Don Luigi Bosio
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Ritorno a Natale

 

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Ritorno a Natale

La folla dei pastori, entrando con l'impeto di una fiumana, ha minacciato di travolgermi, mentre aprivo le porte della chiesa. Trovo scritto in una lettera natalizia: Mi sono sentito trasportare quasi a volo, e mi sono trovato in mezzo alla chiesa, fortunatamente incolume.

Vi raccomando, per un altr'anno, di non prendere troppo alla lettera il "venerunt festinantes" del Vangelo.

Una parola di soddisfazione e di ringraziamento a tutti: per la devozione, per l'ordine alla Comunione, per il silenzio della Notte, rispettato scrupolosamente, quasi foste timorosi di destarvi da un sogno celeste.

 

E la sosta presso l'Altare della Madre divina?

L'avete vista reclinare il capo verso di voi?

Forse un po' austera? Un po' umana?

Ve lo concedo. È tanto difficile riprodurre la Tuttabella, la Purissima!

Poi si tratta di una scultura.

Ma io vi insegno il modo di veder sorridere quell'Immagine, ch'è un gioiello d'arte.

Accostatevi e pregate.

Mi lascerete qui ripetere la preghiera recitata nell'indicibile commozione della Notte Santa.

«Aprimi, o Maria, aprimi le labbra, trafiggimi il cuore, dividimi l'anima, affinché possa degnamente esprimere quanto Ti debbo di amore e di riconoscenza, specialmente in un momento così solenne».

 

Degnati d'accettare

questa Immagine, questo Altare e questa Cappella. Non oseremmo dire d'aver fatto una grande cosa, se restringessimo il dono semplicemente all'offerta di un'opera artistica. Tu sai, Tu senti che tutto qui Ti sussurra, Ti parla e Ti canta l'affetto dei Tuoi figli. Mentre quest'opera si compiva, ci sembrava di veder salire un'onda purpurea; quell'onda che ora gorgoglia, nascosta, dietro le pareti e sotto la mensa. Chiunque ha finissimo udito e occhi limpidi, capisce che cosa ho voluto dire: Qui c'è una nuova Opera di Dio: "Locus iste a Deo factus est". O se meglio vi piacerà: "Locus iste a Maria factus est".

Maria e Regina eri prima. Ancor più adesso, che l'amore dei figli Te ne offre testimonianza in questo Altare, dove rifulge serenamente mesto il Tuo volto e la grazia del Figlio Tuo, tra il riflesso degli ori e dei marmi, i ricami preziosi dei graffiti e dei lini, la festa degli angeli, e l'austerità dei bronzi, che celebrano le Tue virtù e le scene più soavi della Tua vita.

 

Ti prego di recare

di Tua mano il mio ringraziamento a quanti mi hanno sorretto nel cammino, che ci ha felicemente condotti in questa santa e desiderata dimora. Rendili capaci di sentire e di vedere quello che Tu fai vedere e sentire a me, nello zelo per la Casa del Signore.

Ma io voglio rinnovarti qui una particolare attestazione di amore, perché tutti sappiano come la mia vita è stata tutta circondata dalle Tue carezze.

 

Ti ringrazio

della mia vocazione sacerdotale, vocazione ch'io attribuisco a Te, Madre dell'unico vero Sacerdote. Umilmente Ti supplico, ancora una volta, di mantenermi fedele agli impegni di questa mia vocazione, affinché io non tradisca le anime nella loro attesa di santità; perché l'urto opprimente del materialismo non imbratti di fango la mia veste sacra, che mi distingue e separa dal mondo. Che la mia vita sia una continua espressione di soprannaturale e di divino; che si riconosca in me il Ministro di Gesù, un altro Cristo, dispensatore dei misteri di Dio.

 

Circonda

questo Altare di una siepe di gigli, di una eletta schiera cioè di anime purissime e Vergini. Fa' sbocciare in questa aiuole molte vocazioni. Fa' comprendere ai genitori la grandezza della loro missione, che spinge le sue prime radici nella divina fecondità del Padre e nella Tua divina Maternità.

 

Ti consacro

questa Comunità, qui accorsa, incurante della notte e del freddo. Vedi come attende fiduciosa la Tua soavissima benedizione? A tutti dona uno struggente desiderio di santità, una continua nostalgia del Cielo, di cui hanno pregustato le gioie nelle delizie di questa Notte Santa.

Mutaci in viventi dimore dell'Unigenito del Padre; in nuove Incarnazioni del Tuo Primogenito.

Affinché possiamo dire al Padre: "Vivo solo per Te".

A Gesù: "Sei Tu la mia vita".

A Te, come usano i Tuoi più teneri innamorati: "La mia vita sei Tu, o Maria".

 

 

Don Luigi Bosio, Ritorno a Natale, «Cittadella Cristiana», Febbraio 1953, Anno IV, N. 33.