Don Luigi Bosio
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Omelia del 26.07.1987

 

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Celebrazione Eucaristica della XVII Domenica del Tempo Ordinario (26.7.1987)

Questo monte supera le cime dei monti più alti di tutto il mondo. «Mons iste super vertices montium». Questo monte, lo vedete? Questo monte (l'altare) o questo monte (l'ambone), o il monte del vostro cuore, o la montagna di bellezza della Divina Liturgia. Che monti! «Oh altitudo! Oh profunditas!». Oh altezza! Oh profondità! Questa dottrina liturgica, la tradizione patristica, ci offre delle delizie sempre nuove, quando dice: «Qui habent capacitatem pietatis, suscipiunt multitudinem pacis et transmittunt inundationem collis». Chi ha la capacità della pietà, riceve una moltitudine di pace e trasmette l'inondazione a tutti i colli. Che bella dottrina! Una dottrina? Una rivelazione. Non è dottrina, è rivelazione quando troviamo, con queste splendide parole, un'affermazione così solenne nella Liturgia di questa celebrazione domenicale: la capacità della pietà, la moltitudine della pace. Così, pieni e traboccanti, trasmettete l'inondazione a tutti i colli! La montagna è Lui, le colline siamo noi. Ripieni di Lui, inondate della sua grazia tutta la terra e date gioia al cielo!

Il Regno dei cieli è simile a un tesoro: la Divinissima Eucaristia. Trovato questo tesoro, per possederlo uno va e vende tutto quello che ha. Quando il Signore dice: «Vendit universa», vende tutto quello che ha, io traduco: ma ti vende anche l'universo, pur di possedere questo solo, questo unico tesoro! Quando di questo tesoro, oggi, non dottrina, non legge, ma rivelazione e mistero e sacramento è detto che è superiore a mille pezzi d'oro e d'argento, «super milia auri et argenti», più che possedere mille pezzi d'oro e d'argento. Quando è detto ancora, nel Salmo (cui avete dato una così bella risposta: "La tua legge, Signore, è tutta la mia gioia"): «Declaratio sermonum tuorum intellectum dat parvulis», la dichiarazione (non è una traduzione esatta...), la chiarezza dei tuoi precetti, o Signore, dà luce piena ai tuoi pargoli, ai semplici.

Mettiamoci, dunque, su questa via e in questa legge e in questo ricercare, in un affanno santo, quella perla preziosissima: la Via.

E' Agostino che dice: «Nihil citius, nihil certius, nihil verius, nihil grandius hac Via». Non c'è nulla di più vicino a noi, a portata di cuore (non dico a portata di mano, sarebbe troppo comodo, ma a portata di cuore, citius) di questa Via, di questo tesoro. «Certius»: quale certezza e sicurezza nel possesso e nel godimento di questo tesoro! «Nihil verius», niente di più vero. «Nihil grandius», niente di più grande. La tua legge, la tua dottrina, la tua rivelazione, il tesoro della tua Liturgia, il tesoro di questa Divinissima Eucaristia!

Aprite gli occhi. Siete nel momento della Comunione Eucaristica. Ascoltate le sei beatitudini. Dico la sesta che le contiene tutte, quelle che precedono e quelle che seguono: «Beati i puri di cuore, perché vedono Dio!». Siamo con gli occhi a fuoco! Vedono Dio! Siamo con il cuore nel fuoco, la verità assoluta che non si dimostra, non si può dimostrare, ma felicissimamente si vive.