Don Luigi Bosio
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Omelia del 06.10.1985

 

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Celebrazione Eucaristica della XXVII Domenica del Tempo Ordinario (06.10.1985)

«Nessuno può resistere alla tua volontà». L'Antifona di inizio di questa Celebrazione. «Non est qui possit resistere voluntati tuae». Nessuno può resistere a Te. E' un grido di fede e di vittoria della regina Ester. Avessimo davanti agli occhi e nel cuore il Libro sacro di Ester, avremmo - per così dire - delle visioni di cielo, davanti all'esempio di coraggio e di ardimento di questa eletta creatura, la regina Ester. «Nessuno può resistere a Te». E ci vengono anche indicati i mezzi, indicate le armi con le quali partire in questa guerra santa. C'è come un grido di battaglia oggi. Alla guerra! Alle armi! Già dalla nostra parte è il Signore e nessuno può resistere a Lui. Quali armi? E' meglio che le gettiamo ai suoi piedi. O è meglio che ci gettiamo noi in ginocchio ai suoi piedi. E le armi ci vengono indicate dall'Apostolo. Avete udito la Lettera agli Ebrei. Queste armi: il gusto della morte e la consumazione nella passione. Quali armi! Le armi di cui ha rivestito il suo Figlio, l'Unico, il Prediletto, l'Unigenito. Queste armi: gli ha dato il gusto della morte e la consumazione nella passione. Quali armi! Rivestici, o Signore, di queste armi, del gusto della tua morte. Quale sapore! Quale sapore! Cos'è stato per Lui morire, per colui che è la Vita infinita! Non so come abbia potuto morire. Il gusto della morte, «gustus mortis». Per grazia di Dio - dice l'Apostolo - per la misericordia del Padre. Qui, nel testo, gratia è ablativo: per grazia di Dio. Io traduco anche così: Colui che è la grazia di Dio (soggetto), Lui è la grazia di Dio, tutta la grazia di Dio effusa sopra di noi. E la consumazione nella passione.

Piego dunque il capo e mi getto in ginocchio davanti a Te, per servirti. Sono lietissimo di servirti, perché sono sicuro di vincere. «Servire Deo regnare est». Commenta, aggiunge, in un latino armonioso, San Bernardo: «Servire Deo onerari non est, sed honorari». Servire a Dio non è essere onerati, ma onorati. Non è essere aggravati di peso, ma alleggeriti di tutti i pesi e coperti del suo onore e della sua dignità. «Servire Deo non est onerari sed honorari». La tua Legge, i tuoi comandi, la tua onnipotenza. La tua Legge - come dire - non in concorrenza alla grazia, ma come concorso alla grazia. La tua Legge, se l'appoggio alla tua grazia, mi diventa amore. E i Salmi continuano a cantare che la tua legge è dolce, è più dolce del miele e del favo di miele. Ed è più preziosa dell'oro, di molto oro fino. Tu mi dai, o Signore, un'autorizzazione che mi fa molto temere e tremare: mi lasci libero, anche di allontanarmi da Te. Puoi togliermi questa autorizzazione? Non la voglio! Non lasciarmi troppo libero, non lasciarmi libero. Già io so che più Tu mi afferri e mi stringi, più sono libero. E quando sarò stretto a Te sarò infinitamente libero, infinitamente libero!

Oggi la Liturgia - come sempre del resto - ha un palpito tenerissimo nella pietà della Madre, la Chiesa. Se imparaste l'ultima preghiera, la preghiera Eucaristica di questa Celebrazione! «Signore, Tu ci dai un cibo che ci sazia e ci inebria». «Pascimur et inebriamur», siamo saziati e inebriati. Sono queste le armi e la forza per combattere. Il gusto della morte ce lo dai con il gusto del tuo pane e della tua carne. E l'ebbrezza Tu ce la dai con il calice e il sangue che trabocca da questo calice. Perché tutto questo? «Ut transeamus in Id quod sumimus», perché possiamo passare in Colui che riceviamo, essere come proiettati, buttati, con divina violenza, in Te. «Ut in Id quod sumimus transeamus». E' la Pasqua. E questa Celebrazione è la rivelazione di questa Pasqua.