Don Luigi Bosio
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Omelia del 16.08.1987

 

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Celebrazione Eucaristica della XX Domenica del Tempo Ordinario (16.8.1987)

«Guarda, o Dio, e guarda fisso nel volto del tuo Cristo».

Che bella preghiera! Rimanessimo qui, in silenzio, in preghiera e in adorazione! La preghiera è rivolta al Padre. Padre, guarda! «Aspice!». Non basta respice: aspice è di più. Guarda, non solo, ma guarda fisso nel volto del tuo Cristo. E' stata la contemplazione, l'estasi di ieri. Il volto del tuo Cristo. O il volto della Madre tua e nostra, Gesù. O il volto della tua Chiesa. Guarda, o Padre, il volto bellissimo della tua Chiesa, della tua famiglia, specialmente in questo atto e momento di tenerissima predilezione per voi. Posso anche dire: guarda, Signore, nel mio volto - lo dico per tutti - come nel volto del tuo Cristo. E' Lui che riflette sul mio volto il suo splendore, il suo sole, la sua santità, la sua bellezza. E se dicessi, in modo semplice, chiarissimo: guardami, Signore: sono il figlio tuo! Lo dico per ciascuno: guardando me, guardi tuo Figlio. Lo devi guardare bene, perché è infinitamente bello: la tua Chiesa.

Il profeta Isaia ci porta sulla montagna più bella di tutto il mondo. «Voi che prestate fede alla mia alleanza - è stato il testo che abbiamo udito del profeta Isaia - condurrò voi sul mio monte santo e vi riempirò di letizia nella casa della mia preghiera». Cosa posso desiderare di più? Il monte santo. Quale? Dove, se non Lui, questo monte santo altissimo che tocca, che ferisce, che trapassa i cieli? Questo monte santo è sempre la tua Chiesa. Non vedere questo monte? Inciampare in un monte? Si può inciampare in un sassolino, ma inciampare in un monte perché non si vede? La tua Chiesa, questo altissimo monte. Come non vederlo e salirlo, quando Tu stesso sei questo monte?

«E vi riempirò di letizia nella casa della mia preghiera». Questa è la dimora della sua preghiera. Lui è la dimora, Lui è la preghiera. E' sempre Lui.

Guarda, o Padre, nel volto del tuo Cristo. Guardalo fisso: la Chiesa, la mia piissima Madre, la Chiesa.

Oggi tutti abbiamo da suggerire qualche cosa alla Chiesa, perché è invecchiata.... E' invecchiata. Bisogna fare qualche cosa per la Chiesa. Non si tratta di fare per la Chiesa, ma di essere Chiesa. Se io sono la Chiesa, non c'è nulla da aggiungere: è perfettissima. E' santissima. Non lei, ma Lui, perché è Lui la Chiesa.

Non è un'organizzazione. Permettetemi: certi termini umani sono buoni, ma... Non è un'organizzazione, sebbene debba avere pure una struttura, per le creature che hanno bisogno anche di una struttura esterna, di un ordine, di sagge leggi. Ma non è un'organizzazione. Piuttosto, diciamo, è un organismo. Un organismo, il mio organismo, il nostro organismo: perfettissimo! Qui c'è tutto l'universo, tutto! La vita e l'innocenza di un bambino vale e supera tutto il valore dell'universo.

Piuttosto dirò, con la tradizione dei Padri della Chiesa, che la Chiesa - che poi è Lui - "est organum Trinitatis", l'organo della Trinità. Si vede che alla Trinità Santa, pure Beatissima, piace suonare un bell'organo, pieno, grande. Questo organo è Lui. E' Lui, Organum Trinitatis! Lui. Ed è Lui, nella sua Chiesa, Organum Trinitatis. Chiesa Beata!

Non sapeva come trattenere la sua vita. La Chiesa, «Corpus Christi et plenitudo eius». Ha riversato questa pienezza nella sua Chiesa, che è la pienezza della sua vita e la rivelazione della sua bellezza.