Don Luigi Bosio
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Inaugurazione del salone parrocchiale: «Gaudete»

Questo Patronato "Gaudete" è nato il Sabato 19 Marzo 1955, Festa Liturgica di San Giuseppe; venne benedetta la Prima Pietra dall'Ecc.mo Vescovo Coadiutore Mons. Andrea Pangrazio.

È nato sulla debolezza delle nostre forze, sulla fragilità dei nostri progetti, sul merito dell'ubbidienza, sull'unica aspirazione del bene delle Anime, sotto la vigilanza Materna di Maria e l'efficace protezione dello Sposo suo castissimo, sulla fiducia nella Divina Provvidenza.

Questa non è l'inaugurazione ufficiale del Patronato, ancora incompleto nella sua costruzione, ma soltanto una inaugurazione religiosa, tutta improntata allo stile d'una celebrazione sacra, quasi liturgica. È per questo, che ci troviamo qui raccolti nell'ora soave del sacrificio vespertino, mentre dovremmo essere nella chiesa parrocchiale.

Nella luce di queste premesse ed avvolgendo questo edificio nel tepore salutare della vostra pietà, voi dimostrate di conoscerne esattamente lo scopo.

Si tratta un po' di quella "domus spiritualis" casa spirituale, cui accenna l'apostolo S. Pietro, le cui pietre sono cavate dalla montagna della preghiera e della carità, e dalle grotte del silenzio.

È uno strumento destinato a farci godere nel Signore; alla vera gioia dei cuori.

Ed è proprio lui, il "Gaudete" che, per un momento, domanda la parola. E può dirla, perché tutte le cose, nella presenza e nell'aura dello Spirito Santo, hanno una voce.

"Voi siete una Comunità cristiana.

Lo siete, perché innestati nell'Albero salutifero della Passione del Signore.

Non sono io il vostro gaudio.

Io sono una semplice indicazione della fonte misteriosa, che sola potrà realmente dissetarvi".

 

*     *     *

 

Ascoltate le confidenze del mio Cuore sacerdotale.

Sono passato anch'io attraverso il valico dei vent'anni, fremente di vita e di ideali.

Le consolazioni più pure le ho succhiate dal filtro della sofferenza, e riboccante di freschezza vigorosa mi son sentito, quando ero più disfatto dalla fatica.

Non ditemi che le condizioni dei tempi sono mutate.

Non è affatto mutata la legge di Dio, la natura del nostro cuore, la fragilità della natura umana. E l'eccezione del piacere onesto, come dello svago salutare, rimane sempre a confermare la legge insostituibile del dovere. Altrimenti noi ricadiamo in un pretto paganesimo, con la duplice pretesa di pane e divertimento.

Né dobbiamo creare tali esigenze, alla gioventù specialmente, che la costringono ad aborrire la casa come una prigione, a rifuggire dalla famiglia e ad abbandonare i vecchi genitori in una desolata solitudine, a ridurre in deserto le vie di Sion, gli atrii del Signore e i Tabernacoli Eucaristici.

Non dobbiamo sconvolgere né l'ordine della natura, né quello della grazia. Non saprei, quasi, distinguere quale dei due fosse il più perfetto, perché ambedue creature nobilissime di Dio.

Anche nella natura vige sovrana la legge del sacrificio. Nemmeno il pane ha il suo sapore, se non è passato prima dai calori del forno, dallo stritolìo della macina, dalla sepoltura e dall'annientamento nel terreno, con tutti i rigori dell'inverno.

Nella legge della natura vi sono ore di sole e ore di oscurità; vi è il giorno e la notte. La notte è il grande tempio del silenzio e del riposo, che si stende provvidenzialmente sull'umanità, salve le eccezioni di lavoro, che sono ordinate al bene dell'umanità stessa. Violare questo silenzio e turbare questo riposo, è colpire la natura, con la conseguenza ch'essa si rivolterà contro i violatori, in modo estremamente giusto e severo.

 

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Ottocento anni or sono, S. Bernardo diceva: Non può essere sempre festa in tutti i giorni dell'anno. Se la citazione sa troppo di antico, ascoltiamo pure quanto scriveva il Card. Schuster di Milano, spentosi santamente lo scorso anno:

"Oggi la velocità delle automobili e delle pellicole cinematografiche sta per divenire il ritmo o il tempo della vita. Chi più corre e fa più rumore, quello è salutato siccome più dinamico e più attivo.

Non è più la testa ma i piedi che contano.

Io non sono di questo parere, soprattutto nel campo pastorale.

Riduciamo le feste o le adunate almeno a una metà.

La formazione delle Anime è opera intrinsecamente soprannaturale, che non si può conseguire con mezzi puramente naturali, e meno ancora con l'esagerazione di quelli ricreativi.

Ci si spende molto, e rendono poco".

