Don Luigi Bosio
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Omelia del 16.07.1989

 

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Celebrazione Eucaristica della XV domenica del Tempo Ordinario (16.7.1989)

Il passero ha trovato una casa e la rondine ha trovato un nido dove riporre i suoi nati. Signore degli eserciti e mio Dio! Sei Tu il mio altare, il mio nido. Beati quelli che abitano, dimorano nella tua casa, dove tutto è un canto di lode!

Ecologia cristiana: un passero che cerca e preferisce abitare nella tua casa; una rondine, una tortora che costruiscono il loro nido in qualche rifugio della tua casa. Teologia mistica. Lo Spirito Santo ha dato una voce a tutte le creature: al passero il suo canto, alla tortora il suo gemito, alla rondine il suo cinguettio, ai piccoli nati il pigolio, questi piccoli che cercano il cibo... Teologia mistica. Ogni creatura ha la sua voce. Abbiamo cantato, in principio: «Dalla bocca dei lattanti e dei bambini riceverai lode perfetta». (Pianto persistente di un bimbo durante l'omelia). La sua voce è il pianto, in questo momento!

Lo Spirito Santo a voi, a noi ha dato il gemito di una maternità, le doglie del parto. Questa teologia mistica è l'incarnazione in atto, è il mistero in azione, il Verbo che nasce, che cresce fino alla sua misura, statura perfetta. La sua statura perfetta è nell'olocausto eucaristico. Lì, nell'Eucaristia, «in qua et qua» consuma il suo olocausto d'amore. «In finem».

Il Salmo che ho cantato: il passero trova, cerca la tua casa dove dimorare, la tortora che costruisce il suo nido... Chi è questo passero? Può essere il passero che ci è sfuggito di mano domenica scorsa, al quale, crudelmente, pretendevamo di strappare le ali? Ci è caduto a terra, non era più capace di muoversi. Con il peso poteva volare, il peso delle ali. Senza il peso giaceva a terra.

«Il mio giogo è soave, il mio peso è leggero». Se tu lo porti, cammini e voli. Se tu lo deponi, giaci a terra. Il passero può essere Lui. Siamo noi che cerchiamo la sua casa, il nido dove deporre i nati di questa ineffabile maternità di ciascuno: la Chiesa. La voce è la sua voce, il canto del passero, il gemito della colomba, la voce del sangue. Questa è la voce del sangue! E qui risuona, dove tutto è canto di lode, la melodia dolcissima gregoriana.

Un giorno il Signore ha detto: «Se gli uomini taceranno, le pietre grideranno». Se taceranno gli uomini, le pietre grideranno per noi.

Ascoltiamo la parola del profeta Mosè. Non l'antico Mosè: il nuovo, il nuovissimo Mosè è qui. E' lui. «Audite mecum». Non: «Ascoltate me». «Ascoltate con me». Non: «Audite me». «Audite mecum». Ascoltiamo insieme. «Unus magister vester, una unctio et sapientia vestra». Ascoltiamo lui.

Mosè parlò al popolo dicendo: «Ubbidirai al Signore tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro, il libro santo della Legge. E se ti convertirai a lui, osservandoli con tutto il cuore e con tutta l'anima, questo è il comando che io ti ordino. Questo è il comando che io ti ordino, che non è troppo alto per te, nè troppo lontano da te. Non è nel cielo, sicchè tu dica: "Chi può salire per noi fino al cielo e prendercelo, questo comando, e farcelo udire, così che lo possiamo eseguire?". Non è al di là del mare questo comando, sicchè tu dica: "Chi per noi attraverserà il mare per prenderlo e farcelo udire sicchè lo possiamo eseguire?". Questo comando è molto vicino a te: è sulle tue labbra e nel tuo cuore perchè tu lo metta in pratica».

Quale comando? La navicella sta scorrendo sulle onde del mare. «Duc in altum!». Sù, in alto mare! Questo comando, questa legge, questo amore, questa sapienza. «Verbum valde», dice il testo latino. Verbum! Questo Verbo è qui, sulle tue labbra e nel tuo cuore: è la tua vita.