magnifiche veramente: lucentissime, chiarissime, commoventi. Il canto è un'offerta a Dio, autore supremo della bellezza ed eterno splendore.

E' detto ancora che il canto è parte integrante della Santa Messa cantata e non si può concepire una assemblea liturgica, se non accompagna la Celebrazione Eucaristica con il canto, parte integrante della Liturgia solenne.

E ancora dice che il canto (dice esplicitamente: la Santa Messa cantata. Diciamo: 'questa' Santa Messa cantata) è il momento solenne dell'educazione cristiana e soprannaturale. Un'affermazione bellissima! Dice che la Santa Messa cantata è il momento più alto dell'educazione cristiana e soprannaturale.

Non c'è scuola di educazione cristiana soprannaturale che possa stare alla pari dello spirito genuino ed autentico di una Celebrazione Eucaristica sostenuta dal canto dell'assemblea.

Le lodi del canto! E' stato detto che l'anima è tutta musica. L'anima è tutta musica e l'Universo intero è tutta musica.
E' detto che chi pone l'udito ad ascoltare l'unica nota dell'armonia universale, costui possiede il mondo. Se voi ascoltate questa nota unica che c'è nell'armonia universale, voi possedete il mondo intero.

Ho detto un'altra volta che, nell'uomo nato dallo Spirito, Dio parla come a bocca chiusa. Parla a bocca chiusa e il mondo diventa musica.

L'Universo, il cosmo è tutto ordine, tutta armonia: è tutto musica.

E' stato detto anche: «Il Sacerdote è stato creato per dare un canto al silenzio di Dio». Conforta molto questa affermazione e vale non solo per me ma anche per tutti voi, perché al sacerdozio di Cristo Signore partecipate anche voi, in virtù dell'unzione battesimale e crismale, al sacerdozio di Cristo Signore!

Ma io vorrei, concludendo, dire una parola soprattutto a lode del canto sacro per eccellenza, cioè il canto gregoriano. Qui abbiamo la grazia e la gioia di eseguirlo, di cantarlo e dobbiamo ringraziare molto il Signore. Ma il canto gregoriano! Viene come un nodo di pianto alla gola ripensando alla melodia gregoriana, che ha fatto piangere, salutarmente, il grande Agostino.

Il canto gregoriano: una voce sola, una voce ultraterrena che brucia se stessa in alto, si brucia d'amore e dolcemente si contorce, come in un affanno, in un gemito, questa melodia ultraterrena. Sembra quasi che questa melodia, appena uscita dal cuore e dalle labbra dei fedeli, vada come allontanandosi per un senso di umiltà e voglia svanire per modestia, quasi si pentisse di aver chiesto a Dio di osare di amarlo.

Colui che ha gettato il seme del canto gregoriano nel pensiero e nel cuore degli uomini è lo Spirito Santo.

Canto gregoriano! Avendo la grazia e la gioia di eseguirlo (questa Santa Messa domenicale), mi sembra che abbiate un diritto - come vi viene offerto dalla Celebrazione Eucaristica. Al termine del Vangelo è detto che tutta quella gente che aveva ammirato il miracolo compiuto da Gesù (duplice miracolo: la guarigione del paralitico ed il perdono dei peccati) ha esclamato: «Numquam sic vidimus!». Mai abbiamo visto nulla di simile!

Possiate dirlo anche voi, dopo aver partecipato a questa Celebrazione Eucaristica, che mai avete visto nulla e sentito nulla di così bello, di così vivo come questa Celebrazione piena di unzione e di gaudio, quasi un pegno, un preludio di Paradiso.