Don Luigi Bosio
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Omelia del 25.02.1990

 

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Celebrazione Eucaristica della VIII Domenica del Tempo Ordinario (25.2.1990)

«Il Signore ci ha liberati e ci ha portati al largo». «Eduxit nos in latitudinem». Mi hai portato al largo. Che cos'è questo largo? Forse una delle quattro dimensioni di cui scrisse l'Apostolo, in ginocchio: «Flecto genua mea» perché possiate comprendere la lunghezza, la larghezza, la sublimità e la profondità dell'unica dimensione che sovrasta a tutte le altre, la dimensione senza dimensione, quale è l'amore. Il Signore ci ha portati al largo.

Ascoltiamo il profeta Isaia: «Sion (il popolo ebreo) ha detto: "Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato". Può forse una donna dimenticare il suo bambino, così da non commuoversi per il figlio del suo grembo? E se fosse che una mamma si dimenticasse di suo figlio, io invece non ti dimenticherò mai». Poche parole, poche parole non numeranda, sed apprehendenda. Poche parole, ma pesano, sono da soppesare bene. Quando una mamma stringe al suo seno il frutto del suo amore, se il bimbo dorme, se lo può godere di più e non c'è bisogno di parole: basta la stretta, del bimbo alla madre e della madre al bimbo.

Sospinti così dalla brezza dello Spirito Santo, eccoci nell'immensità del mare, «pacifico ordine et tranquilla devotione». «Pacifico ordine»: è in latino, ma è italiano. E' tradotto con giustizia, equità, santità. «Et tranquilla devotione». «Tranquilla devotione». Alle volte può essere felicemente messa in risalto, questa devozione, da qualche intervento estemporaneo: qualche bimbo in braccio alla madre che alza la sua voce. Intervento estemporaneo. Ma ci sta bene nel tempo sacro della Liturgia. Questa Liturgia che è il palpito materno di Dio, il palpito materno di Dio, il palpito materno della Chiesa. Sulle onde placide della pietà visibile ed esemplare, «pacifico ordine et tranquilla devotione», nel sorriso di tutti i bimbi che infiorano - è un'infiorata di bambini! - e ingemmano questa Celebrazione.

Ascoltiamo ancora il profeta Isaia: «Dice Sion: "Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato"». Certe agonie! Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato. Risponde il Signore: «Se una donna si dimenticasse del suo bambino e non si commuovesse per il frutto, il figlio del suo grembo, potesse succedere anche questa enormità, io non mi dimenticherò mai di te». Abbà, Padre. Abbà, Padre. E' nel seno di questa divina maternità che fiorisce la nostra maternità sacerdotale. Ho detto la nostra maternità sacerdotale: la vostra e la mia maternità sacerdotale. Perché il vero amore è estatico, è mistico. Il vero amore. Anche nell'atto sublime dell'estasi coniugale, gli sposi sanno, sentono che l'amore umano si incontra con un altro amore, perché i figli vengono da più lontano dei loro genitori. Sì, i figli legittimi, i figli di Dio! Ex Deo nati, i nati di Dio. Ex, da Dio. I nati da Dio. Quando nascono, nascono, mistero della grazia, di questa nostra maternità sacerdotale e di questa vocazione alla santità.