Don Luigi Bosio
Fine Menù
Omelia del 19.07.1987

 

  • Versione Pdf
  • Stampa
Celebrazione Eucaristica della XVI Domenica del Tempo Ordinario (19.7.1987)

«E' lo Spirito Santo che ci aiuta nella nostra debolezza, ed è Egli stesso che intercede con insistenza per noi con gemiti ineffabili». Chi ha scritto queste parole? L'apostolo Paolo. Chi gliele ha suggerite? Suggerite è una parola che sa troppo di umano. Dirò: chi le ha ispirate all'Apostolo? O, ancor più chiaro: chi le ha rivelate all'Apostolo, queste parole? E' lo Spirito Santo. E' Lui che le pronuncia nel cuore dell'Apostolo, con il mio cuore sacerdotale, con la pietà della Chiesa. E voi le accogliete, queste parole, questi gemiti ineffabili, con tutta la tenerezza e la vostra pietà filiale.

«E' lo Spirito Santo che ci aiuta nella nostra debolezza». Il testo latino dice infirmitas. E infirmitas è non solo una debolezza fisica. Potremmo avere anche bisogno di salute, di un po' di salute e lo Spirito Santo ci aiuta anche in questo, senza dubbio. Ma infirmitas, debolezza - come è tradotto - qui vuol dire la nostra fragilità umana... La nostra fragilità umana e tutte le fatiche che incontriamo nel cammino della nostra vocazione alla santità.

«Spiritus adiuvat». Non soltanto «iuvat». Il testo dice «adiuvat, ad-iuvat», il che vuol dire che ci aiuta oltre tutte le forze umane. «Adiuvat». Sant'Agostino aggiungerebbe: «Spiritus iuvat, lex iubet». La legge comanda, lo Spirito giova. Il testo latino è chiaro: «Spiritus iuvat, lex - la lettera, l'ordine - iubet», comanda. Così poi l'Apostolo prosegue: «Ipse Spiritus postulat pro nobis gemitibus inenarrabilibus». E' lo stesso Spirito che intercede con insistenza. «Postulat», postulare vuol dire chiedere con insistenza. Non dice il testo: «Spiritus petit», oppure «orat» o, meno ancora, «imperat». Il testo dice «postulat»: vuol dire che lo Spirito Santo chiede a modo suo, con la sua divina insistenza e certezza di essere esaudito. In che modo? «Gemitibus inenarrabilibus». Confido che lo Spirito Santo ve le incida profondamente nel cuore queste parole: «gemitibus inenarrabilibus», i gemiti ineffabili dello Spirito, quei gemiti di cui l'Apostolo l'altra domenica diceva che sono i dolori e le doglie di una mistica maternità di ciascuno di noi, cioè della Chiesa.

Ma io volevo, desideravo aggiungere anche, sia pur brevemente, un testo di commento ai Salmi di Sant'Agostino. Quando lui tocca questo versetto - o il versetto tocca lui! - il testo dice: «Adorate scabellum pedum eius, quoniam sanctus est». «Adorate scabellum pedum eius», lo sgabello dei suoi piedi, perché Egli è Santo. Sant'Agostino dice: «Anceps fui, fluctuans fui». Mi sono sentito come smarrito, incerto... «Anceps». «Adorate scabellum pedum eius». Adorare uno sgabello?! Come è possibile? Mi sono sentito così smarrito... «Et fluctuans. Converti me ad Christum», mi sono convertito a Cristo Signore. Difatti è Lui che devo cercare qui! Sicché lo sgabello è proprio Lui. E allora devo gettarmi proprio ai piedi, in ginocchio, vicino a questo sgabello, perché su questo sgabello si sono posati i piedi di Colui che è il Santo.

«Adorate scabellum pedum eius, quoniam sanctus est!». Lo sgabello è Lui. O lo sgabello è la Vergine Santissima. In che modo? Non ha assunto la carne umana? Non è terra, il Verbo Incarnato? Incarnato: carne, terra umana. Lo sgabello è Lui. E non ha assunto, nel mistero dell'Incarnazione, questa terra, da quella terra benedetta e vergine, che è Maria? Giù, dunque! «Adorate scabellum pedum eius, quoniam sanctus est». Aggiunge Sant'Agostino (il discorso e il commento l'avrà continuato per oltre un'ora, lui! Io ne ho rapito appena un tratto, di questo commento al Salmo 98): «Sacramentum commendari vobis». Guardate che vi ho affidato un sacramento! Quello sgabello è un sacramento! Perciò non solo non è peccato adorarlo, ma è peccato se non lo adorate!

Ancora una volta, come sempre, è il mistero che cerca e trova il sacramento, il mistero che scende e si restringe o si dilata - per così dire - nell'infinita piccolezza della Creazione; oppure il sacramento che si perde, che si immerge, che si inabissa nell'infinita bellezza della Verità e dell' Amore Divino.