Don Luigi Bosio
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Omelia del 10.11.1985

 

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Celebrazione Eucaristica della XXXII Domenica del Tempo Ordinario (10.11.1985)

Ecco come si apre la porta d'oro del Tempio: «Intret oratio mea in conspectu tuo». E' il canto d'inizio di questa Celebrazione Eucaristica. Ecco, non tanto anche questo: come si apre la porta d'oro del Tempio liturgico; soprattutto come si aprono le braccia della Madre piissima, la Chiesa. Salga la mia preghiera alla tua presenza. «Intret oratio mea in conspectu tuo». Salga. Il testo latino dice: entri. Da quale porta deve entrare la mia preghiera, o Signore? Entri la mia preghiera e salga fino alla tua presenza. Forse nella città celeste, Gerusalemme di lassù. Ha dodici porte, dice l'Apocalisse. Una porta, la più bella di tutte, la porta «speciosa», è volta ad oriente. E' la porta che riceve il primo bacio del sole, il mattino, e rimane inondata di luce per tutta la giornata. Questa porta è Lui. «Questa porta (lo dico per Lui) sono Io: Io sono la Porta». Ci sono le tracce del cammino o del volo d'aquila che ha compiuto, e venendo, e ritornando. Nessuno può salire al Cielo, se non Colui che è disceso dal Cielo e nell'Ascensione ha tracciato questo cammino, questo volo, queste orme da percorrere. Così la mia preghiera entra, sale e si inchina umilissima, con Lui e come Lui, davanti al Padre.

Difatti oggi l'Apostolo, nella sua bellissima Lettera, un tratto della Lettera agli Ebrei, dice di Gesù che è «exemplar verorum», l'esemplare, il tipo delle cose vere. «Exemplar verorum»: che bella definizione! Potremmo scolpirla su ogni tabernacolo eucaristico. Qui c'è tutta la Verità, l'Assoluto della Verità, in questa dimora, in questo silenzio eucaristico. L'Assoluto della Verità, nella pienezza dei tempi, «ad destitutionem peccati». Che bello! Il Signore ha destituito il peccato. Che cosa vuol dire destituire? Destituire uno? Togliergli i suoi gradi, il suo ufficio, perché non meritava tanto. Che gradi, che ufficio, che dignità, che importanza, che potere può avere il peccato? Il Signore l'ha destituito. Il testo ebraico, in questo 'destituire' dice che l'ha 'snervato', ha tolto tutte le forze al peccato, l'ha destituito. «Ad esaurienda peccata». E dopo che l'ha destituito di tutto il suo millantato potere, l'ha distrutto, l'ha disfatto, «ad esaurienda peccata».

Forse potreste aspettare un discorso sulla preghiera, «sermo de oratione». E se invece è «sermo orans»? Un discorso che prega, un discorso preghiera. Non «sermo de oratione», ma «sermo orans». Chi entrasse e vedesse e sentisse tutta la pietà con cui questa santa assemblea celebra l'Eucaristia! Quando il Signore dice: «Vedano le vostre opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli», chi entra veda la vostra pietà (la vede!) e ascolti la vostra voce (l'ascolta!). «Una voce clamantes», una sola voce, un solo cuore, una sola carità. Prega! E la preghiera è maestra e madre. Ti insegna tutto. Prega! Non c'è altro maestro. La preghiera ti insegna tutto. Prega! E' maestra, è madre alla perfezione, la preghiera.

Ancora: «Tempus orandi», il tempo della preghiera. Come se dicessi: «tempus vivendi». Quando io ho il tempo di vivere? Tutta la mia vita è tempo di vivere, la mia vita bellissima! Tempo di pregare? Tempo di vivere! Perciò la preghiera è mio cibo, è mia comunione giorno e notte. Giorno e notte. Tutta la mia vita è preghiera. Non metto soltanto qualche momento nella preghiera, ma getto la mia vita nella preghiera. Non un po' di preghiera nella mia vita  (bello anche questo): getto, inabisso tutta la mia vita, giorno e notte, nella preghiera. Sono sempre in comunione, in comunione eucaristica con Lui.

Ripenso alle parole bellissime di Giovanni Battista. Chissà con quale tenerezza le ha pronunciate! «L'amico dello Sposo (dice di sé, si chiama amico dello Sposo) sta vicino allo Sposo ed è felicissimo soltanto per ascoltare la voce dello Sposo», solo star lì ad ascoltare la voce dello Sposo. Se dicessi così: non l'amico dello Sposo, ma la Sposa dello Sposo veglia giorno e notte «et gaudio gaudet». Cosa dico: «propter vocem Sponsi» o «propter silentium Sponsi»? Cosa vi piace di più? Sta lì, ed è felicissima di godere, di ascoltare non tanto la sua voce, ma soprattutto il suo silenzio. E' il castissimo amplesso che la Sposa sta celebrando con Lui, nel mistero di questa Divina Liturgia.