Don Luigi Bosio
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Nella luce della liturgia ...

 

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Nella luce della liturgia vespertina

In un convegno di studio sacerdotale, tenutosi il 13 Dicembre u.s. nella sede vicariale di Soave, venne proposto il seguente Quesito di Sacra Scrittura: «Affinché i fedeli si uniscano più intensamente ed attivamente alla lucida liturgia vesperale, sia commentato il Salmo 110 "Celebrabo Dominum toto corde meo"».

Ecco la mia risposta al quesito, da voi già udita nella festa onomastica del Patronato parrocchiale, la Domenica "Gaudete" 15 Dicembre; rileggendola, vi potrà giovare come oggetto di utili riflessioni e pratiche conclusioni di vita cristiana.

Il caso in questione viene presentato in una forma pastorale veramente pia e commovente. I termini stessi rivelano il sentimento liturgico e l'ansia d'un cuore sacerdotale, angosciato dalla triste realtà della dissacrazione della Domenica e dalla desolazione delle nostre chiese nel pomeriggio domenicale.

Sotto questo aspetto, come sembra insinuarlo il caso stesso, io ne propongo la soluzione, riferendomi soprattutto alla restaurazione cristiana del pomeriggio del giorno del Signore.

Quel "lucidae liturgiae vesperali" è un'espressione, piena di bellezza! Il pensiero corre subito al testo degli Atti: "Una autem sabbati, cum convenissemus ad frangendum panem, Paulus disputabat cum eis, profecturus in crastinum, protraxitque sermonem usque in mediam noctem. Erant autem lampades copiosae in caenaculo, ubi eramus congregati". Non è per un vago e vano sentimento, che rimpiangiamo le lucerne antiche, ma la nostalgia di quella piissima celebrazione domenicale vespertina.

 

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Si potrà ancora restaurare cristianamente il pomeriggio domenicale? Il segreto per noi e per i fedeli sta nascosto tutto in quell'«Agnoscite quod agitis» della nostra ordinazione sacerdotale.

Mettiamoci a contatto con il Salmo (110) proposto nel caso.

 

V.1.  Glorificherò il Signore con tutto il mio cuore, nel consesso dei giusti e nella (loro) assemblea.

2.  Grandi sono le opere del Signore, da scrutarsi da tutti coloro, che le amano.

3.  Maestà e magnificenza la sua opera: e la giustizia rimane in eterno.

4.  Perché fossero ricordate, fece le sue cose mirabili; misericordioso e clemente è il Signore.

5.  Ha dato un cibo a quelli che lo temono; memore sarà in eterno della sua alleanza.

6.  La potenza delle sue opere ha manifestato al suo popolo, dandogli l'eredità delle nazioni.

7.  Le opere delle sue mani sono verità e giustizia; immutabili i suoi comandamenti.

8.  Confermati nei secoli dei secoli, fondati solidamente nell'equità.

9.  Ha mandato la redenzione al suo popolo, ha stabilito per l'eternità il suo testamento; santo e venerabile è il suo Nome.

10.  Inizio della sapienza il timore del Signore; prudentemente agiscono coloro che lo temono. La sua lode sussiste in eterno.

 

Il Salmo è un breve compendio dei benefici concessi da Dio al popolo eletto. È soprattutto un compendio dei benefici concessi al popolo della nuova alleanza, redento nel Sangue del Figlio suo. Visto in questa luce, non v'è motivo di angustiarsi sulla messianicità o meno del Salmo. Si può inoltre, con certezza affermare, che fino dall'antichità esso fu applicato a celebrare il grande mistero dell'Eucarestia, opera mirabile scaturita dal cuore aperto di Gesù.

Magna sunt opera Domini (V.2); Memoranda fecit mirabilia sua (V.4); Escam dedit timentibus se (V.5).

Dite: Non è tutto splendore il Salmo? Quasi il decalogo della luce? A contatto di simili tesori non sarà possibile ridare il pomeriggio domenicale al suo Autore e santificatore, al geloso rivendicatore dei suoi divini diritti?

