Don Luigi Bosio
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Omelia del 09.08.1987

 

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Celebrazione Eucaristica della XIX Domenica del Tempo Ordinario (9.8.1987)

«Con la potenza della tua pietà fa' che questi doni passino in mistero della nostra salvezza». Posso anche dire: «Per la tenerezza della tua pietà». O anche: «Per la pietà della tua tenerezza, fa' che questi doni diventino il mistero della nostra salvezza». E' la preghiera che canteremo nel momento dell'offerta e dell'oblazione. Il testo latino: «Domine, fac ut haec munera transeant potenter in mysterium nostrae salutis». Stupenda preghiera! Se non facessimo altro che ripetere questa preghiera, credo che la Liturgia sarebbe perfetta. Fa' che questi doni... Quali doni? Il pane, il vino, questo libro, questo altare, questa assemblea, questi fedeli, diventino mistero. La preghiera dice e canta: «Diventino questi doni il mistero della nostra salvezza». Dico - mi sembra più chiaramente - che tutte queste cose e questi tuoi figli «transeant in mysterium», passino nel mistero, diventino mistero. E tutti noi siamo il sacramento nel quale trabocca veramente il mistero.

E il mistero che trabocca nel sacramento, oggi, può essere l'acqua agitata del mare e il vento valido e gagliardo che soffia e che fa temere e tremare l'apostolo Pietro. Siamo in navigazione sul mare in tempesta, o con l'evangelista Matteo, o con l'apostolo Pietro e gli altri Apostoli. Non è tanto la tempesta di mare o il mare in tempesta. C'è un altro mare che è molto più vasto di tutti i mari del mondo: il mio cuore, il vostro cuore. Anche il nostro cuore ha le sue tempeste, che possono metterci paura più che la tempesta di mare sulla quale viaggiavano gli Apostoli.

Il vento diventa sacramento. L'acqua diventa sacramento. Anche oggi «haec munera», vento e acque e tempesta, «transeant in mysterium». Perciò oggi è transito, passaggio, Pasqua, l'acqua battesimale che ci sommerge, ci purifica e ci santifica. Vera tempesta di grazia. E il vento valido, gagliardo, il vento e il fuoco di questa Pentecoste. Tutto è stupendo e meraviglioso, divinamente bello e colmo di grazia!

Pietro cammina sulle acque. Incomincia a temere e a tremare. Sant'Agostino lo chiama mariambolo e non credo che sui vocabolari ci sia questo termine: mariambolo, Pietro. Funambolo è uno che cammina e danza sulla corda. Pietro è un mariambolo che cammina sulle acque. Camminare sulle acque credo sia molto più difficile che non camminare o danzare su una fune. E Pietro incomincia a temere e grida: «Signore, salvami!». E con lui tutti gli Apostoli. Ed eccoli, in ginocchio: «Veramente tu sei il Figlio di Dio!». E' tornata la quiete. Che bel miracolo! Che grande prodigio! Che grande mistero!

Non affatichiamo troppo il Signore, domandando miracoli. Lo affatichiamo molto, quando domandiamo miracoli all'esterno. Non affatichiamolo. Appesantiamo la sua Passione e apriamo nuove piaghe nel suo amore, come se la sua Parola non ci bastasse e il dono della Fede e questa Santissima Eucaristia non ci bastassero.

In un altro momento evangelico, nel mare in tempesta come oggi, Gesù è là, forse a poppa, che dorme. Sembra che dorma: è ben sveglio e veglia. Gli vanno vicino e lo scuotono. Carissimi, «An Iesus dormit, an forsan nostra fides dormit?». Era Gesù che dormiva, o forse dormiva la nostra fede?