Don Luigi Bosio
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Omelia del 12.06.1983

 

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Celebrazione Eucaristica della XI Domenica del Tempo Ordinario (12.6.1983)

L'Apostolo dichiara guerra alla Legge. Ha dichiarato guerra alla Legge. In pochi versetti della Lettera ai Galati, per sei volte se la prende contro la Legge. Dobbiamo intendere bene, con spirito di semplicità, per non compromettere l'Apostolo e per non contraddire al Vangelo, perché il Signore stesso ha detto: «Non sono venuto a distruggere la Legge, ma sono venuto a perfezionare la Legge». Paolo, veramente, non se la prende così, contro la Legge, ma contro le opere della Legge; cioè, se nella nostra vita rimaniamo soltanto su un piano naturale, anche nell'osservanza della Legge, tutto ciò non ci giova per la nostra giustificazione. E' un'esaltazione della Fede e della Carità, quella dell'apostolo Paolo. E' al di sopra di tutte le leggi, dopo averle scrupolosamente osservate tutte, fino a dire: «Sono crocifisso  con Lui». Altro che leggi! «Non sono più io che vivo. Sono al di sopra» (non al di fuori), «sono al di sopra di tutte le leggi, e non sono più io che vivo, ma è Lui che vive in me».

Anch'io voglio vivere solo per Lui, perché tanto mi ha amato da dare la sua vita per me. Che dobbiamo dire? Non è che Paolo dichiari guerra alla Legge. Dice chiaro (non: dichiara. E dichiara vuol dire: dice chiaro), non contro la Legge, ma dice chiaro che cos'è la Legge e a che cosa serve la Legge. Ma non diciamo tante parole, discutiamo... dimostriamo... Corriamo al Vangelo! Corriamo al Vangelo!

Un fariseo invita al banchetto Gesù. Quali intenzioni? Non tocca a noi giudicare quali intenzioni. Ad ogni modo, ha invitato Gesù a questo banchetto. Ad un certo momento irrompe nella sala del convito la peccatrice della città. In nome di quale Legge entra? Non guarda in faccia nessuno e si precipita ai piedi del Signore. L'altro, il fariseo, dice dentro di sé (non lo esprime, e il Signore gli legge nella mente, perché non lo dice, intra se): «Si sciret», se Lui sapesse, Lui che è un Profeta, «quae et qualis est haec mulier!». «Quae et qualis», chi e che razza di donna è costei! Scandalizzato... Scandalizzato.

Gesù gli dice, con tanta bontà: «Simone, ho qualcosa da dirti» (avete sentito? Lascio al Vangelo): «Molto le è perdonato perché molto ha amato. Va' in pace». Siamo al di sopra di tutte le leggi. Quanti peccati ha detto la Maddalena, ai piedi di Gesù? In silenzio piange, a dirotto... Siamo al di sopra di tutte le leggi.

La Legge conduce all'Amore, e l'Amore dà forza alla Legge. Dio può essere presente in una vita peccatrice. Può essere presente, come era presente nella Maddalena. Può essere assente in una vita farisaica, apparentemente giusta. Può essere assente,  mentre può essere presente in una vita peccatrice.

La Legge conduce all'Amore, è fatta per condurre e proteggere l'Amore. E l'Amore, per osservare la Legge, anche fino al dono di se stessi, perché l'Amore, che è la pienezza di ogni Legge, è più forte della morte, quando l'Amore e la Legge, nella sua austerità, si tuffa e si dilata nelle onde purissime dell'Amore infinito.