Don Luigi Bosio
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Omelia del 13.10.1985

 

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Celebrazione Eucaristica della XXVIII Domenica del Tempo Ordinario (13.10.1985)

Una nota mesta all'inizio della Santa Messa: «Si iniquitates observaveris, Domine, Domine, quis sustinebit?». Quasi un singhiozzo, quasi un singulto. Se guarderai le nostre colpe, cosa sarà di noi? Chi potrà sostenere il peso di queste colpe? Chi sussisterà davanti a Te? Un peccato, una colpa - e non faccio tante distinzioni tra colpa grave e colpa cosiddetta leggera - è sempre offesa a Lui, bellezza e santità infinita. Solo una colpa basta a distruggere, a distruggere il mondo intero, a distruggere l'Universo. Se Tu guardi le nostre colpe, chi potrà sostenerne il peso? Non lo sosterremo noi. Che cosa dire? E Tu ancor meno! E' uno schianto tremendo nel Tuo cuore, la colpa. Se non la possiamo sostenere noi, tanto meno la puoi sostenere Tu. Chi sussisterà?

Un versetto, nel gemito alla Comunione, un altro gemito del Salmista, il quale dice e canta: «I ricchi impoveriscono, "eguerunt", e patiscono la fame, e muoiono di fame, "et esurierunt". Ma a chi ti ama, o Signore, non mancherà mai niente». I ricchi... Poveri ricchi! I ricchi senza di Te, senza di Te! Se i ricchi dispongono bene delle loro ricchezze, a servizio tuo e dei tuoi poveri, sono nella piena benedizione della tua povertà, ricchissima povertà. Difficile passare per la cruna di un ago: difficile per un povero superbo e facile per un ricco umile. Se il ricco è umile, passa in velocità attraverso la cruna dell'ago e va dritto nel Regno dei Cieli.

La Parola del Signore è molto severa, ma mitissima, nel senso in cui la stiamo contemplando in questa Celebrazione Eucaristica. Una sola ricchezza, una sola povertà o miseria. «Unum summum bonum, unum summum malum». Un solo bene, che sei Tu! Un solo male, uno solo: la colpa, il peccato. Una sola infinita ricchezza nella beatitudine della tua povertà. Il testo, oggi, del Libro della Sapienza osa avvicinare a confronto la Sapienza con tutto l'oro del mondo. Cos'è tutto questo oro? «Exigua arena» (arena vuol dire sabbia). «Exigua arena»: un pizzico di sabbia, a paragone della tua Sapienza. E tutto l'argento del mondo: «lutum», un pugno di fango. Ma se l'oro e l'argento vengono usati per Te e per lo splendore della tua Liturgia, che benedizione per chi usa i tuoi doni per la tua gloria, per la tua bellezza, o Signore!

Il peccato: parola durissima, durissima. San Luigi Gonzaga solo nel sentire la parola 'peccato', sveniva. Fragilità? Fortezza! Fortezza d'animo e ricchezza di grazia e di santità. Parola durissima. Il peccato è tentare di aggiungere vuoto a vuoto. Come si può riempire un vuoto con un altro vuoto? Vuoto che cade nel vuoto. «Peccavi!» dice il figliol prodigo. «Ho peccato!». E' caduto nelle braccia del Padre. O il Padre è caduto nelle braccia del figlio. «Peccavi tradens sanguinem Iusti». Ho peccato, ho tradito il sangue del Giusto. «Infelix», infelice. Ha preso quel prezzo, il prezzo del sangue e l'ha buttato in un campo.

Dicevo prima: il peccato è come una disnintegrazione universale. Prendi la tua carità: se la metti sulla mano del povero in modo cattivo, quella carità fora la mano del povero, va a terra, fora la terra. Trapassa il firmamento e sconcerta, sconvolge tutto l'Universo. C'è modo - eccome! - di ricostruire tutto: c'è l'integrazione Eucaristica, c'è l'integrazione del Corpo Mistico del Signore. E tutto ritorna cosmo, ordine perfettissimo, il mondo irrigato, inondato dal suo sangue.

Come potrebbe dunque il mondo, se vuole - e perché non lo vorrebbe? - in questa integrazione Eucaristica e mistica (lo state compiendo e celebrando voi), come potrebbe essere più ricco, più bello e più felice?