Don Luigi Bosio
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Omelia del 16.10.1983

 

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Celebrazione Eucaristica della XXIX Domenica del Tempo Ordinario (16.10.1983)

Questa Divina Liturgia è la conoscenza delle cose eterne, la scienza delle cose eterne, la sapienza e il gusto delle cose eterne. Ho tradotto la preghiera della Chiesa, nel momento eucaristico più bello della Celebrazione: «Ut erudiamur aeternis», affinché diventiamo eruditi nelle cose eterne. La scienza, la conoscenza, la sapienza e il gusto delle cose eterne. Divina Liturgia e Divinissima Eucaristia!

Anche un bambino, un fanciullo, nell'intuito di questa fede, nell'istinto della verità, sa riconoscere il Ministro di Dio, quando lo vede all'Altare, quando lo vede nel Sacramento della Confessione. Sa intuitivamente che chi celebra e chi amministra quel Sacramento è Gesù stesso. Forse il bambino, il fanciullo, riconosce meno il Ministro di Dio quando è un po' troppo lontano dall'Altare e quando è un po' troppo lontano dal Ministero della Confessione. In questo momento c'è a Roma la canonizzazione di padre Leopoldo. Proprio mentre noi stiamo celebrando qui la nostra Eucaristia, forse il Santo Padre sta tenendo il discorso di elogio, di beatificazione, di glorificazione di padre Leopoldo. E' presto detto: padre Leopoldo era piccolo così, di forme esterne anche - si direbbe - poco attraenti. Ha parlato pochissimo, ha predicato pochissimo e ha confessato moltissimo. Perciò gli rimaneva poco tempo per parlare e anche per predicare.

Ma oggi c'è un monte, una montagna che aspetta che saliamo anche noi sulla cima. C'è Mosè, il quale dice: «Starò sul vertice della montagna con il bastone di Dio fra le mie mani». La traduzione italiana è "bastone" (sarà servito per salire sulla montagna), ma in latino è «cum virga Dei», quella verga con la quale Mosè, con il potere di Dio aveva compiuto tanti miracoli. Che succede? Una guerra terribile si sta combattendo lì, a valle, gli Israeliti contro gli Amaleciti. Mosè sta sul monte, con le mani sollevate al cielo. Forse chissà che non le tenesse così, in croce. E mentre tiene le mani sollevate, Israele vince; se gli cadono è una disfatta... Per tutto il giorno... lunghe ore. Vengono in soccorso due a sostenergli le braccia. E la vittoria è strepitosa per gli Israeliti.

Mosè è qui: al momento della Consacrazione Mosè siete voi e sono io. Voi mi aiuterete a tenerle sollevate, le mani. Al momento della Consacrazione molte volte dico a Lui, molto sommessamente: «Se potessi stare qui tutta la vita! E, non so, per tutta l'eternità!».

La forza della preghiera è la contemplazione. Si può sfidare la forza, ma chi può resistere alla preghiera? Chi può sfidare l'innocenza di un bambino? Chi? Vince il bambino. Vince.

«La virtù è la forza di Dio». Queste parole molto belle le ho trovate in un libro recente, ma faccio anche la mia aggiunta. Ho detto: «Chi può sfidare l'innocenza?». Si può sfidare la forza, ma l'innocenza no. Si può sfidare la parola, ma non si può sfidare il silenzio. Non si può sfidare il silenzio. A chi vi contraddice - volete vincere? - non rimanete muti: rimanete silenziosi. Rimanete silenziosi. La vostra vittoria sarà strepitosa, un vero trionfo.

L'esempio di Mosè viene confermato dalle parole del Signore. Avete sentito nel Vangelo? Dice Gesù: «Non faciet Deus vindictam electorum suorum clamantium ad se die ac nocte». Dice il Signore (e si rivolge al Padre): «Non farà Dio giustizia?». Qui è tradotto così. Io traduco "vendetta" - perché no? - la vendetta di Dio. «Non farà Dio vendetta dei suoi eletti che gridano a Lui giorno e notte?». E conclude Gesù stesso: «Dico quia cito faciet». «Vi dico - quasi ve lo giuro - che questa vendetta la farà, e presto!».