Don Luigi Bosio
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Omelia del 03.11.1985

 

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Celebrazione Eucaristica della XXXI Domenica del Tempo Ordinario

Giobbe il profeta, il paziente. Il paziente Giobbe scrive, nel suo Libro sacro, il Libro di Giobbe, d'aver visto il Signore camminare intorno e sopra i cardini del Cielo. Credo alla sua parola, perché non è parola sua: è parola dello Spirito Santo. Mi affatico a vedere i cardini del Cielo, non so su quali cardini possa posare il Cielo. Mi affatico a vedere il Signore camminare sopra questi cardini del Cielo. Però la fede mi aiuta a passare dalle cose visibili alle invisibili e mi aiuta a passare dalle cose invisibili alle visibili. Molto più bello e molto più sicuro passare dalle cose invisibili alle cose visibili.

Questi due cardini, sui quali misticamente posa il Cielo, possono essere una profondità inaccessibile, un abisso; oppure - l'altro cardine - una vastità immensa. Due cardini che sostengono il Cielo: l'Eternità, questa profonda Eternità e questa vastità immensa che è l'Infinito. Dunque i cardini ci sono e il Signore può camminare tranquillo e sicuro sopra questi cardini. Ma, voglio vedere più vicino, più vicino. Però non so che cosa ci sia, ci possa essere di più vicino dell'Eterno e dell'Infinito. Che c'è di più vicino dell'Eternità e dell'Infinito? Eppure i due cardini li ho qui, vicinissimi. Apro il testo sacro della Messa e nel momento più intimo dell'Eucaristia trovo questi due cardini: il Salmista che canta «Tu mi indichi, o Signore, le vie della vita, gioia piena alla tua presenza». Che cardine! Che sostegno! Può essere la via che parte dall'Eternità e si perde nell'Eternità. «Tu mi indichi le vie della vita». Il testo dice: «Gioia piena alla tua presenza». L'altro testo dice: «Adimplebis me laetitia cum vultu tuo». Mi colmerai di letizia nella bellezza del Tuo volto. L'altro cardine sono le due Antifone della Comunione Eucaristica di questa Celebrazione, il Signore che dice: «Se mi mangiate, vivrete per me, vivrete per me. Non sarete più voi che vivete: sono io che vivo in voi, sono io la vostra vita». Che cardine!

Ci sta bene questo Cielo, questo Paradiso della Liturgia su questi due cardini. Il Signore, presente nell'Eucaristia, passeggia come nell'Eden nel Paradiso terrestre o si riposa; non in questi due cardini, ma in questo unico cardine che è la Santissima Eucaristia, che sostiene non solo i cardini della Terra, ma gli stessi cardini del Cielo.

Dammi vita e dammi luce, Signore! Quella luce con la quale io posso vedere con occhio limpido anche dentro le tenebre. Veder luce nelle tenebre. Dammi luce che traluce anche nelle tenebre! Dammi vita! Dammi vita! La tua vita. Bisogna molto amare la vita, per amare ancora di più la morte. Che parola ho detto! La morte: che parola! Se io amerò molto la vita, la Tua vita, amerò ancora di più la morte: quella morte che sarà la morte della mia morte. Dalla vita terrena alla vita eterna, la pienezza di vita, così da sentire, ogni giorno, ogni notte, ogni momento, che la mia vita trabocca come in una sublime maternità.

Rivolgo per voi e per me una preghiera all'Unigenito del Padre, questa preghiera: «Signore, che io sia paterno come lo sei Tu e materno come la tua Chiesa».