Don Luigi Bosio
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Abque eo, quod intrinsecus ...

 

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Abque eo, quod intrinsecus latet. Cant. 4,1

Ho ascoltato il «Cantico», cercando di carpire la lode più segreta e più santa dello Sposo alla Sposa.

I due Cantori, perduti nell'estasi dell'amore, sono Gesù e la Chiesa.

Gesù nella Chiesa.

Gli occhi aperti vedono ben poco.

L'eterno e l'infinito non si toccano, non si afferrano con le mani.

 

*     *     *

 

Il preludio è stupendo.

Assaporatelo, mentre osservate la Casa del Signore nella sua veste nuova: il decoroso soffitto e le dodici artistiche vetrate della navata maggiore.

È la fede, che palpita nell'arte.

Arte e fede, bellezza creata e bellezza divina, che si stringono fortemente la mano. Sostanza antica, arte autentica, in veste nuova.

Non eccessivamente nuova, però, nel rischio pericoloso di deformare le creature, orma, immagine e parola di Dio.

Che si debba mutare il volto d'un bambino, o i petali d'una margheritina, perché la natura è stanca di ripetersi?

È l'opprimente peso del vuoto e del vano.

E guai a dire, che certe costruzioni non sembrano adatte alla pietà liturgica e al raccoglimento!

La risposta viene secca e perentoria: Il progresso ha fatto giustizia!

Quale progresso, e quale giustizia?

Ogni tempo ha il proprio gusto.

Quale tempo, e quale gusto?

Sì, non in questo o quel tempio adorerai il tuo Dio, ma dappertutto, in ispirito e verità.

La fede era ardente nelle catacombe.

Può essere eroica nelle capanne delle Missioni.

Piango, mentre sto pensando alla Chiesa del silenzio.

Quando preghi, chiudi ermeticamente la cella: Ti vede il Padre.

Il Regno di Dio l'hai dentro di te.

 

*     *     *

 

Ho voluto rendere ragione e venerazione alle prime parole: ABQUE EO, QUOD INTRINSECUS LATET.

Tu vedi ora un soffitto nuovo, e dodici nuove vetrate: è ben poco quello, che vedi: molto di più, quello che rimane nascosto.

Nascosto, in che modo?

Intrinsecus: al di dentro?

Che vuol dire: al di dentro?

Ora vuoi sapere troppo.

La gloria di quest'aula regale è «dentro». Ecco perché t'ho raccomandato più volte di CHIUDERE gli occhi, se vuoi vedere. Affacciati al balcone dell'eternità: oltre i tempi, oltre gli spazi.

Se la carità non ha dilatato il cuore, a che avrebbe giovato lo sforzo?

Se lo Spirito non scuotesse, non riempisse queste pietre?

Se non ti lascerai scuotere?

Se tu stesso non commuovessi queste pareti con la tua devozione, e non le facessi risuonare dei tuoi canti?

Qui mi prende l'affanno.

Un «Alleluia» agile e melodioso basterebbe a metterti in accordo perfetto con gli Angeli.

Basterebbe un «Amen» solenne e sincero, a rivelarti la bellezza e la pace della celeste Gerusalemme.

 

*     *     *

 

Leviamo gli occhi alle Vetrate.

Ti metto sulle mani una specie di Guida mistico-artistica, senza testo.

Utili considerazioni le farai tu; ma cammina adagio, pregando.

V'è pur qualche cosa da vedere anche «AL DI FUORI»: Quasi una piccola Somma profetica dell'Incarnazione.

Ecco in ordine le Vetrate, a sinistra dalla porta maggiore:

 

I          Vetrata: La divina Promessa del Messia.

La Vetrata non ha nome: al piede c'è l'iscrizione: Ineffabilis, e vuol dire l'Inesprimibile.

Sul cartiglio si legge: Inimicitias ponam inter te et mulierem  (Gen 3,15): Porrò inimicizia tra te e la Donna.

In alto sulla Vetrata, la Stella della salvezza nel naufragio: Maria, la Madre del Redentore.

 

II         Vetrata: Profeta Isaia.

