Don Luigi Bosio
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Liturgia della III Domenica ...

 

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Liturgia della III Domenica dopo Pasqua. 5 Maggio: Nella I Comunione dei Fanciulli

La divina Liturgia è la teologia in preghiera.

Ancor meglio: La Chiesa in contemplazione.

Nell'azione liturgica tutti i fedeli sono profondi teologi e contemplativi.

Soprattutto contemplativi.

A voler condensare in una tesi teologica la dottrina di questa Domenica III dopo Pasqua, la tesi si potrebbe così enunciare: De aeternitate.

Una tesi translucida: cioè, chiarissima; oltre ogni chiarezza creata; che ci permette di fissare gli occhi nell'eternità. Nulla di più semplice e di più giusto: nella Santa Trinità, ed in noi.

Il posto d'onore nell'aula teologica spetta oggi ai Neo-Comunicandi: la candida schiera è salita in presbiterio, e fa degna corona all'Altare.

Alla cattedra del Maestro.

In verità, più che teologi, contemplativi ed Angeli.

Angeli, che contemplano il Volto del Padre.

Ora il cammino è spedito.

La Chiesa ci onora d'un titolo altissimo: Voi siete dei laureati nella Fede.

Ufficio e vocazione vostra: vivere e professare la Fede.

Nulla fate, che la disonori.

La Fede è germe ed appoggio d'eternità.

Ricordatelo, perché siete insidiati dal tempo, ed assediati dal mondo.

Degli assaliti dal mondo: «Abstinete vos a carnalibus desideriis, quae militant adversus animam»  (1 Pietro 2,11).

Degli assiliti dal mondo!

Nei suoi assalti nasconde dietro un velo di libertà tutta la perversità del suo metodo.

In una continua derisione del soprannaturale e nel disprezzo delle cose divine.

 

*     *     *

 

Oggi siete a scuola d'eternità.

Anch'io, mentre sto svolgendo la mia tesi, sono il primo discepolo tra voi, mentre parla il Maestro.

«Modicum, et videbitis Me, quia vado ad Patrem».

Il «modicum» è lo spazio di tutti i tempi.

È poco: un punto nell'eternità.

Un punto dell'eternità.

E oltre questo punto?

«Mi vedrete presso il Padre».

Ora il pianto, il gemito e la tristezza per voi, in mezzo ad un mondo gaudente.

Un attimo velocissimo del tempo.

La vostra tristezza si muterà in gaudio: un gaudio, che nessuno vi potrà né togliere, né toccare.

Come possiamo comprendere?

Ce lo dice la Chiesa: «His nobis mysteriis conferatur, quo terrena mitigantes, discamus amare caelestia».

In questa luce il mondo si fa piccolo, piccolo: e rimane lontano, lontano…!

Quale accordo tra la luce e le tenebre?

Assaliti dal materialismo e dall'incredulità, come mitigare i terreni desideri, ed amare le cose celesti?

Siamo a scuola d'eternità.

«Ut discamus amare caelestia»: Qui s'imparano le cose celesti, e si partecipa alla vita stessa di Dio.

Ecco il Pane degli Angeli, fatto cibo degli uomini.

Il cibo di questi Angeli.

Altrimenti chi potrà resistere agli assalti del mondo?

Chi custodirà le nostre famiglie?

Chi salverà l'innocenza dei pargoli?

Ecco dei santi in germe: la fioritura della santità!

Orrore il pensare, che tra queste tenere Creaturine vi possano essere dei materialisti in germe!

Perdonate, fanciulli carissimi!

Ditemi voi, intanto, nell'istinto della vostra sempilcità: La vita non è legge di sacrificio per tutti?

Meglio: Il sacrificio non è legge di vita per tutti?

La vita cristiana, soprattutto, non è un continuo ed umile esercizio di pazienza, di rinuncia e di disciplina, di carità e di buona educazione?

Non è GESÙ CROCIFISSO il grande, il sommo, l'unico Tesoro nostro?

Chi è mai stato così ingenuo da credere, che il perfido comunismo - diabolicamente perfido - si potesse reprimere e debellare con il benessere materiale?

Quando s'addensa sulle famiglie quest'ombra cupa, il mio cuore sacerdotale sanguina, e s'infrange il sogno, tanto vagheggiato, che possano maturare delle belle vocazioni religiose tra quelle pareti domestiche, dissacrate dal materialismo.

Dirò piuttosto: Non sia mai, o Signore. Nella triste eredità, che dai genitori ricade sui figli, quante lagrime, un domani, per la Chiesa, e quale rovina d'Anime!

 

*     *     *

 

Abbiamo, dunque, imparato questa Lezione d'eternità?

La parola conclusiva al grande Agostino  (Tratt. 28 s. Vang. di S. Giov. e nel Salmo 72).

«Quando gli amatori del mondo ci insultano, diciamo loro: Il vostro tempo è sempre preparato; il nostro tempo non è ancor venuto. È sempre tempo per voi di cercar i vantaggi del tempo presente: possedete pure il tempo, come cosa vostra; noi guardiamo oltre il tempo».

L'Apostolo ci dice infatti: Voi siete come morti, e la vostra vita è nascosta con Gesù nel Padre.

Quando verrà il nostro tempo?

Continua l'Apostolo: Quando Gesù, vostra vita, apparirà; allora anche voi apparirete con Lui nella gloria.

Parole d'oro?

No, divine!

Ed intanto: Perché la felicità dei cattivi, e le tribolazioni dei buoni?

Agostino risponde nervosamente: Dici così, perché ignori la vera felicità.

Un unico male: «Prorsus certum est: aut occidis iniquitatem, aut occideris ab iniquitate». O uccidi il peccato, o rimani ucciso dal peccato! Questo, l'unico male!

Tuttavia «magna vis quaestionis»: la grande questione rimane.

«Labor est ante me»  (Ps. 72,17): che fatica per me, risolverla!

«Quasi stat mihi in facie murus quidam»: davanti a me, s'erge come una muraglia.

«In Deo meo transgrediar murum»  (Ps. 17,30): Nel mio Dio, la supererò. Per me, sì, è fatica; per Lui, no.

«Et intelligam in novissimis: non in praesentibus».

Oltre la parete delle cose presenti, rimangono le cose nuovissime.

Ricercatele nella nuovissima e vivissima Liturgia di questa Domenica.

ANCORA UN POCO…

ARRIVEDERCI PRESSO IL PADRE.

 

 

Don Luigi Bosio, Liturgia della III Domenica dopo Pasqua. 5 Maggio: Nella Ia Comunione dei Fanciulli, «Cittadella Cristiana», Maggio 1963, Anno XIV, N. 155.