Don Luigi Bosio
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Benedizione della cappella cimiteriale “In Resurrectione Domini”

Ci siamo riuniti e piamente raccolti in questo sacro recinto per la benedizione liturgica della nuova Cappella Cimiteriale, e per aprirla solennemente al culto, all'onore cioè di Dio.

Ho accennato ad una benedizione liturgica, compiuta secondo un Rito stabilito dalla Chiesa, con  le sue umili intenzioni e sante disposizioni, nelle sue felicissime condizioni di Sposa di Gesù.

Abbiamo, dunque, pregato in modo perfetto.

Purché ci sentiamo in queste Nozze, in questo grembo, in questa Famiglia, in questo Corpo.

Purché sentiamo d'essere questo Corpo.

Non abbiamo compiuto qualche cosa di esteriore e di transitorio; o almeno di puramente esteriore e passeggero.

Il Rito è passato. Qualche cosa avete veduto e sentito, ma ben poco!

Bisogna superare il sensibile e penetrare con la fede nel mistero.

Se così si può dire, qualche frammento d'eternità, d'immensità e d'infinito è sceso nella Cappella, ed è disceso nelle nostre Anime.

La Cappella prende vita, e diventa centro di vita.

Molto maggiore l'efficacia prodotta in noi, perché il Rito sacramentale ha migliorato le nostre condizioni spirituali, facendoci più robusti, più aperti, più solerti e più spediti nelle cose celesti.

Premesso e compreso questo, non è stato vano l'invitarvi e il riunirvi in preghiera in questo Campo Santo.

La Cappella è ora solennemente aperta al Culto.

Non oso dire "ufficialmente"!

Il termine non mi piace: sa di terra, di mondo. Oggi si dice di tante cose, che nulla assolutamente risentono di soprannaturale, e che tanto poco contengono di sincero nello scopo, a cui vengono destinate.

Il "solennemente" richiama la grandezza e la santità di questa celebrazione.

Solennemente, non perché sia qui presente, premurosa nell'accogliere il mio invito, un'eletta rappresentanza della Comunità. Anche per questo, certamente; ma soprattutto per l'intrinseca solennità della Liturgia, essendo essa atto pubblico, compiuto a nome della Chiesa Cattolica, davanti all'ammirazione del Cielo.

Nulla, per questo, intendo togliere al merito, che vi aspetta nell'essere qui accorsi. Merito divinamente copioso, fosse soltanto per l'atto di fiducia e per l'intima consolazione, che voi avete apportato al mio cuore sacerdotale.

La Cappella è ora aperta al culto, all'onore cioè di Dio, ed in particolare onore al Mistero della Risurrezione di Gesù.

Questo, il suo primo scopo.

Per questo, nella Cappella c'è un cuore: l'Altare.

Tutta la Cappella: Cuore del Cimitero!

Quando verrete in Cimitero, primo pensiero e desiderio sia quello d'entrare in essa, in cerca d'un riposo spirituale nella preghiera e nella meditazione.

Il diritto di precedenza della Cappella non fa torto, non lede alcun diritto dei vostri cari Defunti, non reprime affatto i sentimenti più legittimi della pietà, loro dovuta.

Qui vi sono dei sepolcri occupati; là, in Cappella, il Sepolcro è vuoto.

Lui è risorto, ed ha lasciato la virtù della risurrezione a quanti credono in Lui. Se dimenticate, nella visita al Cimitero, la preghiera, il raccoglimento e la meditazione delle verità, eterne, che dirò?

Vana è la vostra fede e sareste venuti a tormentare i poveri Morti.

All'ingresso di questa Cappella io vedo un'iscrizione, che dice:

"PRIMITIAE DORMIENTIUM CHRISTUS".

Sia benedetto il Signore, che ci ha dato il Suo Spirito, la buona ispirazione di dedicarla al Mistero della Risurrezione del Suo Unigenito.

Nella sua esatta traduzione: "CRISTO, PRIMIZIA DI COLORO, CHE DORMONO".

Benediciamo ancora il Signore, che ci ha conservato buona memoria della Sua Risurrezione, riportandoci con un ritocco finissimo di sensibilità liturgica alla sorgente della pietà.

Alla Messa!

Alla preghiera, subito dopo la Consacrazione: Abbiamo voluto ricordarci ed onorare, o Signore, la Tua beata Passione, e la Tua Risurrezione.

Titolo glorioso, dunque!

A CRISTO, PRIMIZIA DEI RISORTI.

Che vuol dire: PRIMIZIA? Primo, primissimo tra tutti i risorti.

Ma è poco.

Eroe vigoroso di tutte le battaglie.

Vittorioso nel tremendo duello contro la morte.

Oh! quanto amara fu anche per Lui quella lotta!

Sembrava avesse ceduto!

Che tutto fosse finito anche per Lui!

PRIMIZIA: modello perfetto di tutti i risorti.

L'Apostolo grida dalla gioia: Cristo è risorto: risorgeremo anche noi.

No! Ancor di più: Cristo è risorto: Siamo già risorti con Lui.

Sovrabbondanza di vita! Onnipotenza di vita!

"Qui credit in me, etiam mortuus, vivet".

