Don Luigi Bosio
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Omelia del 23.07.1989

 

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Celebrazione Eucaristica della XVI domenica del Tempo Ordinario (23.7.1989)

«Ecco, sto alla porta e busso. Se tu mi apri, entrerò da te e cenerò con te e tu cenerai con me». «Fateor gustatum cordis mei». Vi confesso che questa Antifona alla Comunione Eucaristica è secondo il mio gusto. «Fateor gustatum cordis mei». Il sapore del cuore, il sentire quello che sente Lui, quello che sente la Madre piissima, la Chiesa.

«Sto alla porta e busso. Aprimi! Se tu mi apri, entro e cenerò con te e tu cenerai con me. Sto alla porta e busso». Dentro si risponde o si domanda: «Chi è?». Sono io. Sono io! Sono io la Porta. Non: sono io alla porta. Sono io la Porta. Lasciami entrare. Quando sarò entrato, sarò non nella tua dimora, ma sarò io la tua dimora. Io dimorerò in te e tu dimorerai in me. Preparami la mensa. La mensa sono io, il cibo sono io, l'Agnello per la Cena sono io, Agnello ucciso e vivo. Vivo perchè ucciso. Vivo perchè ucciso. «Beati gli invitati alla Cena dell'Agnello». Alla Comunione la Liturgia, nell'invito, dice: «Beati gli invitati alla Cena del Signore». Giovanni, nel testo dell'Apocalisse, dice: «Beati gli invitati alla Cena dell'Agnello».

A mensa con noi c'è l'apostolo Paolo. Sì, c'è l'apostolo Paolo, al quale cediamo la parola. «Ecco, fratelli, sono lieto di sopportare le mie sofferenze, perchè le sopporto per voi. Completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo, per il suo Corpo, che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, per la missione affidatami da Dio presso di voi, per realizzare la sua Parola, nel mistero tacito, nascosto da secoli e da generazioni e ora manifestato da Dio ai suoi santi, in mezzo ai pagani: le gloriose ricchezze del Cristo in voi, speranza della gloria. E' Lui che vi annunciamo, ammonendo e istruendo ogni uomo, con ogni sapienza, perchè ciascuno diventi perfetto davanti a Cristo. Sono lieto di sopportare le mie sofferenze per voi».

Ascoltiamo ancora l'Apostolo, perchè ogni parola gocciola... gocciola miele, gocciola sangue, ogni parola: «Completo in me, nella mia carne, ciò che manca ai patimenti di Cristo, per il suo Corpo, che è la Chiesa». Completo, «adimpleo quae desunt». Manca forse qualcosa ai meriti della Passione del Signore, con tutto quello che ha sofferto? Sì, ha lasciato qualche cosa per me e per voi, così da completare questo mistero della Passione del Signore. Perchè? Per il suo Corpo che è la Chiesa, per il bene di tutta la Chiesa. «Di essa, della Chiesa, sono diventato ministro, secondo la promessa fattami da Dio, per realizzare la sua Parola (in latino: Verbum), per rendere reale, vera, visibile la sua Parola: il Verbo. Il Verbo! Realizzare la sua Parola nel mistero nascosto, tacito, segreto da secoli e da generazioni, ora manifestato ai suoi santi».

Adesso vorrei muovermi di qui, prendere qui all'altare una freccia a punta di fuoco, o una folgore, venire vicino a voi e imprimere, incidere a caratteri di sangue e di fuoco queste parole dell'Apostolo, augurio felicissimo, mistero manifestato ai santi. E se venite con me, andiamo in tutti i Tabernacoli Eucaristici del mondo e incideremo su quella porticina d'oro: «Mysterium manifestatum sanctis». Mistero tacito, segreto, silenzioso, manifestato ai santi. In mezzo ai pagani le gloriose ricchezze di questo mistero: il Cristo in voi, speranza della gloria.

E' Lui che annunciamo. E' Lui che annunciamo! Ammonendo e insegnando a tutti con ogni sapienza, per preparare tutti ad essere perfetti in Cristo.

«Ecco, sto alla porta e busso. Aprimi... Aprimi!». «Che cosa vuoi da me? Domandami». «Ti do me stesso! Non domandarmi questo o quello». «Si amas - è Lui, è Lui! - si amas, eme Illum». Si amas, se tu lo ami, compera Lui, acquista Lui. Ama! Eme! Amalo! Comperalo! Acquistalo! A quale prezzo? Di tutto l'universo? «Tanti valet et amplius!». Vale molto di più. Vale molto di più!