Don Luigi Bosio
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Omelia del 24.09.1989

 

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Celebrazione Eucaristica della XXV Domenica del Tempo Ordinario (24.9.1989)

L'ordine perfetto di questa Celebrazione Eucaristica - ordine perfetto, opus Dei, opera di Dio - mette a confronto due cose belle. Quando due cose belle sono messe a confronto, quasi a un cortese conflitto, vale il principio della retta ragione. «Ubi maior, minor cessat». Dove c'è la maggiore che prevale, la minore deve cedere il passo. «Ubi pulchrior, pulchra cedit». Dove c'è la cosa più bella, quella bella cede. E ce n'è una più bella, quasi a confronto, dicevo quasi ad un pacifico conflitto.

Il conflitto è questo: preghiera e canto, parola e canto, canto e silenzio. La preghiera cede al canto. La parola - anche questa parola - cede al canto. E il canto cede al silenzio, perché di queste due cose belle, il canto e il silenzio, la maggiore è certamente il silenzio.

Così ci dice ed insegna oggi la Liturgia, nella preghiera dell'offerta, l'oblazione. Dice che questa Celebrazione è una confessione della pietà della fede. «Pietas fidei», una confessione della pietà della nostra fede, una confessione di fede, nella devozione della preghiera. Una confessione di pietà, nella bellezza e nella tenerezza del canto. E tutto questo «ut apprehendamus caelestia sacramenta», per poter arrivare ad attingere, a carpire i sacramenti celesti, i tesori del cielo. La Liturgia ci dà la chiave, il potere di aprire le porte del cielo. E' vero, è divinamente vero.

A rendere piissima e celestiale questa Liturgia, oggi prestano servizio di canto, in modo veramente esemplare, i cantori della Schola parrocchiale di Bosco Chiesanuova. Quale Santa Messa nella melodia purissima gregoriana! La Messa Pasquale e ingemmata dalla sequenza dello Spirito Santo. Il Signore sia largo di consolazione, ai cari cantori, di doni di pace, di vita, di salute e di gioia per loro e per tutti i loro cari. E per tutti noi.

Ricordo che oggi, nella Diocesi, si celebra la Giornata per il Seminario, cioè per le vocazioni sacerdotali e per i sacerdoti, «ut prophetae tui fideles inveniantur», perché i tuoi profeti, i tuoi sacerdoti siano trovati degni di fede.

Il testo per il canto, per il canto purissimo gregoriano, è il testo latino. Nel ricordo, anche scritto, che lasceremo ai cantori - anche a voi - il latino dice anche quello che non vuol dire, che non vuol dire. E' la lingua del mistero. E la melodia gregoriana dice anche quello che non è capace di esprimere, perché il mistero, il mistero che celebriamo, deve rimanere intatto. Lo Spirito Santo scruta e rivela ogni altezza e ogni profondità. A Lui dunque la parola, il canto e il silenzio di questa devotissima Celebrazione.