Don Luigi Bosio
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In nocte Nativitatis Domini ...

 

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In nocte Nativitatis Domini 1958

Cantico dei Cantici - Capo I

 

v.14.  Ecce tu pulchra es, amica mea, ecce tu pulchra es; oculi tui columbarum.

 

v.15.  Ecce tu pulcher es, Dilecte mi, et decorus. Lectulus noster floridus.

 

COMMENTO

 

Ecce tu pulchra es, amica mea, ecce tu pulchra es; oculi tui columbarum.

 

Che significa questo? Chi è che parla? A chi parla?

Perché un commento a questo versetto, proprio nella Notte del Natale del Signore?

Non ho fiducia alcuna nella mia parola, e se non mi aggrappo alla Parola di Dio, un vuoto immenso mi circonda; sono come uno che brancola angosciosamente nelle tenebre, invocando aiuto.

Mentre a darmi sicurezza, luce e gioia, basta una parola della Santa Scrittura.

È il Verbo di Dio: "et omnia in Ipso constant".

Questa Parola di Dio, il Cantico, che è il Fiore della Divina Scrittura.

Ogni versetto un mistero. Ogni versetto un mare di luce.

È  la veglia eterna dell'Incarnazione.

La vigilia volevo dire.

Come se il Padre fosse impaziente di darci il Figlio.

Una sofferenza paterna, una maternità, ch'è durata dall'eternità fino all'Incarnazione.

È lo stesso Verbo, che rapito e quasi sorpreso dalla grandezza del Mistero, saluta la sua umanità, frutto maturato e colto dallo Spirito Santo nel chiuso giardino della Vergine Maria.

Un'umanità, ch'egli dichiara ripetutamente bellissima, chiamandola amica, onorandola come sposa e circondandola di mille favori.

Siamo, dunque, pienamente nel clima liturgico del Natale e l'invito a venire ed a piegare il ginocchio davanti al Verbo Incarnato non poteva essere più efficace.

 

*     *     *

 

Voi sentite, nel fremito del corpo e nella commozione dell'anima, che il mistero è vostro.

L'incarnazione è vostra.

Fino al punto, che ognuno di voi è quasi un Verbo Incarnato.

Voi portate un corpo, ch'è degno del massimo rispetto e della venerazione più profonda.

Come se fosse il corpo di Dio!

E lo siete.

L'applicazione, dunque, del Cantico alla celebrazione Natalizia e alla vita cristiana, è evidente.

È una rivelazione.

È un mistero.

Come lo è tutta la Santa Liturgia.

Ecco: la fonte è aperta; potete attingere a piena bocca, a pieno cuore, a pieno gaudio.

Venne proclamata la bellezza della Chiesa.

La bellezza della Madre.

La sua duplice bellezza: interiore ed esteriore.

Per questo, il grido risuona due volte: Ecce tu pulchra es, ecce tu pulchra es!

L'interiore bellezza, soprattutto.

"Omnis gloria eius filiae Regis ab intus"  (Ps. 44,14).

Una bellezza, puramente esteriore, è fugace e dannosa.

"Vana pulchritudo".

Conoscete lo stile umano, la linea terrena? "Pulchritudo, causa amoris".

La bellezza, causa d'amore.

Molti sono tratti in inganno e gettati nella rovina.

Dietro la fragilissima parete d'una forma, stavo per dire d'una deformazione esteriore, un vuoto immenso, un pianto sconsolato, danni forse irreparabili.

Lo stile e la linea divina? "Amor, causa pulchritudinis".

È l'amore, che rende tutto bello ed accettevole.

Anche l'amore umano, quand'è sincero.

Ma l'amore divino!...

Dio è origine e causa d'ogni bellezza.

Un lebbroso, straccio e rifiuto del mondo, rivestito di grazia è la creatura più amabile, la più bella davanti agli occhi stessi di Dio.

"Reformabit corpus humilitatis nostrae, configuratum corpori claritatis suae"  (Phil. 3,21).

Uno sfarzo principesco potrebbe anche ricoprire le ributtanti piaghe del peccato… ma nulla di più orribile.

Un male infinito!

Questa la linea della vera bellezza: "Summae animae pulchritudo, justitia" (Aug.)

Due linee: la grazia e la gloria.

Un'unica linea d'infinita bellezza: dalla grazia alla gloria.

