Don Luigi Bosio
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Omelia del 20.08.1989

 

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Celebrazione Eucaristica della XX Domenica del Tempo Ordinario (20.8.1989)

«Nunc conformes, tunc consortes». E' la Preghiera Eucaristica. Ora trasformaci, o Signore, o Padre, nell'immagine del Figlio tuo, conformes alla bellezza del Figlio tuo. E' il momento più sublime, è il momento della Comunione Eucaristica, quando la nostra vita si identifica con la vita stessa di Gesù. 

«Tunc consortes», dopo la fatica, dopo gli affanni, dopo l'imitazione fedele e umile, consortes, eredi, partecipi della tua gloria. Il momento sublime della Comunione Eucaristica. Quanto sono vicino a Te, o Signore! Ma sono ancora tanto lontano! Ed è bene che sia così. Perché quanto più sono lontano, nella mia fragilità, e tanto più sono vicino a Te. Tu sei la forma, cioè la bellezza. E l'altra forma di bellezza che ci offri è quella della Madre tua, che Agostino chiama la Forma Dei, la Forma Dei. Maria, lo stampo di Dio, il conio di Dio. Volete nascere e crescere come è nato e cresciuto il Verbo? Entrate in questa dimora, prendete questa impronta, questa forma e questo conio.

«Tunc consortes», eredi con Te, con il Figlio, con lo Spirito Santo. Se dico: in Te, Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Quando l'apostolo Giovanni, nella sua Lettera scriveva: «Vi confido queste cose, ut gaudium vestrum plenum sit, perché la vostra gioia sia piena», ecco la forma, il cammino da sostenere. Ascoltiamo l'Apostolo, nella Lettera agli Ebrei. «Circondati da un gran numero di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e di peccato, che ci intralcia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, con lo sguardo fisso su di Lui, autore e perfezionatore della fede. Egli, in cambio della gioia che gli è stata posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia. Si è assiso alla destra del Trono di Dio. Pensate attentamente a Colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate, perdendovi d'animo. Non avete resistito fino al sangue, nella vostra lotta contro il peccato». Dice l'Apostolo: «Muoviamo i passi, scendiamo nello stadio». Scendiamo nello stadio, con il cuore e con la fede. Che cosa fa l'atleta, quando entra nello stadio? La corsa, l'agone, l'agonia, la lotta. Depone tutto quello che è di peso, per essere più agile. Depone tutto ciò che è di peso. E c'è un peso solo: tutto ciò che è di peso è il peccato. C'è solo questo peso che ci intralcia, ci intralcia. E corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, lo sguardo fisso su Gesù, autore e perfezionatore della nostra fede. Egli, in cambio del gaudio che gli è stato posto innanzi, si è sottoposto alla croce, disprezzando l'ignominia.  E si è assiso alla destra del trono di Dio.

«Sustinuit crucem, confusione contempta». La croce... Che scandalo! Che follia! E' la potenza di Dio, la sapienza di Dio. E mentre pendeva da quel trono di disonore, di ignominia - dice l'Apostolo - era assiso alla destra del trono di Dio: quel trono che non ha mai abbandonato nella sua natura divina, né poteva abbandonarlo.

«Pensate attentamente a Colui che ha sopportato contro di sé un così gran numero e quantità di ostilità - da parte di chi? Dei peccatori, da parte nostra - perché non vi stanchiate perdendovi d'animo. D'altra parte - l'Apostolo dice - non avete resistito fino al sangue». Avete versato il sangue finora, voi per Lui? Non avete ancora resistito fino al sangue. Forse delle mamme hanno già versato delle gocce di sangue, perché ogni vera maternità, fisica e mistica, si compie solo nel sangue.

Quando l'Apostolo diceva: «Tenete gli occhi fissi a Lui, a Lui!», forse aveva negli occhi e nel cuore le parole del Profeta, del Salmo, con cui inizia oggi la Celebrazione Eucaristica: «Respice in faciem Christi tui». Davide, nel peso della sofferenza che lo circonda, dice al Signore: «Guarda nel volto del tuo cristo, del tuo unto», lui, Davide, l'unto del Signore. Quello che oggi la Liturgia dice a Lui, al Padre: «Guarda nel volto del tuo Cristo, quanto è bello!». E allora prorompe il Profeta (ructuat, dice il Salmo, prorompe, trabocca) e dice: «Meglio un giorno solo nei tuoi atrii, nel tuo Tempio che mille altrove!». Meglio un giorno solo con Te che mille giorni lontano da Te.

Questa è la sublime dignità della nostra vocazione, della serietà della nostra vocazione alla santità. Santità... santi... Ma chi sono questi santi? Sono coloro che hanno passato e trascorrono la vita in un perenne sposalizio di amore con il loro Signore.