Don Luigi Bosio
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Feria V in Cena Domini

 

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Feria V in Cena Domini

Valde convenit ut post Evangelium habeatur brevis Homilia ad illustranda mysteria potissima, quae hac Missa recoluntur, institutio scilicet sacrae Eucharistiae et ordinis sacerdotalis, necnon et mandatum Domini de caritate fraterna.

 

È molto conveniente che dopo il Vangelo si tenga una breve Omelia per illustrare i massimi misteri, che si commemorano in questa Messa: l'Istituzione, cioè, della Scara Eucarestia e dell'Ordine Sacerdotale, e il Comandamento del Signore sulla carità fraterna.

 

La Chiesa raccomanda una breve Omelia.

L'Omelia è un'istruzione molto intima, semplice ed umile.

Sembra, tuttavia, difficile conciliare la breve Omelia, raccomandata dalla Chiesa con la vastità del tema, da essa proposto; o meglio, con la grandezza del mistero che stiamo celebrando.

Forse, perché essa giudica il silenzio di gran lunga superiore alla parola. La Liturgia è il momento più sublime della sua contemplazione.

Alla presenza dello Sopso, l'amico dello sposo è attentissimo nell'ascoltare.

Questo grande amico dello Sposo è Giovanni Battista, il cercatore della solitudine e l'austero penitente del deserto.

Tanto più la Sposa dev'essere assorta nella bellezza e nella santità dello Sposo, temendo di violare i segreti, che le vengono confidati.

 

*     *     *

 

A parlare degnamente dell'Eucarestia, basterebbe ripetere, solo ripetere con devotissima insistenza, le parole del Signore.

È Lui, che parla dentro, che arriva dentro. Io parlo soltanto fuori.

Ci faremo aiutare dal grande Agostino: «In fatto di parola umana, più garnde della parola di Agostino, non c'è che la voce della Liturgia». È un suo commento al discorso pronunciato da Gesù dopo la guarigione del paralitico, di 38 anni, prigioniero del suo letto dalla nascita.

 

*     *     *

 

[…]

Della Santissima Eucarestia.

Agostino nel Vang. di S. Giovanni c. 65 - Tratt. 22.

«È venuta l'ora, ed è questa, quando i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quanti l'avranno udita vivranno.

Figliolini, è questa l'ultima ora.

Da quando il Signore ha parlato, fino ad oggi e fino alla consumazione del tempo, si tratta della stessa ora, un'ora sola!

È venuta l'ora ed è questa: chi vive, viva: chi era morto, viva: ascolti la voce del Figlio di Dio chi giaceva cadavere: sorga e viva.

Forse il tuo cuore è così duro, da non essere spezzato nemmeno da quella voce divina?

Quelli che avranno udito, vivranno.

In che modo vivranno? Della vita.

Di quale vita? Di Cristo.

Come possiamo affermare, che Gesù è la vita? Io sono, Egli ha detto, la via, la verità e la vita. Vuoi camminare? Io sono la via. Non vuoi cadere nell'errore? Io sono la verità. Non vuoi morire? Io sono la vita. Questo te lo dice il tuo Salvatore. Tu non puoi andare, se non a Lui; non puoi camminare per altra via, se non per Lui».

 

*     *     *

 

«Come il Padre ha la vita in se stesso, così ha dato al Figlio l'avere la vita in se stesso.

Fratelli, spiegherò come potrò. Poiché queste son parole, che sconvolgono il piccolo intelletto umano.

Così il Padre ha dato al Figlio l'avere la vita in se stesso, non quasi che il Figlio avesse bisogno di ricevere di continuo la vita dal Padre, essendo il Figlio immutabile come il Padre; per questo anche il Figlio è la stessa vita.

Tutta la vita del Padre è anche del Figlio. Che differenza, dunque, tra Padre e Figlio? Questa: Il Padre ha dato, il Figlio ha ricevuto.

Non era già tutta la vita, quando l'ha ricevuta? Come si potrebbe capire, che Cristo sia stato un solo istante senza luce, essendo Egli sapienza del Padre, di cui è stato detto: Candore della luce eterna?

Quando, dunque, ci dice: ha dato la vita al Figlio, è lo stesso che dire: ha generato il Figlio: generandolo, infatti, gliel'ha data. Lui, il principio; da Lui, il Figlio, che nascendo, riceve tutta la vita, ed è tutta vita.

Che vuole dire, dunque: È la vita in se stesso? Che non ha bisogno di riceverla da alcuno; che egli è la pienezza della vita; che in Lui avranno la vera vita, quanti in Lui crederanno.

Ha dato a Lui l'avere la vita in se stesso. Come ha potuto darla? Come al suo Verbo; come a Colui, che dal principio era il Verbo; e il Verbo era presso Dio».

 

*     *     *

 

Questa è, dunque, l'ora di cui ha parlato il Signore.

Un'ora sola, la stessa ora di ieri, di domani, fino alla fine dei secoli.

Come può essere un'ora sola, la stessa ora? Perché nell'ordine sacramentale il tempo non conta.

