Don Luigi Bosio
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Omelia del 20.09.1987

 

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Celebrazione Eucaristica della XXV Domenica del Tempo Ordinario (20.9.1987)

«Io sono il buon pastore e conosco le mie pecore». Quando me le dici queste bellissime parole, o Signore? Al momento più bello della tua intimità con me e mia con Te: alla Comunione Eucaristica. E' l'Antifona della Comunione. Egli inchina il suo orecchio e la sua bocca verso di me, per ascoltare quello che dico a Lui e per farmi sentire quello che Egli mi dice: «Io sono il buon pastore e conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me».

Quale cibo ci offre il buon pastore? Erbe fresche, prati deliziosi, acque tranquille... Infinitamente di più! "Vi do la mia carne, il mio sangue, la mia vita. Mangiami, se tu vuoi che io ti mangi".

Se anche Gesù, Maestro Divino, usa questo modo così bello, così affettuoso e dice di noi che siamo le sue pecore, anche il Salmo poteva dirmi: "Io sono come il pellicano nel deserto. Io sono come l'uccello notturno tra le rovine. Io sono come il passero solitario sopra il tetto". Tutto è sacramento, sacramentale e divino: il Divino Pellicano, il Divino Uccello Notturno e il Divino Passero che canta e sogna sopra il tetto. Vedremo quale tetto.

Devo rincorrere questo Pellicano, perché corre veloce. E cercare questo gufo, questo Uccello Notturno che si nasconde tra i crepacci di una roccia o tra le pareti cadenti di un edificio. Devo cercarlo ansiosamente, affannosamente. E anche il Passero Solitario, oggi in particolare, mi invita a salire sul tetto. Quale tetto? Ascendendo, volando «ad caelum», commenta sant'Agostino. Come vola questo Passero? Salendo al cielo e trovando posto là da dove è partito ed è sempre rimasto, anche scendendo sulla terra: alla destra del Padre o, con un passino più avanti, «in sinu Patris», nel seno del Padre. Quale volo! Quale ascensione!

Ecco, dunque: Tu sei il mio Divino Pellicano, nel mistero del tuo Natale. Solo! Solo sei nato così, da una Madre Vergine! Solo. In quale solitudine! E' uno dei misteri - dice sant'Ignazio martire - compiuto nel silenzio di Dio.

Devo cercarti tra le pareti e le macerie. Quali sono queste macerie? Forse quelle povere creature che ti hanno ucciso. Che cumulo di macerie! E non hanno più una casa. E' crollata. Eppure Lui cerca di rifugiarsi tra quelle macerie.

E sei il Passero, come dice anche l'altro Salmo: «Passer inveniti sibi domum et turtur (o hirundo, secondo i testi) nidum». Il passero s'è trovato una casa e la rondine un nido. Quale casa? La tua dimora, vicino al Padre o nel seno del Padre. E lì, «advocatus ad intercedendum pro nobis», è l'avvocato che interpella e intercede per noi.

E la colomba o la tortora o il passero s'è scelto un nido. Quale nido? Con un tocco degno di Agostino, dice: «Ecclesia Dei de lignis cruscis ipsius». Quale nido ti sei costruito? La tua Chiesa, costruita con i pezzi di legno della tua croce. Quale nido!

Grazie, o Divino Pellicano, per il mistero della tua Natività.

Grazie, Uccello Notturno Divino, per il mistero della tua Passione.

Grazie, o Passero Solitario, che hai voluto costruirti un nido nel cuore della tua Chiesa... nel cuore della tua Chiesa, su un albero, una cima altissima, ma così vicina - pur così lontana - così vicina a noi. Il nido nel cuore della tua Chiesa.

E in quel nido silenziosissimo, quale è lo splendore di questa Liturgia, è il nido della tua Divinissima Eucaristia.