Don Luigi Bosio
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Erit in die illa lux magna ...

 

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Erit in die illa lux magna – A Natale brillerà una grande luce

Nonostante i rigori del freddo, anche Dicembre è un mese fiorito; scenderò dunque nel giardino a cogliere fiori. Ecco qui una Rosa tutta dischiusa ed un Giglio uscire dai candidissimi petali: una Fanciulla immacolata ed un Dio incarnato!

Non mi posso però accostare, perché il giardino è chiuso, e c'è un custode tanto geloso al cancello. Chi potrà aprirmi?

Il sacro Avvento, dal volto austero, e la santa Missione con le sue massime severe. Purificato dalla penitenza, stremato di forze e con gli occhi incavati dal pianto, guidato da Maria, al riparo del suo velo verginale posso finalmente entrare nella dimora del Verbo.

[…]

I cantori faranno onore alla Liturgia presentandoci i canti più belli del loro repertorio e della loro paziente preparazione. Vogliamo sentire la testimonianza cantata della loro fede, attraverso le purissime melodie gregoriane. Domandiamo queste esecuzioni, come atto di omaggio e di obbedienza alla Chiesa che tiene per ispirato il canto gregoriano e lo chiama "il suo canto". Insistiamo su questo punto, sapendo di essere sulla via maestra per arrivare a scoprire la presenza viva dello Spirito, nascosto nel canto sacro. Ma bisogna eseguirlo con gli occhi perduti nell'infinito e con somma delicatezza. Pensate insomma che cosa cantate, perché cantate e a Chi cantate. Questo lo diciamo non soltanto a voi, cari e bravi cantori, pazienti e buone cantatrici, ma a tutti i fedeli, poiché nessuno è escluso - come potrebbe esserlo? - dall'esprimere la propria fede e il proprio amore nella gioia del canto.

Quasi che il cantare fosse una diminuzione di dignità personale! Mentre l'ostinata mutolezza è indizio di cuore arido, di carattere fiacco e di fede smorta.

Non conoscete ancora che cosa voglia dire il canto di un'intera comunità, nel mirabile intreccio tra le intonazioni dei Cantori, le parti della Scuola e le risposte dei fedeli, che riempiono la chiesa e ne fanno vibrare le pareti dalla commozione.

Venite a prendere esperienza di quanto vi ho detto, alla S. Messa parrocchiale delle Domeniche d'Avvento; forse gusterete quello, che mai avete gustato in vita.

Verrà eseguita la Messa penitenziale (Missa XVIII) propria del Tempo, sempre preceduta dall'Aspersione. Vi sarà una parentesi gioiosa nella Domenica "Gaudete" quando la Madre teme che i figli si siano troppo affaticati sotto la sferza del digiuno. Verrà allora eseguita una Messa gregoriana d'intonazione festiva: la "Cunctipotens". Quando ascolterete il Kyrie, sembrerà che un fiume, premendo dietro l'altare, scendendone ai lati e attraversando gli archetti della balaustra, irrompendo nelle grandi arcate si precipiti nelle anime, per sommergerle in una divina dolcezza.

Fateci sentire, fortunati cantori delle divine lodi, anche il "Rorate", il "Regem venturum", le antifone "O" con il loro affettuosissimo "Veni" e un bel "Magnificat".

Ecce venit!

Quanto eri desiderato, o Gesù!

Ma come balzare nella piena luce, senza prima aver purificato le pupille nel pianto e indebolito le ginocchia nella preghiera?

C'è bene una Vigilia da osservare quasi sola in un anno rimasta in torto alla nostra fiacchezza spirituale, immeritevole di più.

Questa Notte vedrete la Sua gloria.

Notte Santa! Mistero abbagliante l'intelligenza, ma soave al cuore, consumazione dei disegni di Dio nel tempo, oggetto di ammirazione e di stupore agli angeli e ai senti nella eternità.

Abbiamo tanto sospirato prima di averTi! Ora vieni per entrare e dimorare in noi, se lo vogliamo.

Quest'Amico divino non si darà riposo, finché la sua vita non sia la nostra. Se già è così, questa notte udiremo sopra di noi una voce: "Miei cari e piccoli figli, voi siete il mio Gesù; siete voi l'oggetto della mia compiacenza e della mia gioia".

