Don Luigi Bosio
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Feria V – Nella Cena del Signo ...

 

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Feria V – Nella Cena del Signore

"Mandatum novum do vobis, ut diligatis invicem, sicut dilexi vos. In hoc cognoscent omnes, quia mei discipuli estis, si dilectionem habueritis ad invicem"  (Jo. 13,34).

Forse quest'ordine d'amore del prossimo non era antico, quanto la Legge del Signore? "Amerai il tuo prossimo come te stesso"  (Lev. 19,18).

Perché, dunque, "Nuovo", se tanto antico?

"Nuovo", perché spogliando dell'uomo vecchio, prepara, una "creatura nuova". "Nuovo" perché rinnova, ed introduce nel Testamento nuovo, nella nuova eredità. "Nuovo": "Ut simus cantatores cantici novi": Cantori del Cantico nuovo.

"Nuovo" perché crea e raccoglie il popolo nuovo: "Corpus novae nuptae Filii Dei Unigeniti spansae": il Corpo della novella sposa dell'Unigenito Figlio Dio. "Candida come il biancospino, colma di delizie"  (Cant. 8,5).

Un corpo delicatissimo, in cui le membra sono sollecite le une delle altre. La passione d'un membro è passione di tutti; la gloria d'un membro, gloria di tutti.

 

*     *     *

 

"Amatevi, come io vi ho amato".

Non siete semplicemente uomini: siete altrettanti Dio!

Figli dell'Altissimo: fratelli dell'Unigenito!

Vi ho amato, perché raggiungeste quel fine, che solo vi basta: là, dove ogni desiderio verrà saziato. "Dove Dio sarà tutto in tutti".

"Talis finis non habet finem": una fine senza fine!

Una pienezza infinita.

"Nemo ibi moritur": là, nessun dolore; nessuno muore.

Un'eternità felice. "Nemo ibi moritur".

"Quo nemo pérvenit, nisi huic saeculo moriatur".

Nessuno arriva a quella vita, senza prima morire al mondo.

Come l'intende l'Apostolo: "Voi siete morti, e la vostra vita è nascosta".

Non site più voi, che vivete, ma Gesù in voi, e con Lui nel Padre.

Per questo è anche scritto: "Forte come la morte è l'amore".

Anche più forte: si muore, e si rimane pieni di vita.

Due cose nascoste: cioè, due misteri.

Morte e vita: morte al mondo, e vita in Dio.

Io sono là, dov'è il mio amore.

Il mio Amore è Lui.

Sono, dunque, uscito dal mondo.

"Quid, eo validius, quo vincitur mundus?".

Vincitore del mondo e della morte.

"Amatevi, come io vi ho amato".

Cosa hai potuto amare in noi, o Gesù?

Che voi foste in Me, e con Me, là dove Io sono.

Dove Dio è tutto in noi.

 

*     *     *

 

"In hoc cognoscent omnes, quia discipuli mei estis".

Non è la natura, che distingue gli uni dagli altri, non la vita, non la ricchezza, non la scienza, non la salute. Nemmeno la fede, i santi Sacramenti, la distribuzione delle proprie sostanze ai poveri; nemmeno il dare la vita.

Dove manca la carità, si percuote il cembalo.

Tutto è vuoto, tutto è niente!

"In questo conosceranno, che siete i miei discepoli: se vi amerete gli uni gli altri. Come Io vi ho amati".

O Sponsa Christi, pulchra inter mulieres!

O Sposa di Cristo, bellissima tra tutte!

Tua delizia, l'amore.

Tua delizia, la morte.

Quam mirandi generis mors est, cui parum non fuit non esse in poenis, nisi esset insuper in deliciis!

Tua pena: il dover attendere, nel tuo amore, la morte.

 

*     *     *

 

Questa è la vita eterna.

Bello il vivere e santo il morire!

Che perdita il vivere: che guadagno il morire!

O Comandamento nuovo!

O nuovissimo ordine!

O nuovissima vita!

"Amatevi, come Io vi ho amto".

Ancora una sfumatura della carità, in una pagina lucentissima di S. Agostino (In Ep. ad Gal. V).

"La carità è paziente".

Non correggere il peccatore, se prima non hai diligentemente esaminato la tua coscienza, sicuro di poter rispondere davanti a Dio, che lo correggi soltanto per amore. Anche quando l'insulto, le minacce, le persecuzioni ti lacerassero l'anima, se tu vuoi guarire chi ti ferisce, cerca prima d'essere sano tu stesso; potresti, infatti, nuocere a te e a lui, se ti lasciassi vincere dall'ira, usando della lingua come d'un'arma iniqua, rendendo male per male.

"Quidquid enim lacerato animo dixeris, punientis et impetus, non caritas corrigentis".

Quando tu dicessi con animo risentito, è piuttosto un atto d'impeto di chi punisce, che amore di chi corregge.

"DILIGE, ET DIC QUOD VOLES".

Ama, e dici quello che vuoi.

Anche se dovrai essere severo nella voce, ricorda che usi la spada della parola di Dio, per liberare il fratello dall'assedio del vizio. E se accadrà, come spesso purtroppo accade, che, incominciando con l'amore, nel trovare resistenza dimenticherai di percuotere il vizio, colpendo invece il peccatore, lava nelle lagrime quella polvere, e non insuperbire sul peccato degli altri, quando tu stesso pecchi nel deprecarlo. In quel momento è l'ira, che ti trascina nella colpa, non la miseria che ti muove a misericordia.

"Dilige, et dic quod voles".

Soltanto se ami, puoi dire quello che vuoi.

Altrimenti chiuditi nel silenzio e nella preghiera.

 

*     *     *

 

Devo ora ringraziare il Signore dell'ineffabile dono del mio Sacerdozio.

Quando rifletto, a capo chino, che ogni Sacerdote è l'incarnazione dell'amore di Gesù!

L'invito all'amore è pressante: Amami, come Io ti ho amato!

Ama le Anime, come Io le ho amate!

Ho dato la vita per le mie pecorelle.

Io sono il buon Pastore.

"Ego quaerens intrare ad vos, id est ad cor vestrum, Christum predico: si aliud praedicem, per aliam partem conabor ascendere.

Christus itaque mihi janua est ad vos: per Christum intro, non ad parietes vestros, sed ad corda vestra.

Quia oves Christi estis.

Sanguine Christi comparati estis.

Agnoscite pretium vestrum: quod non a me datur, sed per me praedicatur."  (Aug. in Jo Tr. 47).

M'avvicinerò a voi dalla parte del cuore; cercando d'entrare nel vostro cuore, predicando Lui.

Se predicassi altre cose, entrerei per rapire e disperdere.

Unica porta d'ingresso alle Anime: Lui!

Per Lui entro, non tra le pareti della vostra casa, ma nei vostri cuori.

Siete pecorelle Sue.

Prezzo del Suo Sangue!

Agnosite pretium vestrum: Quanto siete costati!

Non è un prezzo versato da me, ma da me annunciato e dispensato.

Amatemi ed ascoltatemi, come Ministro di Dio, custode e dispensatore dei suoi misteri.

 

 

Don Luigi Bosio, Feria V - Nella Cena del Signore. 11 Aprile 1963, «Cittadella Cristiana», Aprile 1963, Anno XIV, N. 154.