Don Luigi Bosio
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In visitatione S. Zenonis

 

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In visitatione S. Zenonis

Scendiamo in una miniera segreta, ricchissima di diamanti, o ascendiamo al Monte di Dio, nel sole della Liturgia.

Farò uso umilissimo delle mie parole: quasi formule sacramentali, tolte dal tesoro della Chiesa, e pronunciate nel momento più solenne del suo santo Servizio.

La S. Messa, da sola, è tutta la Liturgia nella sua fonte.

Faticherò molto a dire qualche cosa in onore di S. Zeno.

Mi previene ed ammonisce la Chiesa, quando mi dice: Zeno: Vir ineffabilis. Ricorda che S. Zeno è un uomo, un santo ineffabile, di cui a stento potrai degnamente parlare.

La preghiera m'aiuterà a superare la parola, e la contemplazione ad afferrare il mistero.

Oltre la parete del tempo e le catene del discorso umano, eccoci sulla soglia dell'invisibile.

«Quae non videntur, aeterna sunt».

Davanti a noi risplende un magnifico Sole, una Stella luminosa, e arde il Fuoco.

«Zeno, quasi sol refulgens…».

«Sicut stella refulsit…».

«Surrexit quasi ignis…».

Balzando glorioso dal suo sepolcro, percorrendo il cielo della Diocesi, «non est qui se abscondat a calore ejus», tutti ne sentiamo il calore.

È la sua visita pastorale, compiuta nella visione di Dio; la più solenne, dunque, e la più salutare.

Torna a rivedere questi luoghi, altra volta santificati dalla sua stessa presenza. Forse nessuna parrocchia, nel territorio foraneo della Diocesi può vantare una testimonianza così viva dello zelo di Zeno, come la custodiamo noi, in un ricordo commosso e riconoscente.

Laggiù in Zerpa, all'estremo lembo del vasto terrritorio parrochiale, esiste un Capitello, eretto sul luogo di un'antichissima chiesa, che recava sull'architrave della porta d'ingresso questa iscrizione:

«Salvatori dicatum - Zenone Episcopo».

Questa chiesa, cioè, venne dedicata al Salvatore, ai tempi del Vescovo Zeno; e venne, forse, da lui stesso consacrata.

Come in una dolce realtà mistica, mi sembra di ricevere il Santo Patrono, tanto atteso, qui in mezzo a noi, per la consacrazione di questo tempio.

Così, come intendeva Lui la consacrazione d'un luogo, destinato al culto divino, Lo ascolteremo, nella voce d'un suo bellissimo Discorso.

Saranno soltanto alcune espressioni, riferite anche nel testo latino venerando, elegante e robusto.

«Vellem, fratres carissimi, triumphali quodammodo uti sermone, novique operis arcem sacram laudibus geminare».

Fratelli carissimi: il mio sarà un discorso trionfale!

Ogni parola ha un valore doppio: lo splendore di questa chiesa lo merita.

Ma non fermatevi ad ammirare soltanto la perfetta architettura. Gli stessi pagani possono costruire degli edifici, più splendidi ancora di questo.

L'edificio, da solo, non è né sufficiente, né necessario all'onore di Dio.

Il vero tempio è il popolo fedele di Dio, come dice l'Apostolo: «Voi siete il tempio di Dio, e lo Spirito Santo abita in voi». «Viventi Deo, viva templa sunt necessaria».

Al Dio vivente sono necessari templi vivi.

L'arte costruttiva propria ed assidua dei Sacerdoti, è questa.

Divino ministero, gradito lavoro, opera di vita, che non si compie sulla materia, ma sullo spirito.

Gloria di tutti i sacerdoti!

Arte sacerdotale: Costruire Anime!

Architettura cristiana: «Esultate nel riconoscere, da questa novella Casa di Dio, la vostra interiore edificazione».

Fondamento di tutta la costruzione: non moltissime pietre, ma una sola, grande, illustre, preziosa pietra, che sorregge da sola tutta la mole della quadrata torre.

«Non aurum, non argentum quaerit, quia in suis martyribus computat totum».

Non ha bisogno d'oro o d'argento: per Essa i martiri sono tutto.

Stupenda affermazione: Per la Chiesa i martiri sono tutto.

La vita cristiana è preparazione ed invocazione al martirio.

Vivi ogni giorno, come se alla sera tu dovessi morire martire.

Il martirio appartiene alla Chiesa, come sua nota essenziale. A tutta la Chiesa, anche se essa lo soffre in alcuni suoi membri; e i suoi fedeli, se non lo soffrono tutti nella loro carne, lo devono vivere tutti nel loro spirito.

La Redenzione continua nel martirio.

Diceva Origene: Se un domani non vi fossero più martiri, io temo che non ci saranno più rimessi i nostri peccati.

PER LA CHIESA, I MARTIRI SONO TUTTO.

«Non fenestrarum lumen implorat, quia Sol aeternus in ea manet».

Qui non v'è bisogno di finestre, perché vi risplende il Sole eterno.

Il Sole dell'Eucarestia.

Il sole della grazia nelle Anime.

«Quotidie aedificatur, et quotidie dedicatur».

È un edificio mistico, che cresce ogni giorno, e ogni giorno viene consacrato.

Adorno di gemme e fiori meravigliosi!

Opera viva: senza tetto, perché suo tetto è il Cielo.

«Pax colligit, caritas ligat»: Siete qui riuniti nella pace, legati strettamente gli uni agli altri nella carità.

Dispensiera di doni è la sapienza, padrona di casa.

Esultate, o vecchi! Voi siete le fondamenta del tempio spirituale di Dio.

Esultate, o giovani! Voi siete più preziosi dei diamanti.

Esultate o fanciulli! Dolci perle preziosissime della sacra torre (la Chiesa).

Esultate, o felici sposi cristiani! Per voi si lavorano gemme ancor migliori di voi, i vostri figli.

Esultate, o vedove! Per la vostra robusta, forte virtù voi aderite alla pietra angolare.

Esultate, o Vergini! Voi adornate del vostre fiore illibato questa già celebre costruzione.

Fate festa, o ricchi, divenuti veramente e stabilmente ricchi per le vostre elargizioni continue e generose. Si deve alla vostra carità, che vi rende ricchi per il Cielo, se questo edificio è stato innalzato a perenne lode di Dio.

Fate festa o poveri! Per voi ed in voi è più grande la spirituale casa di Dio, poiché siete equanimi verso chi benefica e verso chi non vi benefica, e la vostra presenza supera ogni altra nella Chiesa; ché, alla fin fine i ricchi santi sono pochi, ma voi siete santi in gran numero.

Voi gustate come nella Liturgia tutto palpita di santità.

Tutto è presente; tutto è compiuto.

Qui con noi è Zeno: Zeno nella Chiesa; la Chiesa in noi; noi nella Chiesa.

In Gesù, tutti siamo uno: tutto è nostro.

La sua vita: la sua Passione, la sua gloria.

La carità rivela la sua presenza in ciascuno di noi.

«Deum nemo vidit unquam. Si diligamus invicem, Deus in nobis manet»  (Jo. 4).

Chi mai ha veduto Dio?

Contemplatevi nella luce di questo mistero: Dio è in noi, noi in Lui.

Tutto ciò è ineffabile.

Per questo, Zeno brilla in mezzo a noi come una stella, un sole.

E lo sentite ardere come il Fuoco.

 

 

Don Luigi Bosio, In visitatione S. Zenonis. 24 Maji 1962, «Cittadella Cristiana», Giugno 1962, Anno XIII, N. 145.