Don Luigi Bosio
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Omelia del 08.09.1985

 

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Celebrazione Eucaristica della XXIII Domenica del Tempo Ordinario - Natività della Beata Vergine Maria (8.9.1985)

Offro per me e per voi un profondo inchino di adorazione all'Ospite desideratissimo di questa Divina Eucaristia. Credo presente. Io credo che è qui presente. Veramente non so se è Lui ospite nostro o se siamo noi ospiti suoi. Ci ha introdotto qui, nella Celebrazione, l'apostolo Paolo. Raccolgo un palpito della Liturgia feriale, la Liturgia di questo Venerdì, quando l'apostolo Paolo dice di Lui, questo Ospite desideratissimo. Domando a Lui, prima di ascoltare l'apostolo Paolo, la sua risposta: «Chi sei? Donde vieni? Che età hai?». Mi farò coraggio e Gli domanderò: «Che professione fai?». Risponde l'Apostolo: «Egli è il Primogenito, il Principio. Ha il primato su tutte le cose e ogni cosa è sostenuta da Lui in terra e in cielo». La Sua identità è chiarissima, dunque: il Primogenito, il Principio senza principio, l'Ospite desideratissimo. La fede ce lo fa vedere. Siamo nella Celebrazione di un mistero.

Nel Vangelo, il Vangelo della Feria (rendo onore alla Feria di questo Venerdì) ci è detto che chi desidera gustare del vino buono, sceglie il vino vecchio, perché il vino vecchio «melius». Ricordo che l'anno scorso, nel nostro incontro durante la Novena ci siamo, per così dire, lasciati, salutati con questo sapore sulle labbra e nel cuore. «Vetus vinum melius». Il vino vecchio è più buono. Quale vino vecchio? E' il simbolo del mistero, il vino cui partecipiamo bevendo al calice che trabocca in questa Divina Eucaristia. E dopo un anno ha acquistato anche più sapore!  E' passato un anno, un anno di più. Ha ancora più sapore! «Vetus melius». Anche perché questo vino, il vino buono delle nozze di Cana, ha fatto esclamare: «Vinum bonum servasti usque ad hoc». Ci hai riservato del buon vino alla fine del nostro incontro, del nostro pranzo, della nostra cena nuziale. C'è dunque il tocco, il palpito grazioso, materno dell'intercessione di Maria, in questo vino, in questo sangue.

La Celebrazione è particolarmente dedicata ad onore della Madonna, durante la Novena in preparazione al suo Natale, domenica prossima, Natale mariano. Dice di Lei la Liturgia: «Maria, nitor humani generis», il nitore del genere umano. Maria, il candore del genere umano, la nitidezza del genere umano, la bellezza di tutta la creazione, la santità incarnata. La Vergine Beatissima: «Nitor generis humani». E la preghiera che segue dell'Inno, la lode alla Trinità Beata, perché ci ha dato in Maria un tesoro magnifico. «Tesorum magnificum», un tesoro magnifico dei suoi doni il Signore ci ha lasciato in Maria.

Poi nella stessa Liturgia di Domenica - ma anche  oggi - è detto di Lei: «Ex Te ortus est Sol iustitiae». Verità antiche! Da Te è spuntato il Sole della giustizia. Se dicessi anche così  (tolgo una parola): «Da te è spuntato il Sole!». E se dicessi anche (mi permettete?): «Da Te è spuntato il Silenzio». «Silentium caro factum est». Incarnando il Verbo in Te, è come se Tu avessi incarnato il Silenzio. «Ex Te ortum est Silentium». Da Te è nato, è spuntato il Silenzio, anche perché sole e silenzio sono due termini correlativi. Tanto sole! Tanta luce! Non fa rumore il sole. Non fa rumore il sole! Ci riempie di luce, di bellezza, ma non fa nessun rumore. E' silenziosissimo. Sole e silenzio. Silenzio e sole.

E quello che si è compiuto è il Natale eterno del Verbo, quando di Lui la Liturgia tenerissima del Natale dice: «Dum medium silentium tenerent omnia». Mentre c'era un profondo silenzio che tutto avvolgeva, il tuo Verbo è sceso dal trono regale. E il trono regale è il seno del Padre. E quando tutto era avvolto nell'adorabile silenzio, il tuo Verbo si è incarnato nella Vergine Maria. «Dum medium silentium tenerent omnia, silentium, id est Verbum, caro factum est in Maria».

Ho detto, molto sottovoce, in principio: domanderò a Lui, per conoscere bene la sua identità. «Che professione fai? Che professione fai? Qual è la tua professione?». Risponde (o dall'altare o dal tabernacolo): «La mia è una professione eucaristica. E' qui dove professo l'infinita effusione del mio amore». Professione eucaristica. Volete anche dire, invece di professione (che bello professione eucaristica!), profusione eucaristica? Profusione eucaristica: torrente di grazia, tesoro inestimabile che è la Divinissima Eucaristia. Da questa professione eucaristica e da questa profusione eucaristica noi siamo come avvolti in una dimensione eucaristica. Siamo l'Eucaristia. Siamo avvolti in una dimensione eucaristica. Qui c'è tutta la Chiesa. Voi siete qui, con tutta la Chiesa, in una dimensione eucaristica. Voi siete la Chiesa, qui raccolta e come rapita in un'estasi di pace e di gioia nella Celebrazione del mistero natalizio della Vergine Maria, Madre della Chiesa.