Don Luigi Bosio
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Omelia del 28.07.1985

 

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Celebrazione Eucaristica della XVII Domenica del Tempo Ordinario (28.7.1985)

Questa diletta e santa assemblea è un cuor solo e una sola anima. Forse è più chiaro se dico: ha un cuor solo, una sola anima. E' un cuor solo: è, non ha. E' un cuor solo! Se dico in modo ancora più vero nell'intelligenza della fede: siamo un solo corpo, in modo mistico, pieno di mistero (mistico: pieno di mistero), siamo un corpo solo, unico, di Cristo Signore. Questa eletta e santa assemblea è un cuor solo, un'anima sola, un corpo solo: Cristo Gesù. E' l'Antifona di inizio. Il Profeta salmista dice: «Deus inhabitare nos facit unanimes in domo». Il Signore ci fa abitare unanimes, una-anima, nella sua casa. Ma non dice: ci fa abitare. Il testo dice inhabitare, che vuol dire che siamo così compenetrati l'uno nell'altro, assunti l'uno nell'altro nel compiere e celebrare il mistero del Corpo Mistico. Per questo il Salmo dice inhabitare e non abitare soltanto.

C'è il modello e l'intercessione di Paolo l'apostolo per ottenerci, farci capire e vivere questo mistero. Ascoltiamolo. La Lettera agli Efesini: «Fratelli, vi esorto io, il prigioniero del Signore, captivus Christi, il prigioniero del Signore, perché vi comportiate in maniera degna della vostra vocazione, con ogni umiltà, mansuetudine, pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Dio, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera in tutti ed è presente in tutti».

Che parete! Che parete! Su quella cima ci si sta in uno solo. E' acutissima! Uno solo, cioè Lui solo. Non l'Apostolo: tutto il Corpo Mistico di Gesù. Ma la parete è veramente verticale e ci porta a questo vertice altissimo.

Si dice che nell'amore bisogna essere due per diventare uno. Uno che ama, che fosse lui solo, non è veramente uno, se ama. Qui due sono veramente uno. E qui non siamo solo due che ci amiamo: mille, tutta la Chiesa, tutto l'universo, per essere uno, per proclamare che siamo veramente uno. Ciascuno di noi, poi, questo 'uno' è come un corpo d'armata. Ciascuno di noi è forte come un corpo d'armata: può vincere tutto il mondo! E' già stato vinto il mondo. Basta applicare, offrire il dono di questa vittoria strepitosa: «Ego vici mundum». Ho già vinto il mondo! Strepitosa vittoria! E quanto più questo corpo d'armata - anche uno solo - è unito a Lui in una vita di perfezione e di innocenza, tanto più è responsabile davanti a tutto il mondo. Sarà l'innocenza che salverà il mondo. L'innocente deve pagare per tutti. Deve offrire il contrappeso a tanto male... a tanto male... L'innocenza pesa molto di più. Devo offrire il contrappeso. Quale frutto di grazia e di benedizione questa adorabile Liturgia!

Abbiamo tanti doveri da compiere. Se vi dico: nememno uno ne abbiamo! Abbiamo un potere, un potere fortissimo: il potere di amare. Il poter amare, che non conosce più leggi e più doveri.

Ascoltiamo la parola dell'Apostolo e concludiamo. Quanta chiarezza e bellezza! «Vi esorto io (è una delle lettere che scrive in prigione, con tanto di catene alle mani e ai piedi...). Vi esorto io, il prigioniero del Signore, di camminare in modo degno della vostra vocazione, con umiltà, mansuetudine, pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l'unità dello spirito nel vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati: quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera in tutti, nella tenerissima pietà del suo Figlio ed è presente in tutti, con la piissima tenerezza del suo Santo Spirito».