Don Luigi Bosio
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Omelia del 25.06.1989

 

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Celebrazione Eucaristica della XII Domenica del Tempo Ordinario (25.6.1989)

In questa Divina Liturgia, il Signore - Lui stesso - prega, parla e patisce. «Christus orans, Christus loquens, Christus patiens». Non: in questa Divina Liturgia, ma: questa Liturgia è Lui stesso. Non in questa Liturgia. E' Lui la Liturgia, l'Orante, Colui che parla, che patisce, nel mistero del suo amore crocifisso e della sua sapienza crocifissa.

La domanda sua, se la rivolge a noi: «Che dice la gente di me?». Risponde l'evangelista Luca, o meglio, risponde l'apostolo Pietro che, con impeto generoso, dice a Gesù: «Tu sei il Cristo di Dio». Beato sei tu, Pietro! Non lo sai per intelligenza e capacità naturale o di studio, ma perchè il Padre te lo ha rivelato. Te beato!

Oggi è l'evangelista Luca che riferisce la risposta di Pietro: «Tu sei il Cristo di Dio!». Ma ieri - ieri, un altro giorno - l'evangelista Matteo porta la risposta di Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Domani - è sempre oggi - l'evangelista Marco risponderà così: «Tu sei il Cristo». Delle tre risposte riferite dagli Evangelisti preferisco la risposta di Marco: «Tu sei il Cristo». Più si è vicini alla Verità e più la risposta diventa semplice. Non che Pietro, non che Matteo, non che Luca fossero meno vicini alla Verità: ciascuno risponde come lo Spirito Santo gli detta. Ma più si è vicini alla Verità, più vengono a mancare le parole e più la risposta è semplice.

Quando la Verità è chiarissima, muoiono le parole. Tu sei il Cristo, Tu sei l'Unto di Dio, Tu sei il balsamo di Dio, Tu sei il profumo di Dio, Tu sei la bellezza... non la bellezza di Dio: Dio-Bellezza. Tu sei la sapienza di Dio... no: Tu sei Dio-Sapienza. Tu sei l'amore di Dio... no: Tu sei Dio-Amore. E' ancora troppo! Chi sei tu? Rispondi Tu! «Io Sono». Tu sei.

Attendiamo due risposte da Te: una risposta dagli altissimi Cieli, dall'altissimo silenzio della tua Trinità e dall'abisso profondo, silenziosissimo della tua Eucaristia. Signore, rispondi! Forse la risposta che viene dalla Divina Eucaristia oso dire che è una risposta forse più forte di quella che viene dalla stessa Beata Trinità. Per essere lì, per essere qui, ha dovuto rinunciare ad ogni energia e rimanere così, consumato nel silenzio dell'abisso del silenzio eucaristico. La risposta? Non c'è da recarsi a Gerusalemme, o prima a Betlemme, o dopo nel Cenacolo. Qui! L'Angelico dice: «Tuto creditur» o anche «Toto creditur». Tuto: con sicurezza si crede qui. «Tuto creditur». Oppure: «Toto creditur». Un frammento: c'è tutto! C'è la densità della Trinità Beata. E' per questo che Egli opera senza operare. Che cosa fa? Per il fatto che è, Egli è.

Nel Mistero Eucaristico la mia vita, la nostra vita diventa più semplice, diventa una. No: diventa "uno con Lui" e rimane come posseduta dalla Luce. Divento strumento della sua Divina Onnipotenza. O meglio: sacramento e sorgente di Grazia nel mio Ministero Sacerdotale e nella nostra vocazione cristiana. Quanto è vero! Ho cantato con cuore danzante, ebbro di gioia: "Statuisti nos in soliditate tuae dilectiones" (la prima preghiera di oggi). Ci hai stabiliti, ci hai posti dentro, sulla roccia del tuo Amore.