 

*     *     *

 

Muovo i passi e tendo l'orecchio.

Vorrei stemperare il versetto a lode della Vergine Madre.

Stemperare?

Sì, come un unguento ed una carezza sul volto della Madre mia.

«Qualis societas, totus pulcher totam pulchram sibi sociat! Ego totus pulcher, et tu tota pulchra. Ego per naturam, et tu per gratiam. Ego totus pulcher, quia totum quod pulchrum est, in me est. Tu tota pulchra, quia nihil quod turpe est, in te est. Pulchra in corpore, pulchra in mente. In corpore pulchram te facit integritas virginitatis; in mente pulchram exhibet virtus humilitatis. Tota ergo pulchra es: corpore nivea, mente sincera. Nec aliam talem decebat; nec alius tali inveniri poterat. O digna digni, formosa pulchri, munda incorrupti, excelsa Altissimi, Mater Dei, Sponsa Regis aeterni»  (Hugo Vict.).

Quale amore, quale unione!

Il Bellissimo ama e sposa la Bellissima!

Lui, bellissimo per natura; Lei, bellissima per grazia.

Bellissimo, perché tutto ciò che è bello è in Lui.

Bellissima, perché immacolata dalla sua Concezione: Pulchra in corpore, pulchra in mente. Nel corpo, per l'integrità verginale; nell'anima, per la sua umiltà.

Veramente bellissima: Corpore nivea, mente sincera.

Un corpo niveo, un'anima semplice.

O digna digni!

Al Bellissimo non conveniva che la Bellissima, né si poteva trovare un altro, che fosse degno di Lei.

O degna di Colui ch'è degno!

O bellissima per Colui ch'è bellissimo!

O purissima, per Colui ch'è santissimo!

O altissima per l'Altissimo!

O Madre di Dio!

O Sposa del Re eterno!

 

*     *     *

 

Ancora la voce dello Sposo. OCULI TUI COLUMBARUM.

 

I tuoi occhi, come quelli delle colombe.

O meglio: i tuoi occhi, come due colombe.

Al posto degli occhi, due colombe!

Che cosa si può dire?

Alla Vergine Maria:

"Vulnerasti cor meum in uno crine colli tui; in uno oculorum tuorum" (Cant. 4,9). "Illos tuos misericordes oculos ad nos converte"  (Ant. Salve Regina).

L'occhio è il riflesso dell'anima.

Mostrami i tuo occhi, e ti dirò chi sei.

Un occhio puro è un lago di luce; un invito alla preghiera e alla contemplazione.

Un occhio opaco, spento, deprime e soffoca. "Se il tuo occhio non sarà semplice, tutto in te è tenebroso"  (Lc. 11,34).

 

*     *     *

 

La voce della Sposa. Ecce tu pulcher es, Dilecte mi, et decorus. Lectulus noster floridus  (Cant. 1,15).

Perché a me tanta lode, se Tu solo ne sei degno?

Tu sei la fonte inesausta della bellezza.

Esclama S. Bernardo: Quanto sei bella nella tua natura divina, e quanto degna d'onore nella tua perfezione umana!

Quanto sei bello ai tuoi Vangeli, o Signore Gesù, nella forma di Dio, nel giorno della tua eternità, negli splendori della santità prima dello spuntare della luce; Tu splendore ed immagine della sostanza del Padre, candore di vita eterna giammai minimamente offuscato!

Quanto sei degno d'onore per me, o mio Signore, anche quando sembri rinunciare al tuo onore!

Nel tuo annientamento, quando la tua luce, che non viene mai meno, sembra spenta, proprio allora apparve maggiormente la tua pietà, maggiormente rifulse la tua carità ed irradiò la tua grazia.

Tu, la chiarissima stella, spuntata da Giacobbe.

Il luminoso fiore, uscito dalla radice di Jesse.

Il giocondo lume nelle mie tenebre, venuto dall'alto dei Cieli.

Stupendo ed ammirabile tu sei nel tuo potere divino, nella tua concezione immacolata, nella tua nascita verginale, nella tua innocentissima, nel bagliore dei miracoli, nella rivelazione dei tuoi misteri.

O sole di giustizia, risorto dal profondo della terra, dopo il tuo aureo tramonto!

Bellissimo nella tua veste purpurea e nell'ingresso glorioso negli altissimi Cieli.

Come, per tutto questo, le mie ossa non grideranno: Signore, chi è simile a Te?

