Don Luigi Bosio
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Omelia del 02.08.1987

 

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Celebrazione Eucaristica della XVIII Domenica del Tempo Ordinario (2.8.1987)

Dal Libro del profeta Isaia. «Così dice il Signore: "Voi che siete assetati, venite all'acqua e venga anche chi non ha denaro. Comprate e mangiate, senza denaro e senza spesa, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane? Perché spendete il vostro patrimonio per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l'orecchio e venite, ascoltate e voi vivrete. E io stabilirò per voi un'alleanza eterna, i favori assicurati a Davide"».

«Sitientes», voi che avete sete. Quale sete? «Sitientes Deum», voi che avete sete di Dio, di bere Lui, di dissetarvi di Lui, venite all'acqua, come la cerva rincorsa dai cacciatori che cerca la fonte dell'acqua e un rifugio di salvezza.

O quell'altra sete patita da Lui... patita da Lui: «Sitio». Ho sete. «Sitit sitiri Deus». Dio ha sete che abbiamo sete di Lui.

O questa sete: «Accipite et bibite. Hic est enim calix sanguinis mei». Prendete! Bevete! Questo è il calice del mio sangue.

Voi tutti che avete sete, venite! E venite pure senza denaro... senza denaro, e mangiate e gustate, senza spesa, vino e latte. Sono due cibi che presi insieme non vanno d'accordo, ma nel sacramento e nel mistero della grazia, vino e latte, tutto è divino!

Perché spendete denaro per ciò che non è pane? Perché perdete un patrimonio per ciò che non sazia? Venite, ascoltate e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. E stabilisco con voi un'alleanza eterna, gli stessi favori assicurati a Davide.

Qui non c'è che da lasciar straripare l'amore divino, sconfinare come veramente è sconfinato da se stesso. Come poteva sconfinare da se stesso, dall'infinito? Ha cercato un modo di sconfinare e di trovare dimora nelle sue creature. Beato sconfinamento! Dio che sconfina e cerca una dimora e una sorgente, quasi per dissetarsi nel nostro cuore. Così Lui rimane come travolto dalle sue creature. Sono parole un po' ardite: 'sconfina' e 'travolto' dalle sue creature.

Venite! E senza spesa, gustate vino e latte. Permettiamo ad Agostino di intervenire anche oggi. In una spiegazione dei Salmi, egli dice: «In nostra disertitudine vos deserti eritis». «In nostra disertitudine». Ho cercato le voci e la traduzione non l'ho trovata. C'è disertus, diserta, sì, ma disertitudo non c'è. Disertus vuol dire eloquente, facondo, chiarissimo nell'esporre la dottrina. Agostino vuol dire che se io vi dico parole quanto mai eloquenti e faconde, se non interviene Lui, «deserti eritis», rimanete come un deserto, aridi come un deserto, se non è Lui che parla a voi e dona a voi Lui stesso, il Verbo Eterno. Mette in contrasto, Agostino, disertitudo e desertum. E' abilissimo in questo gioco di parole. Disertus, disertitudine, in tutta la nostra eloquenza, «disertitudo, deserti eritis». Se non è Lui, rimanete aridi come un deserto.

Vino e latte. Quale vino? E quale latte? Forse il vino della Divina Pietà. Forse il latte della Divina Maternità di questa Divinissima Eucaristia.