Don Luigi Bosio
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Omelia del 25.10.1987

 

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Celebrazione Eucaristica della XXX Domenica del Tempo Ordinario (25.10.1987)

«Laetetur cor quaerentium Deum». Si rallegri il cuore di coloro che cercano il Signore. E' l'inizio della preghiera e della Celebrazione Eucaristica, all'Antifona di inizio. «Laetetur cor quaerentium Deum». Il cuore di coloro che cercano il Signore sia pieno di santa letizia. E' un augurio che è preghiera, ed è feconda per se stessa, perché è Divina Scrittura ed è celebrazione e rito liturgico.

Cercate il Signore! Dove Ti cerco? Dove Ti posso trovare? «Quaerite Dominum, quaerite Vultum eius». Cercate il Signore, cercate il suo Volto. Dove Ti posso trovare? Dove Ti posso vedere? "Cercate il mio Volto", quel Volto nel quale si fissa l'estasi degli Angeli. Certo, devo muovere non tanto i passi dei miei piedi, «non pedibus, sed corde». Arrivo a Te non tanto con i passi dei miei piedi (anche se questi passi benedetti mi hanno portato qui, vicino all'altare del Signore), «sed corde», è il mio cuore che cammina, che corre veloce per cercare e trovare Te. E per poterti veramente trovare e possedere - o per lasciarmi trovare e possedere da Te - mi hai messo nelle mani un lume, una luce e hai fatto sprizzare, per così dire, una scintilla nel mio cuore. Vengo a Te nel lume e nel fuoco della fede.

La fede... E' lo spazio vitale della ragione. La fede è lo spazio vitale della ragione. Non ci perde nulla la mia ragione, la mia mente, la mia intelligenza, tutta la scienza del mondo. Non ci perde nulla, se a un certo momento comprendo che la mia ragione e la mia intelligenza e tutta la scienza del mondo mi deve mettere in ginocchio. Ed è allora che la ragione è nel suo pieno esercizio. La fede è lo spazio vitale della ragione. Perché la mia ragione viva, deve scaturire e appoggiarsi alla fede.

La fede... Il mistero della fede. Ecco: è, per così dire, un luogo meraviglioso dove (mi permettete?) «où tout se tient», «où tout se tient», in questo luogo sacro, divino, dove tutto si tiene e tiene. La fede, dove tutto è semplice, dove mi si rivela la vera esistenza, la pienezza della mia vita, l'essenza della mia vita, l'essenziale della mia vita: mi si rivela Colui che è l'Essere, «où tout se tient», con infinita bellezza e semplicità. Questa è la mia fede.

«Quaerite Dominum!». Cercate il Signore! Il Salmo dice: «Quo ibo? Quo fugiam?». Dove andrò? Dove fuggirò per trovarti? Oltre i mari e gli oceani? O scalare le montagne più alte o scendere negli abissi più profondi? Nei Monasteri Certosini c'è questa scritta: «Fuge. Tace. Quiesce». Fuge: fuggi. Tace: taci, fa silenzio. Quiesce: riposati. Lì trovi Lui. E ti senti in quella che è stata chiamata - abbiamo detto anche poco fa - l'immobilità e l'immutabilità dell'Essere. Senti che non sei più tu che vivi, ma vive Lui in te ed è Lui la tua vita. L'immobilità dell'Essere.

Non so se aggiungere quasi una goccia di amarezza... Ma no, no. Perché, se mi guardo attorno, ci si dice che dobbiamo tenere i piedi a terra, dobbiamo tenere... Sì, li teniamo e saldi i piedi a terra. Oggi la vita, se non siamo vigilanti e sorretti dalla fede, è come un... giornale, un povero giornale... Siamo come assaliti da fiumi e mari di parole, quasi un calpestio di terribili parole, quasi un tramestio... Ci urtiamo l'uno con l'altro. No, non voglio che rimanga questa goccia di amarezza sulle labbra e nel cuore. Allora san Giovanni della Croce mi dice: «Cerca il Signore! Quanto più tu lo cerchi, tanto più ti cerca Lui». Ma le parole di san Giovanni della Croce, il Dottore della vita mistica, dicono: «Quanto più l'amata, la sposa - siete voi e siamo noi - cerca l'Amato, lo Sposo, quanto più l'amata cerca l'Amato, molto di più l'Amato, lo Sposo cerca lei».