Don Luigi Bosio
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Omelia del 25.08.1985

 

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Celebrazione Eucaristica della XXI Domenica del Tempo Ordinario (25.8.1985)

«Statio orbis». Questa Celebrazione Eucaristica è la stazione dell'orbe, stazione del mondo, la stazione dell'universo, la stazione su cui si appoggia e fa capo anche il cielo. «Statio orbis». Queste parole, molto belle, sono state pronunciate a gran voce nella Celebrazione del Congresso Eucaristico internazionale in Africa. «Statio orbis». L'Eucaristia è la stazione dell'orbe, il punto d'appoggio. Datemi un punto d'appoggio... L'abbiamo. «Statio orbis». Solleva tutta la terra al cielo, come ha potuto far scendere tutto il cielo sulla terra. Statio è un termine di sapore militare. Stazione vuol dire punto di sosta, una postazione militare per riprendere vigore e continuare la battaglia dell'amore e della santità. Un termine usato molto nella Liturgia antica. «Statio ad Sanctum Petrum», stazione a San Pietro. Ora sapete che cosa voleva dire e vuol dire anche questa «statio orbis». Qui ci sta tutta la terra: ferma! E tutto il cielo. «Statio orbis».

Le mie parole vanno ascoltate e intese come spirito e vita. Dovete mangiarmi! Mangiare la mia carne, bere il mio sangue. Parole dure, ha detto qualcuno. E se n'è andato. Le mie parole sono Spirito e Vita. Cioè sono spirituali e vive, sono piene di Spirito! C'è il mio Spirito, il mio infinito Amore, in queste parole. Perciò sono vivissime, creatrici, donatrici, sacramentali, traboccanti di grazia e di santità.

Anche un altro palpito della Liturgia fa onore a questa Santissima Eucaristia, come sempre. E' un versetto del Salmo. Dobbiamo risalire, risalire secoli e secoli prima del Signore, prima che Lui istituisse la sua Eucaristia. Il versetto dice: «Tu, o Signore, sazi la terra con l'opera delle tue mani e trai il pane dalla terra e ci offri il vino "quod laetificat cor hominis", che rallegra il cuore dell'uomo». Sono da prendere in senso spirituale, perciò soprannaturale, divino, queste parole del Salmo. Ma sono anche una preghiera e una conferma dell'azione della Provvidenza in mezzo a noi. Sei Tu che sazi la terra con l'opera delle tue mani. Sei Tu che cavi, «ut educas panem», che cavi il pane dalla terra e offri il vino che rallegra il cuore degli uomini. Pane e vino. Carne e sangue.

Ma volevo oggi con voi fare anche un elogio, quasi una brevissima lezione - permettete - ecologica, un senso di rispetto alla natura, alla creazione. Questa natura, questa creazione, che da sola basterebbe a mantenerci tutti in vita. E ci offre tante cose belle, se non fosse sottoposta a violenze e minacce, fino alla distruzione totale. Questa Madre Terra, Alma Mater, la gloria divina della terra, della natura. Sono versetti classici che conoscete dai vostri studi. Un autore greco dell'antichità dice: «La natura, la creazione, è l'arte delle arti». Quando si dice che un'opera d'arte è veramente bella? E' quando, se è un'opera d'arte, riproduce la natura. Riproduce la natura. «L'arte quasi a Dio nepote». La natura, figlia di Dio. L'arte, figlia della natura, è nipote di Dio. L'arte delle arti, purché sia rispettata la natura. E fa un elogio dell'agricoltura, della coltivazione dei campi.

Non ci hanno detto in questi giorni gli scienziati, con tante preoccupazioni, che il mondo è tutto musica? Tutto musica! Il canto delle sfere celesti si ritrova nel nucleo degli atomi. Che parole difficili dico oggi! Sono molto semplici. La grandezza, la maestosità, la magnificenza delle sfere celesti si ritrova nel nucleo, nel punto più nascosto e più segreto, più piccolo, più invisibile, per così dire, degli atomi. Non so - chiedetelo agli scienziati - se c'è più da ammirare questa maestosità, magnificenza delle sfere celesti o la piccolezza e l'umiltà dell'atomo.

Perciò la creazione è tutta preghiera, è tutta preghiera. Noi - è stato detto - siamo stati creati in uno stato di preghiera. La nostra vita è uno stato di preghiera. E con la nostra preghiera la creazione entra nell'Eucaristia. La natura entra nell'Eucaristia e diventa tutto Eucaristia.

Adesso andrò all'altare e dirò con voi, e voi con me: «Questo è il mio pane, questo è il mio vino». Aspettate un po' e direte con me: «Questo pane sono io, questo vino sono io». Un altro momento e direte: «Questo è il mio Corpo e questo è il mio Sangue».

«Mysterium summum beatissimae fidei meae». E' il mistero sommo della mia beatissima fede.