Don Luigi Bosio
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Omelia del 04.10.1987

 

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Celebrazione Eucaristica della XXVII Domenica del Tempo Ordinario (4.10.1987)

«Canterò al mio diletto il mio cantico d'amore per la sua vigna». Il profeta Isaia. Canterò per la sua vigna il mio cantico d'amore. Quale vigna? Voi avete risposto: «La vigna del Signore è il suo popolo». La vigna del Signore è qui. Un grappolo, poi, scelto tra tutti è Lui, turgido e gonfio, pregnante, premente. Cogliete questo grappolo: è Lui. Premetelo un po' sul vostro cuore e riempirete il calice della Messa di sangue.

La vigna del Signore è il suo popolo.

La Liturgia è come la rivelazione sacramentale e come una Esposizione Eucaristica della creazione. Tutto quello che ci è stato dato con il dono della creazione, tutto è sacramento. Tutto è come una Esposizione Eucaristica. Ogni creatura dice: non sono io questa creatura sulla quale ti devi appoggiare. «Quaere super nos». Cerca al di sopra di noi. Cerca al di sopra di noi. Cerca il Creatore. Ho i testimoni che confermano quello che la Liturgia dice, tre testimoni degnissimi di fede: il Profeta, cantore di Salmi, l'autore è lo Spirito Santo, il cantore di questo Salmo. Ho sant'Agostino, il Dottore mistico della Sacra Scrittura. E ho Francesco d'Assisi come testimone oggi, Francesco d'Assisi, il quale cede volentieri il posto alla Liturgia Domenicale. Ma tutto l'Ordine Francescano oggi dà il primo posto a san Francesco.

Francesco d'Assisi: «Laudato sii, mi Signore». Altissimo, onnipotente, o Dio creatore di tutto questo meraviglioso universo. Benedite tutti il Signore, dategli lode, gloria, onore e benedizione. Il sole, le stelle, la luna, l'acqua, il vento, il fuoco, tutta la terra e l'innocenza di tutti i bambini.

L'altro testimone è il commentatore mistico della Sacra scrittura, quando si appoggia al versetto del Salmo, là dove è detto: «Gli uccelli del cielo costruiranno il loro nido sui monti e da quelle pietre faranno sentire la loro voce». Gli uccelli del cielo costruiscono il loro nido sui monti e dalla spaccatura di quei monti e dalle pietre delle rocce faranno sentire la loro voce. Sono qui come un uccello che offre la sua tremante voce da quella Pietra. «Avis de petra». Non una voce qualsiasi, anche attinta da fonti di sicura saggezza. E sant'Agostino cita qualche autore al quale pure deve qualche cosa anche per la sua conversione, come confessa nelle sue Confessioni. Ma questa voce deve venire da quella Pietra, da quel monte. Sono qui, petra de Petra, una pietra che parla in nome di quella Pietra. «Illa sonat, aliae resonant». Quella Pietra è Lui. Le pietre che risuonano e danno eco a questa Pietra siete voi, siamo noi. «Illa sonat, illae resonant».

Quale monte dunque e quali pietre? Vedo un sassolino piccolo che si stacca dalla montagna. Nessuno l'ha toccato: si è staccato da sè. E, rotolando dalla montagna, scendendo fino a valle, quel sassolino s'è dilatato immensamente, tanto da diventare una montagna e da coprire tutta la terra. Il sassolino è Lui e la montagna è Lui. Potessi allargare le braccia e aggrapparmi a quella montagna! O almeno, in ginocchio, il sassolino lo posso afferrare e lo posso stringere forte al mio cuore.

E dico a Lui, con voi, questa umilissima preghiera: "Sii benedetto e ringraziato, o Signore, perché nella tua sapienza hai voluto che tutto l'universo fosse espressione stupenda e chiarissima della tua santità e della tua bellezza".