Don Luigi Bosio
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Omelia del 17.11.1985

 

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Celebrazione Eucaristica della XXXIII settimana del Tempo Ordinario (17.11.1985)

«Io ho pensieri di pace». E' l'accoglienza divina a questa Celebrazione. «Io ho pensieri di pace», dice il Signore. «Io sono la pace e ho un Figlio che è il Figlio della pace, il mio Unigenito; e tutti coloro che amano la pace, la beatitudine evangelica, saranno chiamati figli di Dio. E ho un vincolo di pace, che è il mio amore sostanziale: lo Spirito Santo, tutta pace». Il Padre è pace. Ha un Figlio Unigenito che è il Figlio della pace per eccellenza. E il vincolo della pace, che è lo Spirito Santo. Mi appoggio ai testi della Santa Messa: «Vi ricondurrò da tutti i luoghi dove siete in cattività, dove siete in schiavitù». E' un lamento del profeta Geremia, che piange sulle afflizioni del popolo ebreo, disperso un po' dappertutto. Dice il Signore: «Ricondurrò il mio popolo, lo libererò dal suo esilio, dalla sua cattività, dalla sua schiavitù. Lo riunirò tutto intorno a me». Alla lettera, quella schiavitù in cui giaceva così tribolato il popolo eletto. Ma c'è un'altra schiavitù: ci può essere una schiavitù morale, una schiavitù, in un certo senso, spirituale. Il Signore ci assicura che ci toglie tutte queste catene, tutte queste schiavitù e ci ricondurrà vicino a sé, da ogni luogo dove ci potessimo trovare dispersi, per quanto lontani fossimo stati da Lui.

Il Salmo oggi suggerisce questa parola piena  di speranza e di vita. E' un Salmo, il Salmo quindicesimo, che è chiamato il «carmen vitae», il poema della vita, il cantico della vita ed è un Salmo messianico, eminentemente messianico. Il Profeta dice (e mette le parole sulle labbra di Gesù sepolto): «Caro mea requiescet in spe». La mia carne riposerà e riposa nella speranza e non permetterai che il tuo santo conosca la corruzione del sepolcro. Se potessi visitare tutte le tombe dei vostri cari, dei miei cari e incidervi sopra queste parole divine: «Hic caro mea requiescit in spe». Qui la mia carne riposa nella speranza e Tu non permetterai, o Signore, che il tuo santo - il nostro corpo santo - conosca la corruzione. Non dice corpo: dice carne. La sua carne. Quante volte ci siamo nutriti di questa carne. La mia carne, la tua carne. Il tuo corpo riposa qui nella speranza. Non è possibile che veda la corruzione.

Un'altra parola dell'altro Profeta che oggi ci fa udire la sua voce, il profeta Daniele, quando, concludendo, il suo testo dice: «I dotti, i saggi, i sapienti, coloro che hanno il sapore della tua fede e del tuo amore risplenderanno nel firmamento come stelle, per l'eternità». Riprenderò dopo, prima di terminare, queste parole. Può essere - ed è - una lezione divina di grande speranza e fiducia. Ci troviamo di fronte al dolore, di fronte a sciagure che ci fanno chiedere: ma Signore, sei il Creatore, sei Padre... Seppellita una città in poche ore, in pochi istanti, dove ci sono tante creature innocenti, bambini... Com'è possibile? Il dolore è un male! E' un male! E l'autore del male, o perché lo vuole - intendete! - o perché lo permette (il male morale), da Te viene, che sei l'autore di ogni bene! Da Te viene, che sei il Bene! C'è una tenebra in Te... E' chiamata dai mistici contemplativi 'la tenebra di Dio'. E' quel lato della sua luce che noi non comprendiamo. La caligine di Dio, la tenebra di Dio: quel lato della Tua luce che noi non comprendiamo. E questa tenebra è chiamata 'la riserva di Dio'. Ha la sua riserva: nessuno può entrare là. Ha la sua riserva, la riserva di Dio, questa tenebra... Da questa tenebra scaturisce tutta quella luce che avvolgerà i tuoi eletti, i quali risplenderanno (ho letto prima nel testo di Daniele) come stelle nel firmamento. E il testo dice: «In perpetuas aeternitates». E vuol dire: i tuoi giusti risplenderanno nel firmamento come stelle, per l'eternità. Ma il Profeta dice «aeternitates», per le eternità. E il Profeta dice «in perpetuas aeternitates», che vuol dire: i tuoi giusti risplenderanno come stelle nelle eterne eternità, nelle eterne eternità.

Sì, sono queste le due ali possenti nelle quali spiegheremo liberissimo volo, dall'eternità all'infinito! Due ali possenti: dall'eternità all'infinito, nella sicurezza della tua pace, nella tenerezza e libertà del tuo amore. C'è qui - stiamo celebrando - una Divina Eucaristia, che è e ci offre il pegno, il prezzo e il tesoro di una garanzia assoluta.