Sul cartiglio: Ecce Virgo concipiet et pariet Filium, et vocabitur nomen ejus Emmanuel  (Isaia 7,14): Ecco una Vergine concepirà e partorirà un Figlio, e sarà chiamato l'Emanuele.

 

III        Vetrata: Profeta Daniele.

Sul cartiglio: Septuaginta hebdomades abbreviatae sunt, ut ungatur Sancuts Sanctorum  (Daniele 9,24): Sono state fissate settanta settimane, prima che venga unto il Santo dei Santi.

 

IV        Vetrata: Profeta Joele.

Sul cartiglio: In illa die stillabunt montes dulcedinem  (Joele 3,18): In quel giorno i monti stilleranno dolcezza.

 

V         Vetrata: Profeta Nahum.

Sul cartiglio: Ecce super montes pedes evangelizantis pacem  (Nahum 1,15): Ecco sui monti, i piedi di Colui, che annuncia la buona novella.

 

VI        Vetrata: Profeta Zaccaria.

Sul cartiglio: Ecce Rex tuus veniet tibi justus, salvator, pauper  (Zaccaria 9,9): Ecco che viene a te il tuo Re, giusto, salvatore, povero.

 

Sei finestre a destra.

 

I          Vetrata: Profeta David.

Sul cartiglio: Orietur in diebus ejus justitia, et abundantia pacis  (Salmo 71,7): Spunterà nei giorni di Lui la giustizia e l'abbondanza della pace.

 

II         Vetrata: Profeta Geremia.

Sul cartiglio: In diebus illis salvabitur Juda  (Geremia 23,6): In quei giorni Giuda avrà salute.

 

III        Vetrata: Profeta Osea.

Sul cartiglio: Ego quasi ros Israël germinabit sicut lilium  (Osea 14,6): Io sarò come rugiada per Israele, ed Egli spunterà come giglio.

 

IV        Vetrata: Profeta Michea.

Sul cartiglio: Egressio ejus ab initio, a diebus aeternitatis  (Michea 5,2): La generazione di Lui è da principio, dai giorni dell'eternità.

 

V         Vetrata: Profeta Aggeo.

Sul cartiglio: Veniet Desideratus cunctis gentibus, et implebo donum istam gloria  (Aggeo 2,8): Verrà il Desiderato di tutte le genti, e colmerà di gloria questa casa.

 

VI        Vetrata: Profeta Malachia.

Sul cartiglio: Veniet Dominator, quem vos quaeretis, et Angelus testamenti, quem vos vultis  (Malachia 3,1): Verrà il Dominatore cercato da voi, e l'Angelo del Testamento da voi bramato.

 

*     *     *

 

Ora sei vicino all'Altare e all'Eucarestia. Quello che hai veduto fin qui, è promessa, profezia, figura, simbolo, preparazione, attesa, ombra. Nell'Eucarestia santissima non è così.

Là, dietro un velo sottile, c'è Lui.

Forse nemmeno un velo, lacerato dalla sua vittoria definitiva, ci separa da Lui.

È tutto Luce.

È tutto Vita.

È da Lui, e per Lui lo zelo che ci strugge.

Tutto vive nel suo sacrificio e nella sua Presenza.

Nell'ordine, nel candore, nella devozione.

 

*     *     *

 

Facciamo punto con il programma liturgico-musicale della Domenica 2 Luglio 1961, nella Visitazione di Maria, per l'inaugurazione dei lavori:

Ore 5.30 S. MESSA CANTATA  […]

Ore 16.00 VESPERTINA ORATIO CORAM SANCTISSIMO  […]

Ti piace questo stile?

Di sublime semplicità, di preghiera austera, di silenzio e di umilissima riconoscenza?

I nomi dei generosi e felici Benefattori sono ricamati tra le pieghe e le gemme d'un manto d'oro.

Ad essi, nella benedizione e predilezione di Dio, la più viva e commossa gratitudine di tutta la Comunità.

Così nascono le opere di Dio, crescono e prosperano: in un ostinato riserbo di povertà e di carità.

 

 

Don Luigi Bosio, Abque eo, quod intrinsecus latet, «Cittadella Cristiana», Agosto 1961, Anno XII, N. 135.