Dice il Card. Siri di Genova: «Io dico sempre ai miei sacerdoti e, quando posso, al popolo, che il giorno in cui lo vedrò andare al Vespero della Domenica, quieterò… Ma non so quando sarà quel giorno, non so. Poiché, quando è osservata quella legge, è segno che ne sono osservate molte altre. È il punto nel quale si incontra l'onestà e la santità degli uomini»  (Alla Settimana pastorale di Milano, 1952).

E ancora: «Far ritornare coscientemente il popolo ai Vespri festivi e farvelo partecipare con gusto a me pare questione di primaria importanza, nonché meta comprensiva di ben altre mete. Infatti il Vespero non è di stretto obbligo come la S. Messa; ciò fa presumere una maggior forza di convinzione in chi va al Vespro. Tale convinzione porta con sé una notevole presenza del senso religioso nell'animo. Non si può prescindere da questo dato fondamentale.

Ne segue che può presumersi a buon diritto, in chi va al Vespero festivo, un regolare funzionamento della coscienza. Cioè: chi va al Vespero festivo, abitualmente, in via di massima non contamina con il peccato grave il giorno del Signore. Per questo ho detto che il Vespro festivo è una meta comprensiva di altre ben importanti mete. Se tutto il popolo si preoccupasse del culto del Signore nel giorno di festa, in quel giorno noi non assisteremmo alla corruzione del mondo»  (Lettera pastorale 7.2.1952).

Anch'io ripeto ai fedeli, che non vado a ricercare una testimonianza genuina della loro vita cristiana nella Notte Natalizia, ad esempio; oppure nel pomeriggio pasquale, in una festa tradizionale o in un imponente processione ad onore di un determinato Santo; io la ricerco questa testimonianza nella costante santificazione del pomeriggio domenicale.

Pomeriggio santo, ch'io definisco:

L'Ora dell'incenso

Il sacrificio vespertino

Il sacrificio della lode

L'Eucarestia lucernale

L'ineffabile gemito dello Spirito nella preghiera e nel canto dei Salmi, in relazione e quasi in consolante risposta alla voce del Sangue dell'innocentissimo Abele nel sacrificio mattutino.

 

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Urge, dunque, riconsacrare la Domenica, divenuta un triste complesso di cose, il giorno del dissolvimento della famiglia e dello stordimento del mondo intero, con la conseguente amarezza ed ansietà della divagazione perenne.

Urge ridare ad essa il senso teologico di giorno della pienezza cristiana. «Sabbatum - dice l'Angelico Dottore - quod significabat primam creationem, mutatur in diem dominicum in quo commemoratur nova creatura, inchoata in resurrectione Christi».

Dev'essere: il giorno della contemplazione: nello studio della S. Scrittura, nell'istruzione catechistica, nell'orazione e nell'intimità serale della famiglia. Il giorno del culto e della costruzione della Città di Dio, dopo sei giorni d'occupazione nell'affannosa costruzione della città terrestre.

 

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Mi scuserete se terminando mi permetto di ripetere il primo e l'ultimo Versetto del nostro Salmo, adattandolo alla soluzione esposta.

V.1: Glorificherò il Signore nel suo giorno con tutto il mio cuore, non separando ciò che Dio ha unito, né spaccando il mio cuore per darne metà a Dio e metà al mondo. Il mattino lo passerò nel consesso dei giustificati nel Sangue di Cristo; il pomeriggio, nell'assemblea dei figli di Dio, inebriati dalla stupenda familiarità, di cui essi godono nel suo Spirito.

V.10: Inizio e sostanza d'ogni vero gaudio, il timore del Signore. Gaudio, che nasce dalla sua lode e con la sua lode si perpetua in eterno.

 

 

Don Luigi Bosio, Nella luce della liturgia vespertina, «Cittadella Cristiana», Febbraio 1958, Anno IX, N. 93.