Don Luigi Bosio
Fine Menù
Omelia del 14.07.1985

 

  • Versione Pdf
  • Stampa
Celebrazione Eucaristica della XV Domenica del Tempo Ordinario (14.7.1985)

«Il passero ha trovato una casa e la rondine ha trovato un nido dove deporre i suoi piccoli, i suoi nati. I tuoi altari, o Signore, mio Re e mio Dio! Beati quelli che abitano la tua casa!». E l'apostolo Paolo: «Benedetto Dio, Padre del Signore Nostro Gesù Cristo, che ci ha chiamati alla santità, sacramento voluntatis suae, con il proposito e il sacramento della sua volontà, del suo amore».

La prima Antifona che ho citato è un'Antifona Eucaristica, un versetto del Salmo 83. Questo passero e questa rondine - o come dice un altro testo: questa tortora; o come direbbe il Cantico: questa colomba - questo passero e questa colomba sono una creazione sacramentale della Liturgia. Io non vedo né passero, né rondine, né tortora, né colomba. Eppure quel passero del Profeta - o del Vangelo - che cerca una casa, quel passero è qui e dice: «Gli uccelli hanno il loro nido, le volpi hanno le loro tane, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». Il passero sacramentale è Lui! Cominciamo a vedere, incominciamo a vedere che questa colomba cerca il suo nido. Forse il suo nascondiglio. Forse un talamo dove effondere la sua maternità. Quanta luce, quanta verità rifulge negli occhi del nostro cuore! Forse l'altare dove dimora questo passero è il mistero della mia paternità sacerdotale. Forse il nido cercato dalla colomba - lo Spirito Santo - la Chiesa è quel talamo dove si effonde il sacramento della mia maternità. Quanta luce! Quanta grazia!

Sono dunque riuscito ad afferrare quel passero e sono riuscito a scoprire il nido di questa colomba, di questa tortora, di questa rondine. Non siete voi, voi stessi questa casa, questa dimora, questo talamo, questo altare? Beati quelli che dimorano, che abitano la tua casa! Ti loderanno nei secoli dei secoli.

Cerco di afferrare una colomba che vedo libera nell'azzurro del cielo liturgico di questa pietà, di questa devozione. Un grido, un gemito di questa colomba. Santa Gertrude Vergine geme così: «Fa' che io respiri l'alito del tuo Spirito. Fa' che io mi addormenti nel manto della tua protezione. Fa' che io passi da me in Te. Fa' che io cada nel tuo amplesso. Fa' che io sia come seppellita nel bacio del tuo mellifluo amore!». Che volo! Che volo! Che colomba! E tutto quello che è suo, è vostro, è nostro, per virtù sacramentale.

Oggi - li udiremo! - si vede, qualche difficoltà avrà impedito che possano essere qui i Cantori della Cattedrale di Lucca, ma accompagneranno adesso la Celebrazione Eucaristica con i loro canti. Diciamo a loro e a voi, dopo averli ringraziati e promettendo di ricordarli, per riconoscenza, nella preghiera, che la musica è un'arte sociale, che la musica sacra è un'arte sacramentale (Sant'Ambrogio dice: è un sacramento di unità) e che la melodia gregoriana è un'arte angelica.

Ci sono qui i due grandi cori: un unico coro immenso, della terra e del cielo, «una voce, una caritate, uno corde». La Gerusalemme terrena in unica voce, in unico cuore, in unico amore con la Gerusalemme celeste.