Don Luigi Bosio
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In Coena Domini

 

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In Coena Domini

Trovo appoggio, nutrimento e riposo soltanto nella parola di Dio.

Nella divina Scrittura, dettata dalla Sapienza eterna.

Dove ogni parola è come un'incarnazione del Verbo.

Dove il Verbo si nasconde dietro il velo della parola.

Chiedo perdono, se aggiungerò qualche sillaba alla Sua parola.

Intorno a questa Mensa celeste, il velo della Liturgia circonda il mistero Eucaristico, nella celebrazione della Cena del Signore.

Canterò nell'estasi, come il Profeta nel suo Salmo.

Ho qui tra mano un eptacordo delicatissimo: sette versetti del Salmo trentesimo, sette riprese di canto e di ineffabile letizia.

È un'estasi di David.

Non è Salmo suo, ma di Gesù e della Chiesa.

Di Gesù nella Chiesa; della Chiesa in Gesù.

Del Corpo nel Capo; del Capo per il suo Corpo.

Due in una sola carne, in una sola voce, in un solo canto.

Duplice estasi: d'amore e di dolore.

Un duplice mistero: la Cena e la Morte del Signore.

 

*     *     *

 

Gli occhi, dunque: «in finem», fissi cioè in Cristo Gesù: «Finis omnis legis ad justitiam omni credenti»: termine di ogni legge, vertice dell'amore e della santità.

Per chi ha fede.

Gli occhi a questo Altare.

La liturgia è viva per la sua Presenza.

Vivo l'Agnello, di cui ci nutriremo in un'estasi d'amore.

Vivo anche domani, nel compimento della sua Passione.

Ora tocco le corde della mia cetra.

 

V. 2. Piega le tue orecchie verso di me: affrettati a liberarmi. Sii a me Dio protettore e casa di rifugio per farmi salvo.


V. 3. Poiché mia fortezza e mio rifugio sei Tu: e per il tuo nome mi sarai guida, e sarai il mio sostegno.


V. 4. Esulterò, e mi rallegrerò nella tua misericordia, poiché hai guardato la mia abbiezione. 


V. 8. Nè mi chiudesti tra le mani del nemico, ma stabilisti in luogo spazioso i miei piedi.


V. 16. Splenda il chiarore della tua faccia sopra il tuo servo: salvami nella tua misericordia.


V. 19. Quanto è grande, o Signore, l'abbondanza della tua dolcezza, che tieni in serbo per coloro che ti temono!


V. 21. Benedetto il Signore: poiché mostrò mirabilmente verso di me la sua misericordia in una città forte.

 

*     *     *

 

V. 2.  Reclina il tuo capo in me.

 

Deponi, o Signore, la tua misericordia sopra la mia miseria.

Accoglimi nelle braccia della tua misericordia.

«Domus refugii tu mihi esto, Deus protector, domus refugii. Aliquando enim periclitor, et volo fugere. Quo fugio? Ad quem locum tutus fugio? Ad quem montem? Ad quem speluncam? Ad quae tecta munita? Quam arcem teneam?

Quibus muris ambiar? Quocumque iero sequor me.

A Te, quo fugiam? Nihil mihi restat nisi ad Te fugere, non a Te»  (Aug.).

Siimi Tu, casa di rifugio, o Dio protettore, casa di rifugio. Ogni qualvolta mi trovo nel pericolo, vorrei fuggire. Ma dove? In qual luogo mi sentirò sicuro? Su quale montagna? In quale caverna? Entro quale dimora fortificata? Su quale rocca? Entro quali mura?

Dovunque andrò, trovo me stesso.

Dove fuggirò, lontano da Te? Non mi rimane, che fuggire a Te, non da Te.

 

V. 3.  Poiché sei Tu la mia fortezza.

 

Il nutrimento dei forti: degli agnelli e dei leoni: degli agnelli, fatti leoni alla tua Mensa.

Mansueti come gli agnelli; forti come i leoni!

Fortitudo mea es Tu.

Propter nomen tuum.

Un Nome, che m'invaghisce; una forza, che mi mette le ali ai piedi: posso rincorrerTi e lasciarmi afferrare, come frutto della tua misericordia.

 

V. 4.  Esulterò, e mi rallegrerò: poiché Tu guardasti alla mia abiezione.

 

Hai guardato il mio nulla!

M'hai guardato dall'eternità!

Come hai potuto guardare il nulla?

Mi sembra che l'infinito si posi su un granello di sabbia, lo sollevi nel turbine dell'onnipotenza, facendolo danzare di gioia.

 

V. 8.  Statuisti in loco spatioso pedes meos.

 

Qual è l'immenso spazio, in cui conduci i miei passi?

Sono forse i passi del mio silenzio?

Del mio silenzio, sui passi del tuo silenzio Eucaristico?

Tu sei qui, Verbo dell'eterno silenzio, vita di tutta la Chiesa!

Sulle orme di questo silenzio, i miei passi si muovono nell'infinito e nell'eternità.

Statuisti in loco spatioso pedes meos.

Due piedi, agilissimi e liberi: l'infinito e l'eterno!

 

V. 16  Illustra faciem tuam super servum tuum.

 

La mia grazia sacerdotale è lo splendore del tuo volto sopra di me.

Così si consuma il tuo sacrificio nel mio; il mio nel tuo.

Come si accosterebbero le anime, se i miei occhi non tralucessero la bellezza del tuo volto? La trasparenza e la segretezza del tuo silenzio?

Tu solo, dunque, rivelazione del mio sacerdozio, nello splendore della tua santità sul mio volto.

 

V. 19  Quam magna multitudo dulcedinis tuae, quam abscondisti timentibus Te!

 

Quanto sei geloso nell'abbondanza della tua dolcezza, con coloro che ti temono!

«Hic homo impius si dicat: Ubi est ista multitudo dulcedinis?».

Respondebo: Quomodo tibi ostendam multitudinem hujus dulcedinis, qui palatum de febre iniquitatis perdidisti? Mel si non nosses, quam bene saperet non clamares, nisi gustasses. Palatum cordis non habes ad haec bona gustanda, quid tibi faciam? Quomodo ostendam?

I cattivi potrebbero dire, schernendomi: Dov'è l'abbondanza di questa dolcezza?

Risponderò: Come posso mostrarvela, se ne avete perduto il gusto nella febbre dell'iniquità?

Come potete dire, quanto è dolce il miele, se non l'avete mai assaporato? Che devo farvi, se non avete palato nel cuore, per gustare questi beni? Come posso mostrarveli?

 

V. 21  Benedictus Deus, quoniam mirificavit misericordiam suam in civitate munita.

 

Mio Dio, sii benedetto nella città forte del tuo silenzio, sul trono della tua misericordia.

Sull'Altare del tuo sacrificio, e nel silenzio del tuo Tabernacolo.

Questa Città fortificata è la tua Chiesa.

Unita come edificio alla pietra angolare.

Come Corpo al Capo.

Nella divina liturgia tutto è luce.

Il titolo del Salmo era: «In finem: pro extasi».

Come dire: Siete nell'estasi.

Inabissati in Gesù: Luce e Paradiso.

 

 

Don Luigi Bosio, In Coena Domini. 19 Aprile 1962, «Cittadella Cristiana», Aprile 1962, Anno XIII, N. 143.