Don Luigi Bosio
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Omelia del 03.08.1986

 

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Celebrazione Eucaristica della XVIII Domenica del Tempo Ordinario (3.8.1986)

Santifica, o Signore, questa offerta e degnati di accettarla. «Suscipe me in oblationem». Accettami, accoglimi (è meglio: accettami è un po' duro), accoglimi come tua oblazione, così che questa Celebrazione Eucaristica faccia di me, come della tua Parola e del Pane Eucaristico, un'offerta gradita che ti sarà riconoscente, in lode e adorazione, per tutta la beata eternità. «Munus aeternum», così canta la preghiera dell'Offerta, la sentiremo tra poco.

E' un mistero di vita, di vita divina; quella vita così stupenda e così ineffabile di cui ha detto l'Apostolo: «Vita vestra abscondita est», la vostra vita è nascosta. Cosa vuol dire nascosta? Umanamente è inconcepibile. E capisco e vedo il mistero della mia vita nascosta in Cristo, con quella di Cristo, così come la vita di Cristo è nascosta nella vita del Padre. Che bellezza! Nascosto così, è al sicuro.

Ora posso aprire gli occhi. Li ho tenuti chiusi per poter vedere. Diceva il beato Francesco a frate Egidio: «Se vuoi vedere, diventa cieco». Adesso posso vedere e apro il testo dell'Enciclica sullo Spirito Santo con tutta venerazione, perché è un testo assai bello che mi viene offerto dalla pietà della Chiesa, mia Madre, nostra Madre. Dice... e sta vedendo e sentendo la Chiesa (cioè noi, la Chiesa) quello che la rattrista, perché rattrista lo Spirito Santo, quando l'Apostolo dice: «Non rattristate lo Spirito! Non contristate lo Spirito! Non spegnete lo Spirito!». Cos'è che spegne lo Spirito? Una parola difficile... Rispondo, e risponde l'Enciclica: il peccato. Cos'è il peccato? «Mendacium!». Una bugia! La più grossa bugia che si può dire e fare. «Mendacium», il peccato. Può rinnegare e tradire la nostra ragione, la nostra intelligenza e soprattutto ferire la nostra vita.

Dice ancora l'Enciclica: «Peccatum, vehementissima eiectio veritatis», cacciare via violentemente, veementissimamente la verità, rinnegare la verità. «Vehementissima eiectio veritatis». «Antiveritas, antiverbum», sono tutte parole dell'Enciclica. Il peccato: antiveritas, la controverità; antiverbum, il controverbo.

Poi l'Enciclica accenna a quello che può essere, ed è, la ragione: che cosa può spiegare il male? Il materialismo, che preme, che minaccia di opprimerci. Cos'é questo materialismo? «Acceptio mortis», accettare la morte, tutto come morte! Un destino, lo spettro della morte e del nulla. Avete sentito il testo sacro, l'esasperazione di quell'anima? «Vanità delle vanità». Tutto è niente, tutto finisce in niente e nel nulla. Ahimè!

Muoviamo le ali o lasciamoci portare dalle ali possenti dello Spirito. Difatti, sorvolando quasi appena su queste tristezze - dice il Papa - c'è il ritmo della Redenzione, il ritmo della Creazione, questo ritmo che ci è fatto sentire e vivere dalla presenza dello Spirito Santo. Bella questa parola! Difficile da scrivere in latino o in greco. Ritmo: è una parola che dice, che esprime, onomatopeica. Ritmo: ordine, armonia. C'è un ritmo musicale, un ritmo architettonico, un ritmo poetico, un ritmo delle stagioni. Il ritmo delle stelle e della nostra vita. E un ritmo di adorazione. Ritmo, una euritmia. Specialmente la Liturgia è una divina euritmia, un'armonia perfetta, la buona armonia, un'armonia perfetta.

Udire e vivere questo ritmo. La fonte, quasi l'intonazione, la prima nota del ritmo, sapete donde sgorga? Dovremmo metterci in ginocchio e leggere queste parole dell'Enciclica: «Fons est Pater in missionibus Filii et Spiritus Sancti». La prima nota, la fonte è il Padre, trabocca in un fiume e si perde in un vastissimo mare: il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo.

Ha ragione l'Apostolo, quando dice: «La vostra vita è nascosta». Dobbiamo molto nasconderci per percepire, sentire e cantare questo ritmo. E vedere «oculis apertis ad deificum lumen», con gli occhi aperti a un divino lume. Due occhi dello Spirito: uno di luce e uno di fuoco. L'umiltà della fede e la purezza di cuore.