Don Luigi Bosio
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Omelia del 27.10.1985

 

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Celebrazione Eucaristica della XXX Domenica del Tempo Ordinario (27.10.1985)

«Letizia santa a voi che cercate il Signore». E' il benvenuto della pietà materna della Chiesa, all'inizio di questa Celebrazione. «Laetetur cor quaerentium Dominum», nel testo della Santa Messa. Gioisca il cuore di coloro che Ti cercano. Ho detto: santa letizia a voi che cercate il Signore. Non l'avreste cercato, se non fosse già in voi. E più lo cercate, più è presente, perché è Lui che cerca se stesso. L'Infinito non può desiderare di accogliere se non l'Infinito. Perciò ho detto: santa letizia a voi che cercate il Signore, santa letizia a voi che avete trovato il Signore. San Bernardo, commentando il testo, dice: «Santa letizia per voi, cor quaerentium Dominum; cor quaerentium, vel melius cor habentium». Beati voi, gioisca il vostro cuore, voi che avete il Signore. Non quaerentes, sed habentes, avete il Signore.

E' lo stile, per così dire - come è possibile esprimerci - l'atmosfera della Liturgia, lo stato, la natura stessa della Liturgia. La letizia, la gioia, la luce, la santità è uno stato di vita, lo stato della sua vita, perché è Lui che vive nella Liturgia. Sono qui per Lui, sono all'altare per Lui. Lo stato della sua vita, perciò tutta luce e tutta grazia e tutta letizia. Il profeta Geremia lo conferma. La prima Lectio, la prima istruzione divina dal Libro del profeta Geremia: «Exultate cum laetitia». Non solo dice: «Siate lieti», ma «Exultate cum laetitia», quasi uscite da voi per l'abbondanza e la sovrabbondanza della letizia che portate nel cuore. Exultate,  quasi esuli da voi, fuori da voi per la gioia che trabocca in voi. «Hymnite, personate, canite!», il testo latino. Gridate, fate risuonare, echeggiare in tutto il mondo. Avete sentito e avete ripetuto il versetto di responsorio: «Grandi cose ha fatto - e sta facendo - per noi il Signore!». Che grandi cose! Non temete nulla, perché se avrete da condurre la vostra vita in un mare in tempesta, non temete: vi insegno io la via diritta, il sentiero diritto, sicuro. Non temete!

«Liberatemi - dice il Signore - perché sono come un prigioniero». Cercate e troverete. Siete la generazione beata di coloro che cercano il Signore. «Haec est generatio quaerentium Dominum», la stirpe felicissima di coloro che cercano, che hanno trovato il Signore. Dice il Signore: «Liberatemi e vi farò liberi. Liberatemi!». Lui è soprattutto libero quando gli diamo fede e occupiamo la nostra vita della sua contemplazione. 

Un Patriarca, un Padre del Deserto, Isacco di Siria, chiama la contemplazione "una felice prigionia", il Signore che diventa nostro prigioniero nella contemplazione. O meglio: sono io che divento felicissimo prigioniero suo, felice prigioniero. La fede, la contemplazione. Sentiremo il palpito della sua presenza.

E' stato scritto che tutta la creazione è come governata (mi piace poco la parola 'governata') da una vasta maternità. Piuttosto, 'palpita' di una santa maternità, tutta la creazione! Specialmente la Santa Chiesa, la Santa Madre Chiesa. Santa maternità. «Mi amate? Chi  mi ama è mio fratello, è mia sorella, è mia madre... Mia madre.». 

Signore, ti cerco, «cor quaerens», il mio cuore è un cuore che cerca, che cerca ardentemente. Mi rispondi Tu? (E' qui presente! E' qui presente!). C'è la Preghiera Eucaristica che è un poema di bellezza: «Perficiant in nobis, Domine, tua sacramenta quod continent». Cioè: i tuoi sacramenti - stiamo celebrando - compiano in noi, fino alla perfezione, il frutto che essi contengono, «quod continent». Se dicessi così: ci rivelino, i tuoi sacramenti, non «quod continent» ma «Quem continent»! Non "quello che contengono", ma "Colui che contengono"! Perché è Lui qui presente, vivissimo, bellissimo, adorabile nel mistero della sua Divinissima Eucaristia.