La pietà di Agostino commenta: Piangi, sì, sulla tomba. Così vuole l'umana condizione; ma il gaudio della fede asciughi immediatamente, istantaneamente le tue lagrime.

"Pereat contristatio, ubi tanta est consolatio".

Perisca la tristezza, dove tanta è la consolazione.

"Aliud est vivere moriturum, aliud mori victurum" (Hier. ad Heliod.).

Altro è vivere per morire, altro morire per vincere.

Sì! La morte è certissima; ma quale infelicità per chi nulla vede oltre la morte.

Tu sai che nella tua morte c'è la Sua Vittoria sulla morte.

Nella Sua morte c'è la tua vittoria!

"Mortem nostram moriendo destruxit" (S. Lit.).

A GESÙ, PRIMIZIA DI COLORO, CHE DORMONO.

Perché: Di coloro che dormono?

Quando visitate il Cimitero, camminate sulla punta dei piedi.

Non disturbate il sonno di chi riposa.

Qui non vi sono dei morti. Qui vi sono dei vivi, che stanno dolcemente riposando.

La parola è divina: che vi possa essere ombra d'inganno?

 

*     *     *

 

Volete che senza fatica alcuna accostiamo la Liturgia di quest'ultima Domenica dopo Pentecoste, mentre attendiamo l'incontro di Gesù, nello struggente desiderio di poterLo presto vedere, al Titolo nobilissimo di questa Nuova Cappella? "Gratias agentes Deo, qui dignos nos fecit in partem sortis sanctorum in lumine; qui eripuit nos de potestate tenebrarum, et transtulit in regnum Filii dilectionis suae".

A Te grazie, o Dio, che ci hai fatti degni di metterci a parte della tua santità e della tua luce, strappandoci dagli orrori dell'errore, dal terrore delle tenebre, introducendoci nel Regno e collocandoci nelle braccia del Figlio della tua dilezione, nell'Unico frutto del tuo Amore.

In Lui, Primizia di tutti i risorti.

Su di Lui si precipiteranno le aquile, in cerca di preda.

In cerca di Lui, alimento d'immortalità.

 

*     *     *

 

Ecco ora affacciarsi davanti a noi, immagine celeste, quella Creatura angelica, che oggi ha trovato posto nella liturgia domenicale.

O Cecilia felice, dal cuore immacolato e dalle carni verginali!

La sua passione è tutta un grido di vittoria.

Il cilicio domava le membra; la bocca e il cuore cantavano la gioia dell'immolazione.

Portava sul petto il Vangelo di Cristo, e passava le notti nei colloqui divini. Timida come lo può e dev'essere ogni fanciulla, invita ed incita al martirio chi pretende la sua mano, da feroce leone mutandolo in mansuetissimo agnello. "Orsù, soldati di Cristo, - dice a Valeriano e Tiburzio, all'aurora del giorno del loro martirio - gettate le opere delle tenebre, e prendete le armi della luce".

Orsù, prendete tutte le armi della luce!

La voce melodiosa di Cecilia, il fuoco del suo cuore, il candore del suo corpo, la verginità delle sue nozze, il suo anelito alla passione, la sua veste di gloria.

No, non ho dimenticato che il merito altissimo della splendida Cappella, aperta oggi al culto con la solenne benedizione, spetta di stretto diritto alla saggia e cristiana Amministrazione di questo Comune.

A Lei, Sig. Sindaco, ed ai suoi eletti Collaboratori, l'espressione più viva e sincera del mio ringraziamento e del ringraziamento di tutta la Comunità, di cui sono certo e lieto di interpretare il doveroso sentimento.

Che dire della proprietà artistica di questo sacro gioiello?

Semplice ed austera, nitida e dignitosa, preziosa ed umile.

Chi Vi ha seguito, passo passo, nella diuturna preparazione al compimento di questo voto ardente, può aggiungere una nuova testimonianza a quello, che può operare una cordiale intesa, rispettosa e fattiva, tra chi ha una responsabilità tutta spirituale, con riflessi di bontà e prosperità su tutte le cose del tempo, e chi ha una responsabilità, attenta, sì, ed attiva nelle necessità materiali di tutta una Cittadinanza, ma sempre cosciente del suo nome e vigile sulle linee del suo programma ed impegno cristiano.

Per questo avete pensato a creare un cuore a questo Cimitero, un'oasi d'attrazione ai fedeli, che lo sentiranno palpitare, un Sepolcro degno ai Ministri del Signore, gelosi custodi della fede degli avi, della vostra, e di quella oggi tanto insidiata, dei vostri bimbi innocenti.

Da tutti abbiate la più larga riconoscenza.

La mia, veramente paterna.

La riconoscenza di tutta la Comunità, quella di chi cammina verso la Patria nella luce dei divini insegnamenti, ed anche di quella di chi ci ha preceduto nel segno glorioso della fede e riposa qui nella pace.

Riconoscenza congiunta alla preghiera, che Vi assicuri costanza nell'ardua responsabilità, di cui siete rivestiti, Vi sia d'incoraggiante stimolo e Vi ottenga l'abbondanza delle celesti consolazioni.

 

 

Don Luigi Bosio, Benedizione della cappella cimiteriale "In Resurrectione Domini" (22 Novembre 1959), «Cittadella Cristiana», Novembre 1960, Anno XI, N. 126.