Don Luigi Bosio
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Omelia del 30.06.1985

 

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Celebrazione Eucaristica della XIII Domenica del Tempo Ordinario (30.6.1985)

«Questa divina Eucaristia». Non molte volte la Liturgia chiama così l'Eucaristia. Lo sa bene che è divina, divinissima! Ma oggi la chiama così con tutta la gioia della sua pietà, nella Preghiera Eucaristica: «Questa divina Eucaristia», mentre la Chiesa, cioè noi, dopo l'Eucaristia ci sentiamo sazi ed ebbri di questo cibo. «Questa divina Eucaristia». Poi prega, oggi, la Madre piissima ricordandoci che siamo filii lucis, i figli della luce. «Ut maneamus in splendore veritatis conspicui». Quando ho cantato queste sante parole, avete sentito che ho premuto un po' la voce: «Ut maneamus in splendore veritatis conspicui». Tradurre? Non vi ha tradotto lo Spirito Santo? Non vi traduce la tenerezza materna della Chiesa? Quasi stavo dicendo che meno capite, più capite! «Ut maneamus in splendore veritatis conspicui». Traduce il testo: «Perché rimaniamo sempre luminosi nello splendore della verità». Conspicui, da conspicere, è tradotto così: sempre luminosi nello splendore della verità. Conspicui  vuol dire insigni, vuol dire distinti, vuol dire visibili, vuol dire chiaramente visibili: nello splendore della verità siete visibili, visibilissimi alla terra e al Cielo. «Ut maneamus conspicui in splendore veritatis». Che bella preghiera! Ripetetela mille volte, oggi: «Ut maneamus conspicui in splendore veritatis». Questa verità.

Un autore africano del VI secolo - troviamo il palpito nella Liturgia delle Ore - dice della divina Liturgia ed Eucaristia: «Hic (qui, non: questo) Sponsus agnoscitur a sua et Sponsa agnoscit suum». Qui lo Sposo è conosciuto dalla sua Sposa e la Sposa conosce il suo Sposo. Hic, qui. Splendore di verità. Abbiamo avuto fulgori di luce in questi giorni. Un San Giovanni Battista... Di lui l'altro Giovanni dice: «Testimonium de lumine». Giovanni, il testimone della luce. Siatelo, testimoni della luce! I testimoni, «testes luminis». Lui, l'amico dello Sposo. Noi, amici di Giovanni e con Giovanni, amici dello Sposo. Prima abbiamo osato fare un passo ancora più ardito e abbiamo detto: la Sposa - non l'amico o l'amica dello Sposo, della Sposa ma la Sposa! - conosce il suo Sposo.

Ieri la Solennità dei Santi Pietro e Paolo. Non so se ieri sera abbiate seguito quella Celebrazione in San Pietro, tutta in latino e con mottetti in italiano. Oltre quella Santa Messa, sì classica... è stata un'eccezione però, un'eccezione perché, se posso fare il paragone anche qui, a lode di Mozart, anche lui si è appoggiato alla melodia gregoriana e ha ben detto che per il Pater Noster della Santa Messa avrebbe dato tutta la sua musica! Mozart... tutta la sua musica!

Pietro e Paolo, «oculi Ecclesiae perlucidi», i lucidissimi occhi che brillano sul volto della Chiesa. Incominciava così, nella vigilia, l'altra sera, ai primi Vesperi della Solennità. «Aurea luce, decore roseo»: luce d'oro, un decoro roseo. Come è possibile? Come è possibile accostarci a questi testi, senza sentirci il cuore in sussulto e lacrime dolcissime che scorrono dagli occhi? «Aurea luce, decore roseo». Poi segue il testo, perché qui dice che segue poi un testo a completare nell'Inno quello che la Chiesa vuole offrirci. Luce d'oro in una cornice di rose, una ghirlanda decorosissima, stupenda, di rose. «Aurea lux, decus roseum». 

E quando nell'inizio della Santa Messa l'Antifona, salutando gli Apostoli Pietro e Paolo, dice: «Voi avete piantato la Chiesa, piantato la Chiesa con il vostro sangue», sapete che ci aggiungo qualche cosa io? Non lo scrivo proprio sul testo, perchè sarebbe troppo... «Hi sunt qui plantaverunt Ecclesiam sanguine et silentio suo». Hanno piantato la Chiesa con il loro sangue (il sangue non grida quando esce dalle vene) e il loro silenzio. «Ut maneamus in splendore veritatis», che siamo - è la nostra vocazione sublime, la nostra missione altissima, dico nostra... nostra - la rivelazione della tua splendida verità, la rivelazione della bellezza della tua santità e che siamo testimoni, testimoni felicissimi,  dell'inenarrabile prodigio d'amore della tua divina Eucaristia.