 

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Ho nell'animo di porre, all'ingresso del Patronato, una freccia indicatrice del "Gaudete", ma un'indicazione completa, che tolga ogni illusione a chi vi entra.

"Communicantes Christi passionibus: Gaudete".

Cioè: se siete passati attraverso le passioni di Cristo: Entrate e Godete.

Non sono idee fisse, ma chiare come i dodici articoli di un "Credo".

 

Sì, credo, o Signore, che senza di Te nulla possiamo fare.

Che tutto è vano, quello che non è fatto per Te.

Che è tempo irreparabilmente perduto, quello che non è speso per Te.

Che le opere del mondo, anche imponenti, possono essere facili; ma le Tue Opere, frutto di preghiera ed innaffiate del sangue, sono molto più semplici.

Credo nella carità che edifica, nello spirito, che vivifica. La materia opprime; la lettera uccide.

Che la costruzione di un Patronato, anche vasto e bello, è un gioco da fanciulli, in confronto di altre opere, che si possono compiere soltanto nel silenzio.

Tant'è vero, che i peggiori avversari della mia fede, possono anch'essi costruire, e per la rovina delle Anime, degli edifici più ampi e più lussuosi d'un Patronato parrocchiale.

Credo che la vera Comunità Cristiana, Famiglia tua, è quella ch'io ritroverò, avida d'amore, ebbra di felicità, presso i Tuoi Altari e i Tuoi Tabernacoli.

Che il vero gaudio è frutto di mortificazione e matura al calore della presenza del Tuo Spirito in noi.

Che la nuova Pentecoste supererà i prodigi della Pentecoste del Cenacolo.

Che è necessario ed urgente ritornare al Tuo Vangelo e alla Tua Croce.

 

Che tu ci hai creati per Te, ed inquieto è il nostro Cuore finché non riposi in Te.

 

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"Nonne opus meum vos estis in Domino?".  1 Cor. 9.1.

 

Non siete voi l'opera mia più bella, il mio vero "Gaudete"?

Che vale questa costruzione materiale, se le pietre vive della Comunità rimangono sconnesse?

Se invece di elevarsi in tempio santo a Dio, servono d'inciampo le une alle altre?

Un edificio materiale non è forse destinato a sgretolarsi e a cadere con il tempo?

La mia vera opera siete voi, se mi siete uniti con sentimenti di vera pietà filiale, nel vincolo della grazia e nell'effusione della paterna tenerezza, che scaturisce dalla fonte del mio Ministero Sacerdotale.

 

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 "Vos estis gloria nostra et gaudium".  1 Tess. 2.20.

 

Siete voi la mia gloria e il mio gaudio.

Quella che oggi è per me un'angosciosa trepidazione, domani potrebbe diventare tristezza immensa, se dovessi vedervi premurosi e numerosi in questo salone e lasciaste la chiesa deserta. Se vi attrarrà maggiormente un qualsiasi spettacolo, più che la realtà dei divini misteri.

Se veniste qui a gridare e a schiamazzare, mentre le labbra rimangono mute nella lode della preghiera e del canto sacro.

 

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Voglio che siate profondamente convinti del vero significato di questo "Gaudete".

Non questa la sostanza della vita cristiana.

È semplicemente una cosa accidentale, un accessorio, un surrogato, che non deve mai sostituirsi al prodotto genuino; un'appendice, un'aggiunta, che non vale mai quanto l'argomento svolto nel tema; un corollario, destinato a confermare, o meglio a dichiarare la verità enunciata e dimostrata; un ausilio, un sussidio, una difesa per chi non è spiritualmente troppo robusto; una stampella, per chi non sa liberamente camminare.

Ripeterei con S. Agostino: Quaere intus, quaere supra.

La sostanza del "Gaudete" è nel tesoro della vostra fede, nella bellezza e nella soddisfazione del dovere compiuto, nel secreto della sofferenza. Una sostanza, ch'io non posso stringere in un pugno come un oggetto d'oro o una gemma preziosissima, né ricercarla nemmeno nello sfarzo d'una reggia.

"Quaere intus, quaere supra".

 

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Io non penso, eccessivamente almeno, che in Cielo si terrà molto conto della costruzione materiale di questo "Gaudete".

La mia corona di gloria siete voi.  Fil. 4.1.

Mio gaudio è l'avervi vicini e portarvi nel cuore ora, nella carità e nella gioia della vita cristiana; percorrere con voi gli aspri sentieri della perfezione; entrare con tutti voi nella visione della Trinità Beata, in quell'eterno "Gaudete", dove gli Eletti vengono e rimangono inabissati in un mare d'infinita dolcezza.

 

 

Don Luigi Bosio, Inaugurazione del salone parrocchiale: «Gaudete». Domenica "Gaudete" 11 Dicembre 1955, «Cittadella Cristiana», Gennaio 1956, Anno VII, N. 68.