Come ci rivestiremo per andare incontro allo Sposo? Quali perle e quali gioielli orneranno la nostra anima in quest'incontro fortunato?

Avviciniamoci al Presepe. Non v'è qui la maestà d'un trono, ma la povertà di una mangiatoia; non entriamo in un palazzo ma in una stalla; non si parla ancora di lavori, di sudori, di croce e di sepolcro; nemmeno di gloria e di trionfo. Qui tutto spira dolcezza, silenzio e semplicità.

Mi sarà concesso di toccarTi, caro fratellino primogenito?

Quant'è beata la madre Tua! E non ho anch'io la stessa sorte, nel compimento della tua volontà?

Anch'io posso cullarTi sulle braccia della mia fede, nutrirTi con santi pensieri; avvolgerTi nei pannilini dei casti desideri; premerTi al petto con santa tenerezza; riscaldarTi al focolare intimo della mia anima.

Questa notte

non deve essere turbata dal più piccolo rumore estraneo.

Dopo la frugale cena vigiliare, comincerò il digiuno Eucaristico (ore 21) andrò a riposare un poco, se mi sarà possibile, oppure me ne starò con i miei cari vicino al grande ceppo, nell'attesa trepida, che si sciolga il concerto delle campane per correre a Betlemme.

È l'ora di mettersi in cammino, con l'orecchio sospeso al canto degli Angeli, annuncianti dal Cielo il grande mistero.

Eccomi in ginocchio davanti alla santa Capanna. Il Ciborio, fulgente d'oro, velario sacro che protegge l'altare, mi sussurra che lì sta per ripetersi il mistero dell'Incarnazione. Quando m'accosterò alla mangiatoia, alla Mensa Eucaristica, dirò a Maria che mi presti per qualche istante il divino Neonato.

Ora l'Incarnazione è, per così dire, completa: Hic Verbum caro factum est: Qui, nel mio cuore il Verbo si è fatto carne! "Affinché la carne diventasse Verbo", mormora una voce che sale dolcissima dal fondo della chiesa.

Chi è che annuncia una verità così strabiliante?

Laggiù sembra si sia sviluppato un incendio. Andiamo a vedere! Dalla culla di Gesù passiamo alla nostra culla, al luogo della nostra nascita, là dove Gesù ci ha presi nella sua rete.

Hai mai visto un Battistero tanto bello?

Osserva tutto attentamente, perché anche qui tutto è santo, essendo un'Opera di Dio, fiorita nel silenzio e nelle spine.

Vorresti dire qualche cosa? Sarebbe meglio star zitti e piangere dalla riconoscenza.

Se proprio vuoi, mettiamoci in ginocchio e preghiamo:

Gesù! Ch'io non veda più nulla all'infuori di Te. Ch'io veda con i Tuoi occhi e senta con il Tuo cuore. Fa ch'io mi svegli finalmente e non continui a trascinarmi assopito, in mezzo alle dovizie del tuo amore. Fammi sentire infinitamente superiore alle realtà meschine della terra. Dammi la nostalgia del Cielo, affinché il mondo, povero cadavere, non soffochi gli slanci generosi di questo momento e perché possa svincolarmi dal materialismo, che mi urta ed opprime da ogni parte.

Dimmi, o Gesù: quando rinnoverai il mondo?

C'è bisogno che Tu faccia presto!

Non permettere che vi sia più chi si arroga il diritto di sciogliere, con la violenza e con l'odio, i problemi maggiori dell'umanità.

Ripudiando ogni dovere.

Schernendo la Tua Croce!

La possibilità e la certezza d'un mondo nuovo c'è ed è nascosta qui, nel mistero di questa grande Vasca, che rigurgita del Tuo sangue: Devo rivivere nello spirito della mia grazia battesimale.

Creatura nuova in Cristo.

Rivestito di santità, protetta dalla rossa tunica della Tua Passione.

 

 

Don Luigi Bosio, Erit in die illa lux magna - A Natale brillerà una grande luce, «Cittadella Cristiana», Dicembre 1951, Anno II, N. 19.