Perché il tempo, ogni tempo, a paragone dell'eternità, è soltanto un'ora, un punto dell'eternità; il momento dal quale dipende l'eternità.

Perché oggi si compie nella Liturgia l'identico Mistero della Cena del Signore. La voce del Figlio di Dio vi risuona altissima.

Chi l'ascolta, vivrà.

Chi vive, viva; chi era morto viva.

Siete vivi? La vita rifluiscva impetuosa in voi. Noi tutti stiamo ricevendo dalla sua pienezza.

C'è chi giace, forse cadavere? Sorga e viva.

Se vivete, udite.

Se udite, vivete.

 

*     *     *

 

«Come il Padre ha la vita in se stesso, così ha dato al Figlio l'avere la vita in se stesso».

Che profondità e chiarezza di dottrina, nel commento di Agostino!

Il Padre è tutta vita: anche il Figlio è tutta vita.

Come tutta luce è il sole, tutta luce il raggio; non brilla il sole, e dopo il raggio.

Eterno il Sole; eterno il suo splendore: «Candore dell'eterna gloria».

Eterna la Fonte; eterna la rugiada, che sgorga dalla Fonte traboccante.

Vita eterna il Padre: vita eterna il Figlio.

Il Padre rivela la pienezza della sua vita, generando il Figlio, al quale ha dato la vita, come al suo Verbo; come a Colui, che dal principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio.

Il dono eterno ora è qui, sulla mensa Eucaristica.

 

*     *     *

 

Posso continuare ancora un poco?

Dal dono dell'Eucarestia al dono del Sacerdozio: al mio ordine sacerdotale e al vostro regale sacerdozio.

Aug. in Ep. Jo. II; Tract. II Habitus secunda feria Paschae.  […]

«Del Sacerdozio di Cristo.

Cos'ha rivelato il Signore ai discepoli di Emmaus? Quanto era stato scritto di lui nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi.

Cos'ha rivelato? Egli stesso lo dica. Brevemente lo riferisce l'Evangelista, perché potessimo ritenere, tra tanta vastità delle Scritture, quello che dobbiamo credere ed intendere. Certamente molte sono le pagine e molti i libri; tutto quello che contengono, il Signore l'ha detto ai suoi discepoli in poche parole.

Cos'è questo?

Era necessario che Cristo patisse, e risorgesse il terzo giorno. Tu sai già tutto dello Sposo: era necessario che Cristo patisse e risorgesse. Ci è stato presentato lo Sposo. Vediamo che cosa dice della Sposa: affinché, quando avrai conosciuto lo Sposo e la Sposa, tu non venga inutilmente alle nozze.

Ogni celebrazione, infatti, è una celebrazione nuziale: si celebrano le nozze della Chiesa.

Il Figlio del Re sta celebrando le sue nozze, ed anche il Figlio del Re è Re: e coloro, che frequentano queste nozze, sono essi stessi la Sposa. Non come nelle nozze terrene, dove alcuni frequentano le nozze, ed altra è la sposa; nella Chiesa, coloro che frequentano bene, sono essi stessi la Sposa.

Tutta la Chiesa, infatti è la Sposa di Cristo, capo e primizia ne è la carne di Cristo; lì nella carne, s'è unita la Sposa allo Sposo. Per questo nell'affidarci la sua carne, ha spezzato il pane; ed è per questo, che nello spezzare del pane si sono aperti gli occhi dei discepoli».

 

Si può parlare di Sacerdozio, come di Liturgia, perché la Liturgia è l'esercizio sacerdotale, la continuazione dell'ufficio sacerdotale di Gesù.

«L'opera di Cristo Sacerdote e del suo Corpo, che è la Chiesa»  (Concilio Vaticano II).

Il dono sacerdotale costituisce l'essenza della vita cristiana. Ho una dignità sacerdotale, perché cristiano. Io ho anche un ministero sacerdotale.

Tutti siamo parte viva della Liturgia; tanto viva, quanto un membro unito al Corpo, il Corpo al Capo. Il Corpo è la Chiesa, il Capo è Gesù.

Anche la mia Liturgia, come quella del Divino Sacerdote, si consuma sull'Altare. Non può essere, che la stessa Liturgia. Tutta la Santa Scrittura, si può riassumere in poche parole: «Era necessario che Cristo patisse, per risorgere».

In breve, tu conosci tutto dello Sposo; e sei nel vivo della Liturgia. Conosciuto lo Sposo, vedi di conoscere anche la Sposa, affinché tu non venga inutilmente alle nozze.

Dico: alle nozze celebrate in questa santissima Cena. In verità, si stanno celebrando le nozze della Chiesa. La Chiesa è la Sposa; questa Sposa sei tu.

L'Altare: il talamo di queste castissime nozze. «Gli occhi dei discepoli si sono aperti allo spezzare del Pane».

Cioè: allo spezzarsi dei cuori: di Gesù e dei discepoli. La Liturgia è tutta sangue e tutta amore.

 

 

Don Luigi Bosio, Feria V in Cena Domini. 26 Martii 1964, «Jerusalem Nova», Febbraio - Marzo 1964, Anno XV, N. 2 (163).