Don Luigi Bosio
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La mia Pasqua

 

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La mia Pasqua

Non farò alla Madre mia il grande torto di dimenticarmi di lei nei giorni della Sua desolazione, nel lutto e nella solitudine del sacro Triduo, che precede la Pasqua. Come nessuno potrà trattenermi dallo starLe vicino nella Notte della grande Veglia.

Ascolta la mia preghiera, o Signore:

Fammi comprendere quella Notte!

Ch'io Ti veda Risorto.

Ch'io mi senta risorto in Te.

Ch'io Ti senta risorto in me.

Svelami il mistero del Fuoco: "dammi fiamme di celesti desideri; purificami e conducimi alla festa dell'eterna chiarezza".

Il mistero della luce: "Lumen Christi: Deo Gratias!". "Questa Luce è Cristo: Grazie, o Dio!".

Il mistero della grazia: "Conserva in nova progenie adoptionis Spiritum, quem dedisti". Conserva nella nuova progenie lo Spirito di adozione, che le hai dato.

Ch'io sia sincero nella rinnovazione delle promesse battesimali.

Ch'io canti, a voce spiegata, il "Gloria" della Messa e il triplice Alleluia.

Ch'io ritorni, nelle sere dell'Ottava, a visitare il mio magnifico Battistero; ad aggrapparmi ai cancelli; ad abbracciare il Fonte; a ripetere le mie Promesse, a cantare con la sete della cerva…

Eccomi finalmente sulle rive della Terra promessa, dopo una lunga traversata nell'arido deserto e sulle onde minacciose del Mar Rosso. A stento ho potuto salvare soltanto la mia vita…

Ho dovuto alleggerire la mia anima con l'ala della preghiera, il mio corpo con le macerazioni del digiuno, il mio egoismo con l'esercizio della carità.

Ora sono veramente felice!

Capisco perché la Chiesa, nella sua letizia, non sappia dirmi una parola, senza aggiungervi un Alleluia; perché vuol ch'io preghi e canti stando eretto come un vincitore.

Rimpiango quasi la Quaresima.

Se l'avessi compresa e santificata meglio, credo che ora non potrei contenere la mia gioia.

La rimpiango, anche se ho sofferto per la mestizia dei canti, per l'austerità dell'Altare, per la durezza del mondo, per la freddezza dei cuori, per il lamento della Chiesa, per i rimproveri di Gesù, per il mistero della Croce, che, come una spada, mi feriva l'anima…

Ma dietro la parete del pianto, quale riposo e quale gaudio!

Mentre il grano moriva, si rigonfiava di vita e si squarciava nella sua fecondità.

Mentre la mia vita terrena veniva meno, la vita divina ne colmava il vuoto.

Mentre si indebolivano le mie forze, non temevo più nulla.

[…]

 

 

Don Luigi Bosio, La mia Pasqua, «Cittadella Cristiana», Aprile 1955, Anno VI, N. 59.