Don Luigi Bosio
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Omelia del 07.07.1985

 

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Celebrazione Eucaristica della XIV Domenica del Tempo Ordinario (7.7.1985)

«Padre, nell'umiltà del tuo Figlio ci hai risollevati dalla caduta e ci offri continuamente - anche oggi - una nuova gioia pasquale». E' la Preghiera di questa Celebrazione Eucaristica. «Deus, iacentem mundum eripuisti a servitute peccati humilitate Filii tui». Nell'umiltà del tuo Figlio ci hai risollevati dalla caduta. Il testo latino dice: «Eripuisti a servitute peccati», è più forte.  Ci hai risollevati dalla caduta. Siamo miseramente caduti. Ci ha risollevati dalla caduta. «Iacentem mundum», da servi ci hai fatti diventare re, dalla servitù alla regalità. «A caeno ad caelum», dalla polvere e dal fango, al cielo. «A caeno ad caelum», nell'abisso dell'umiltà del tuo Figlio. «A captivitate, a servitute peccati», dalla schiavitù del peccato. C'è questa sola schiavitù! Questa sola schiavitù. Non ce ne sono altre: questa sola. «Qui facit peccatum, servus est peccati», è schiavo del peccato. E ci hai portati nel regno della libertà.

Libertà! Una parola anche affascinante, per gli altissimi ideali ai quali ci può condurre la vera libertà. Strano però che nella condizione e nella fragilità umana si cominci a gridare libertà e a volere libertà con la rivoluzione. Ogni libertà deve cominciare da una rivoluzione... Che libertà ne esca, come frutto, non lo so...

Libertà: nome terribile, scritto sul carro degli uragani (c'è stato chi l'ha detto). Nome terribile, scritto sul carro degli uragani.

La libertà! Bisogna salire a cime altissime! Là c'è il soffio autentico della libertà. Orizzonti vastissimi, non soltanto di natura, ma di grazia. Per avere libertà devo avere come una matrice interiore, devo essere libero io, per dare libertà agli altri. E devo rispettare al sommo la libertà degli altri. E lo faccio se sono veramente libero io: questa matrice interiore della vera - la dirò divina - libertà che regna in me. E' un cammino rigido, severo, estenuante quello della libertà. Anche molto solitario, può essere...

Riconosco che il mio Dio è veramente il mio Dio per la libertà con cui mi tratta. Nessuno mi lascia libero come mi lascia libero il mio Dio! Da questo riconosco che è il mio Dio. E Lui, lasciandomi in questa immensa, infinita libertà, vuole così perché il mio amore con cui lo amo sia un amore liberissimo, vero, autentico amore.

Libertà! Che io posso avere, come dice l'Apostolo, «captivus Christi, in vinculis meis». Se io sono in una stanza molto ristretta, breve, costretto dall'infermità in quella piccolissima stanza, io posso essere liberissimo, come tutto l'universo e come tutto il cielo. Se io fossi a languire in prigione, con le catene alle mani e ai piedi, se sono libero dentro di me, nessuno gode libertà profondamente, sinceramente come la posso godere io, nel fondo di quella prigione e tutto legato da catene.

«Ora - diceva il martire Sant'Ignazio - ora che sono tutto incatenato e domani sarò sbranato dalle belve, non ho più bisogno di nulla. Sono veramente libero. Non ho più bisogno di nulla». E' proprio così: in Lui posso essere il più felice, il più libero di tutta la terra, se ho in me quella libertà di cui mi ha fatto dono Lui. «Verus liber! Unus liber!». Lui è il vero libero! L'unico veramente libero, infinitamente libero!

Diciamo un grazie alla Schola Cantorum di Santa Teresa degli Scalzi che ci fa gustare delle cose bellissime nel servizio di canto a questa Liturgia Eucaristica.