Don Luigi Bosio
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Scritti

 



Salmo bellissimo! Uno tra i più belli di tutto il Salterio.

Nostalgia della patria nella tristezza dell'esilio.

Due Città:      Jerusalem, visio pacis: cui finis, aeterna pax (Aug.).

                          Babylonia, confusio: cui gaudium, pax temporalis.

                          Dal sommo amore al sincero distacco (profondo disprezzo)...

                          Dalla somma tenerezza alla più severa austerità.

Dalla somma perdita (della vita terrena), al sommo guadagno (della vita eterna).

CAUSA NOSTRAE PEREGRINATIONIS: PECCATUM.

Perché ci siamo allontanati da Te, o Signore?

Se siamo cittadini di Gerusalemme, non comportiamoci da cittadini di Babilonia: là, dove dobbiamo sentirci come degli schiavi...

Come si riconoscono gli amici di questa città del disordine?

"Nihil ultra operantes": nulla sanno fare, che li distingua, che superi questo disordine.

"Totum gaudium ibi figentes": tutta la loro felicità è caduta, è fissata lì!

"Ibi finientes": è finita lì!

"Adtendite flumina Babyloniae": State in guardia, a non cadere nei fiumi di Babilonia.

Quali sono questi fiumi di Babilonia?

Tutte le cose terrene, che passano, che scorrono come i fiumi.

Osservate dove finiscono: vi accorgerete di essere non sul fondamento di Gerusalemme, ma nel fiume di Babilonia.

Un fiume di molto strepito: ma non è che la violenza dell'acqua contro i sassi.

«Non lasciatevi suggestionare dalle formidabili fatuità, di cui è piena la nostra atmosfera» (Paolo VI, 27.10.1968).

Sui fiumi di Babilonia ci siamo seduti, desolati, ricordando Sion.

«O sancta Sion, ubi totum stat, et nihil fluit!»

O santa Sion, dove tutto è stabile, e niente scorre,

dove tutto è eterno, e niente passa, in una divina immutabilità.

«O sancta Sion, ubi totum stat, et nihil fluit!»

Chi ci ha precipitati nei fiumi di Babilonia?

"Ibi flevimus".

Piangi, sì, ma ricordando Sion.

«Ho trovato angoscia ed affanni, ed ho invocato il Nome del Signore»  (Sal. 114).

Ho incontrato e scoperto il dolore, e ne ho fatto un guadagno.

Questo guadagno: Ho invocato il Nome del Signore.

Ma la differenza è grande, tra il trovare il dolore ed aver trovato un tesoro: ed essere trovati dal dolore, impreparati a capire il dolore.

 

«Sede super flumen, ut fleas».

Siedi sopra il fiume, senza lasciarti trascinare dalle acque impetuose del fiume.

 

Piangi, sì, ma ricordando Sion.

O quella pace, che vedremo presso Dio!

O quella visione!

Oh! quale spettacolo!

Anche in Babilonia vi sono delle cose belle: vigilate!

Non lasciatevi affascinare ed ingannare.

"Aliud est solatium captivorum, aliud gaudium liberorum".

Altro è uno svago concesso agli schiavi, altro il gaudio di chi è libero.

"Quomodo cantabimus canticum Domini in terra aliena?"

Chi ci può ancora comprendere?

Ergo: suspendam organum meum.

Non per voi, non per voi.

Voi state toccando meravigliosamente le corde del vostro strumento:

"Vobis invicem cantate cantica Sion".

Il canto è perfetto: il coro, completo!

Ciascuno canta il suo amore all'altro, e, nel mistero della celebrazione liturgica, il canto risuona in tutta la Chiesa.

 

Ma sospirate all'eterna Gerusalemme.

"Quo praecedit spes vestra, sequatur vita vestra".

Dove vi ha preceduti la vostra speranza, là sia la vostra vita.

Dov'è il Capo, là sia attratto il Corpo.

 

"Hoc, ergo, concupiscite, fratres; hoc die noctuque cogitate".

Questo bramate: a questo pensate, giorno e notte.

 

Lungo i fiumi di Babilonia dimorando,

là insieme piangevamo al ricordarci di Sion.

Ai salici di quel paese

avevamo appese le nostre cetre,

quando ci invitarono i nostri deportatori

e i nostri spogliatori a liete voci:

"Cantateci alcuno dei cantici di Sion!"

Come cantare il cantico del Signore

in paese straniero?

Se io dimentico te, o Gerusalemme,

sia paralizzata la mia destra;

resti attaccata al palato la mia lingua,

se io non ti ricordo,

se non metto Gerusalemme

al disopra di ogni mia delizia.

 

"Transiet captivitas, veniet felicitas".

Passi questa schiavitù: venga la felicità!

"Morietur ibi necessitas: orietur ibi summa felicitas".

Morirà ogni necessità, si spegnerà ogni dolore:

quando spunterai nel Cielo - Tu -

Sole della mia somma felicità.

  

 

Don Luigi Bosio, In festo Sanctorum - 1 Novembre 1968. Ad Psalmum 136, «Jerusalem Nova», Settembre - Ottobre 1968, Anno XIX, N. 27 (188).

 


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