"A noi credenti - dice S. Agostino - venga incontro dappertutto lo Sposo bellissimo…

Bello questo Sposo in Cielo, bello sulla terra, bello nella Vergine, bello nella sua infanzia, bello nei miracoli, bello nei flagelli, bello quando chiama alla vita, bello incurante della morte, bello nella morte, bello nella Croce, bello nel sepolcro, bello in Cielo, bello per chi lo conosce e lo ama".

Siamo alla fonte della bellezza: Dio!

Il Verbo fatto carne!

Una bellezza umana, nascosta nella tua bellezza divina.

Una bellezza divina, nascosta nella natura umana.

Un corpo trasumanato.

Il tempio della luce.

Una purezza, che anticipa i gaudii della risurrezione.

Seneca ha potuto scrivere: Virtus magnum decus est, et suum corpus consecrat.

La virtù è il massimo decoro che si possa desiderare, e fa diventare sacro il corpo stesso di chi la esercita.

E Tertulliano: La bellezza non è da condannare in se stessa, essendo un accostamento alla forma ed un riflesso della Divina bellezza; è una specie di veste urbana e festiva del corpo.

Perché allora, sottoporre violentemente il corpo a quelle penose deformazioni, che tanto lo avviliscono e lo affliggono?

"Aggràppati al Cristo!".

Per te si è fatto tempo; perché tu diventassi eterno.

Portiamo la moralità della carne e già pregustiamo la futura immortalità  (Aug.).

 

*     *     *

 

Passiamo al commento dell'ultima parte del versetto.

Lectulus noster floridus.

"Lectulus" è un vezzeggiativo e vuol dire lettino.

"Lectulus noster": Mistero d'ineffabile condiscenza, che vi sia un unico lettino per lo Sposo e la Sposa. Dunque: un talamo nuziale.

"Floridus": cioè fiorito, coperto di fiori. Nell'ebraico: ombroso, avvolto e quasi nascosto nell'ombra.

Quale letto! Quali delizie!

Deve intendersi dell'umanità di Gesù.

Quell'umanità, ch'egli assunse per un duplice uso, come serve per un duplice uso il letto. Può essere un tormento per l'ammalato, ed è un riposo per il sano.

Così l'umanità di Gesù è stata per lui il calice di ogni amarezza prima della passione, un riposo perfetto dopo la resurrezione. È per questo, che il Cantico dice elegantemente: "Il nostro lettino è fiorito".

A Natale fiorì la vita.

Quella vita sfiorì nella morte; rifiorì nella risurrezione. È la testimonianza del salmo: "Rifiorì la mia carne"  (Ps. 27).

Perché un "piccolo letto"?

Perché l'abbondanza delle divine consolazioni, nella vita presente, viene come trattenuta dalle rive della fede.

È un lettino, tutto avvolto nell'ombra.

"Videmus nunc per speculum in aenigmate, tunc autem facie ad faciem"  (1 Cor. 13).

Allora: Gli occhi negli occhi!

Cuore a cuore!

"Sic erit in fine sine fine"  (Aug).

 

*     *     *

 

Non ho, dunque, perduto di vista il Mistero Natalizio.

Se mai, m'ha abbagliato il troppo splendore.

O Gesù, quanto sei bello ed amabile, nell'umile lettino della tua mangiatoia!

L'Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità!

O Maria, i tuoi occhi, i tuoi occhi…!

Hanno rapito il cuore a Dio!

O Giuseppe, dettami continuamente la legge del silenzio, e dimmi che non c'è fiore più bello di virtù in tutto il Paradiso.

 

*     *     *

 

Non ho dimenticato, che si raccoglie in questa notte Santa il frutto della Santa Missione.

Che vi sarà di meglio, se potrò sussurrare all'orecchio di ciascuno di voi, trasfigurato dalla grazia: Che bellezza? Che grandezza? Che gloria?

Eccoci nel cuore del Mistero e nella novità eterna della Santa Liturgia:

Per te, Gesù s'è fatto tempo, perché tu diventassi eterno.

Per te ha vissuto come uomo, perché tu vivessi come Dio.

Per te s'è fatto uomo, perché tu diventassi Dio.

 

 

Don Luigi Bosio, In nocte Nativitatis Domini 1958, «Cittadella Cristiana», Gennaio 1959, Anno XI, N. 104.