Don Luigi Bosio
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Omelia del 17.09.1989

 

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Celebrazione Eucaristica della XXIV Domenica del Tempo Ordinario (17.9.1989)

«I tuoi profeti siano trovati degni di fede». «I tuoi profeti siano trovati degni di fede». Chi sono questi profeti? E' un profeta che rivolge al Signore questa preghiera, oggi, all'inizio della Celebrazione Eucaristica. «I tuoi profeti siano trovati degni di fede». Se diciamo: "I tuoi sacerdoti siano trovati degni di fede", veramente siete tutti profeti e siete tutti sacerdoti, in Lui e per Lui. Ma la preghiera è rivolta soprattutto al Signore per la fedeltà dei sacerdoti al loro ministero. L'essere del sacerdote precede il suo fare. Abbiamo tante cose da fare! Abbiamo da fare soprattutto i sacerdoti! L'essere sacerdoti precede il fare dei sacerdoti. Ministero sacerdotale è la rivelazione di un mistero. Il nostro ministero dev'essere la rivelazione di un mistero: il mistero della sua vita. E ogni parola che pronunciamo deve essere preceduta dal suo silenzio.

«I tuoi profeti siano trovati degni di fede, o Signore». Che cosa annunciano, oggi, i tuoi profeti? Che abbiamo tutti tanta fame e tanta sete! E qui c'è sazietà ed ebbrezza per tutti, anche se c'è un solo Pane e un solo Calice, un solo Pane e un solo Calice. Divina Eucaristia! Basta a saziarci.

I sacerdoti sono soprattutto sacerdoti all'altare e sacerdoti nell'agonia del confessionale. Lì i tuoi profeti siano trovati degni di fede, come l'apostolo Paolo. Ascoltiamo ancora lui nella Lettera a Timoteo: «Carissimo, rendo grazie a Colui che mi ha dato la forza, Gesù Cristo Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia chiamandomi al ministero, io che per l'innanzi sono stato un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma il Signore mi ha usato misericordia, perché non sapevo quello che facevo ed ero lontano dalla fede. Ma la grazia del Signore ha sovrabbondato in me, insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù. E questa parola è sicura e degna di essere accolta da tutti: il Signore Gesù Cristo è venuto per salvare i peccatori, e tra questi il primo sono io. Ma il Signore ha voluto usarmi misericordia, perché si manifestasse così in me la sua pazienza, ad esempio di chiunque fosse chiamato alla fede e alla carità in Cristo Gesù. Al Re immortale e incorruttibile, a Dio invisibile, unico Dio, onore e gloria per tutti i secoli dei secoli. Amen».

Paolo - e noi con lui - il cantore della divina misericordia, il dispensatore della divina pietà, profeta fedelissimo, lui, la mostra permanente della divina misericordia, l'esposizione stupenda della divina pietà e della divina pazienza. Ascoltiamo ancora la sua parola: «Carissimi, rendo grazie - lo dico per me e per voi con il cuore dell'Apostolo - rendo grazie a Colui che mi ha dato la forza, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia, chiamandomi al ministero, io che per l'innanzi sono stato un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Per questo mi è stata usata misericordia, perché non sapevo quello che facevo, ed ero lontano dalla fede. Ma il Signore, con la sua grazia, ha sovrabbondato in me, insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù. E questa è parola sicura, degna di essere accolta da tutti: il Signore Gesù Cristo è venuto per salvare i peccatori, e tra questi il primo sono io. Per questo ho ottenuto misericordia, perché fossi di esempio a tutti coloro che sarebbero stati chiamati alla fede e alla salvezza, nella carità del Signore Gesù Cristo».

Come lui e con lui, l'Apostolo, oggi c'è anche la parabola del figlio prodigo. Sono due pagine lunghe... sempre brevi nella Sacra Scrittura. Ho proclamato soltanto la seconda parte, ma qui c'è anche il figlio prodigo. Come l'apostolo Paolo, sono piccolo piccolo come un pulcino... (l'Antifona della Comunione Eucaristica), all'ombra, all'ombra delle sue ali. O sono come il figlio prodigo, come un bambino tra le braccia della sua materna pietà. E' in questa stretta che l'Apostolo ha gridato (e noi con lui): «Regi saeculorum immortali, invisibili soli Deo, unico Deo, honor et gloria in saecula saeculorum. Amen». A Dio immortale, incorruttibile, a Dio invisibile, unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.