Don Luigi Bosio
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Omelia del 27.09.1987

 

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Celebrazione Eucaristica della XXVI Domenica del Tempo Ordinario (27.9.1987)

«Mio Dio, Tu sei la mia misericordia. Tu sei la misericordia». O, al modo di Francesco d'Assisi: «Humilitas-Deus!». Oh, Umiltà-Dio! Oh, Misericordia-Dio! Tu sei la mia misericordia. Tu sei la misericordia. E, nella tenerezza e nella pietà della Chiesa - la madre piissima, la Chiesa - diamo un ordine preciso a Lui e gli diciamo: "Fac nobiscum misericordiam tuam". E' la preghiera che abbiamo già cantato insieme. Fac! E' un ordine! Ti comandiamo di fare con noi, di agire con noi secondo la tua misericordia.

Quale misericordia? L'apostolo Giovanni dice: «Animam suam pro nobis posuit». Posuit, ha messo a nostra disposizione la sua anima, la sua vita. «Animam suam pro nobis posuit». Come se Egli dicesse (e lo dice, in questo momento): "Fate di me quello che volete". Quasi: "Approfittate della mia misericordia".

La preghiera invoca poi l'onnipotenza della misericordia. Onnipotenza... diciamo misericordia, senza aggiungervi onnipotenza. Onnipotente... non è più il tempo delle folgori, le folgori divine. Non è più il tempo dei miracoli, poiché è tutto un miracolo della sua misericordia. Non è più il tempo della spada sguainata. Non è più il tempo delle vendette di Dio, ma il tempo del suo umile silenzio: l'Eucaristia. Il tempo del suo umile silenzio, della sua comprensione verso di noi piena d'amore e della sua infinita misericordia.

Egli ci converte, una delicatezza estrema. Ci aggiusta, ci mette a posto, giorno per giorno. Ci aggiusta. E nella mia, nella nostra fragilità, quando gli do un dispiacere, è Lui il primo che viene e dice: "Figlio mio, non è un peccato che hai fatto: hai sbagliato". E' un modo di sbagliare che ci rende più comprensibili dell'amore l'uno per l'altro. Non saresti misericordioso se non trovassi di fronte a Te la mia miseria. Perciò sei carità infinita ed eterna. Non misericordioso dall'eternità, in un certo modo... Lo sei dopo che io ho gettato contro di Te la mia miseria. Perciò, se sei misericordioso lo devi a me, lo devi a noi.

C'è poi il canto commoventissimo dell'apostolo Paolo. Egli dice: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti che ha avuto Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non ha considerato un tesoro geloso - un furto, una rapina, dice il testo latino - essere uguale a Dio, al Padre. Egli spogliò se stesso, si vuotò di se stesso - exinanivit, si è annientato - si vuotò di se stesso, assumendo la condizione di servo e diventando in tutto simile agli uomini. E pur essendo di natura divina, umiliò se stesso, si fece ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce».

E' il momento di cadere in ginocchio e lasciarci coprire dal suo manto purpureo e dalla sua materna pietà.