Don Luigi Bosio
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Omelia del 11.08.1985

 

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Celebrazione Eucaristica della XIX Domenica del Tempo Ordinario (11.8.1985)

Ricordati, Signore, della tua alleanza. «Respice, Domine, in testamentum tuum». E' una lode in canto, un incanto di lode, il Salmo 73 con cui inizia la Celebrazione Eucaristica. «Respice, Domine, in testamentum tuum». Ricordati, o Signore, del tuo testamento, delle tue promesse. Un bell'ardire del Profeta, quando il comando glielo dice in canto, gliel'ha cantato. Salmo 73, una lode accompagnata dalla musica, dal canto. Respice non vuol dire soltanto guarda, ma guarda attentamente. Rileggi bene il tuo testamento, che non ti sfugga nessuna parola, o Signore, di quello che ci hai lasciato come testamento. Ci hai messo una firma autentica, una firma autentica. Hai scritto con la penna viva del tuo Verbo. Hai autenticato il testamento, posso dire, «ferro ignique» (quando veniva distrutta una città a ferro e a fuoco). Tu hai sigillato il tuo testamento a ferro, a spada, a sangue e a fuoco. «Respice in testamentum tuum».

Ma se il Profeta cantore lo dice al Signore, Lui poi ci guarda fissi e dice: «Rileggetelo voi il mio testamento! Testamento del mio Verbo. Il mio Verbo, la mia Divina Scrittura è Verbo vivente. Parola eterna, incarnata è la Parola scritta dallo Spirito Santo sui libri. Poi rileggete quel testamento». Se Lui facesse lo scultore, l'incisore, lì dentro la sua dimora Eucaristica, inciderebbe sulla porticina d'oro: «Respicite in testamentum meum». Guardate che testamento ho fatto, che eredità vi ho lasciato. E sono fedelissimo alle mie promesse.

C'è un altro ordine preciso dell'Apostolo, quando dice: «Ambulate in dilectione». Fate strada, fate strada, camminate nell'amore. Camminare, nel significato biblico, vuol dire vivere. Qui le parole dell'Apostolo dicono: vivete d'amore e la vostra vita diventerà «oblatio in odorem suavitatis» - sono parole dell'Apostolo, oggi - diventerà un olocausto di profumo soavissimo che sale al cuore del Padre e nel tempio eterno della Trinità Beata.

Un altro ordine ancora, o due, o di più, quando l'Angelo scuote lo stanchissimo Elia, che si è addormentato su un guanciale di pietra. Tarda a svegliarsi, rischia di morire di inedia. L'Angelo lo scuote e gli dice: «Surge!» Alzati! «Et comede!» E mangia! Vicino c'è un po' di cenere: scuoti, sotto c'è il fuoco. C'è un pane cotto. Mangia, poi riprendi il tuo cammino. Con quel pane ha camminato quaranta giorni e quaranta notti ed è arrivato alla montagna di Dio, l'Oreb. Tutto si compie qui, in questo beato momento.

Tre cantori, dunque! Cantore è il Profeta nel Salmo, cantore è l'Apostolo e cantore è l'Angelo. O tre Profeti: Profeta è Elia, Profeta è il cantore del Salmo e Profeta è l'Apostolo. O tre Apostoli. L'Angelo, chi è? E' l'Ambasciatore, l'Apostolo dell'esecuzione degli ordini del Signore: «Camminate! Vi consegno il foglio di via. Il foglio di via per un cammino e una meta sicura».

Chi ha detto che oggi non abbiamo nulla di stabile, ha anche un po' esagerato. Tutto è in movimento, siamo tutti inquieti, non siamo capaci di stare fermi. Tutto in movimento, nulla di stabile... C'è dell'esagerazione, però c'è della verità. E non è che abbiamo smarrito il cammino, il sentiero: non c'è più nessun sentiero! Però sentiamo che abbiamo bisogno di una roccia alla quale appoggiarci e aggrapparci. E' vero. Chi ha scritto: «Felici voi, che vivete in un'epoca in cui tutto si è perduto». C'è del vero, eccome! Quante cose belle sono state buttate a mare, anche nella vita cristiana! «Beati voi, che vivete in quest'epoca in cui tutto si è perduto». Allora, cieli nuovi e terra nuova! C'è terreno libero! C'è terreno libero per costruire i nuovi cieli e la nuova terra!

Bernardo commenta, da pari suo, un versettto del Cantico. La Sposa - comprendete, è vero, quando dico che la Sposa è la Chiesa ed è ciascuno di noi - che geme e va in cerca dell'Amato, del suo Amore e dice a tutti (crede che tutti pensino come lei): «Avete visto il mio Diletto? L'avete visto?». Per capire queste parole ci vuole un cuore in fuoco! Come il fuoco di San Lorenzo di ieri o della Pentecoste. Un cuore che brucia, per capire queste parole. Soggiunge Bernardo e dice: «Non potest capere ignitum eloquium frigidum pectus». Non può capire un discorso di fuoco un cuore di ghiaccio.