Don Luigi Bosio
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Prima Comunione Fanciulli

 

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Prima Comunione Fanciulli

Una devotissima lode alla divina Liturgia.

«Amice, commoda mihi tres panes»  (Lc. 11,5).

Cum perveneris ad tres panes, hoc est ad cibum ed intelligentiam Trinitatis, habes et unde vivas, et unde pascas.

Non panis ille finietur, sed indigentiam tuam finiet.

Panis est, et panis est, et panis est.

Pastor et vitae dator, et Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.

Disce et doce; vive et pasce.

Deus qui tibi dat, nihil melius quam se tibi dat. (Aug. Serm. 105 in N.T.).

 

*     *     *

 

Corriamo subito alla fonte, alla prima Fonte, all'eterna Fonte: la Beata Trinità.

Il divino Sacrificio, che stiamo celebrando, deriva da quella Fonte, e vi ritorna attraverso un ponte d'oro.

Il Ponte d'oro è il Pontefice senza macchia; congiunge la terra al Cielo, il tempo all'eternità: «ima summis».

È l'Amico divino, Cui chiediamo, nella nostra fame, di prestarci tre pani.

«Amice, commoda mihi tres panes».

Tre pani?

Lasciamo campo libero ad Agostino: Cum perveneris ad tres panes, hoc est ad cibum et intelligentiam Trinitatis, habes et unde vivas, et unde pascas.

Quando arriverai al cibo cioè alla visione della Trinità, avrai pienezza di vita tu, e potrai nutrire gli altri fino alla sazietà.

Habes et unde vivas, et unde pascas.

Potrai mangiare di quel Pane quanto vuoi, senza temere, che si consumi.

Piuttosto, quel Pane consumerà la tua indigenza: la tua fame.

Non un solo Pane, ma tre: Panis est, et panis est, et panis est.

Quel Pane non finirà!

È pane il Padre, e il Figlio, e lo Spirito Santo.

È Pastore e Fonte di vita il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo.

Dalla Fonte al Fiume: nel Mare.

Disce et doce; vive et pasce.

Un programma di vita sacerdotale entusiasmante, estasiante!

L'assoluta certezza d'un fecondo apostolato.

Impara ed insegna; vivi e pasci.

La Scuola, la Mensa?

Un Libro; tre Pani.

Prendi, leggi, mangia, vivi, pasci.

Ripetimi ancora con quale nutrimento, o Signore.

Deus, qui tibi dat, nihil melius quam se tibi dat.

Non posso darti, che Me stesso.

Io! Che posso dare alle Anime?

Il nulla di Pietro al povero zoppo: Quod habeo, hoc do.

Così tutte le difficoltà e discussioni crollano di colpo.

Vertice e fonte: La Divina Liturgia.

 

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In adorazione all'Eucarestia.

«Beati, qui manducant panem in regno Dei»  (Lc. 14,15).

Noli parare fauces, sed cor.

In accipiendo novimus, quid cogitemus.

Modicum accipimus, et in corde saginamur.

Non ergo quod videtur, sed quod creditur, pascit.  (Aug. Serm. 112 in N.T.).

 

*     *     *

 

Amico, prestami tre pani.

L'Amico s'è fatto segretamente sposo: viene nel colmo della notte.

Nessuno può contare i suoi passi, scrutare le sue vie.

Notte è tutto ciò, che non è Dio.

Con l'invito a Nozze, la terra è diventata Paradiso.

Eccoci alla Mensa Eucaristica.

È l'atto più luminoso della Fede nella liturgia più perfetta.

Che dire?

«Beati qui manducant panem in regno Dei»: Beati quelli che mangiano il pane nel regno di Dio.

Beati quelli, che mangiano questo Pane nel Paradiso.

Non pensare al pane della tua mensa.

Noli parare fauces, sed cor. Non aprir la bocca, ma il cuore.

È un Pane, che divorerai con il cuore, non con la bocca.

È poco, forse un frammento quello, che ricevi.

Ma il cuore si dilata nella sazietà.

Modicum accipimus, et in corde saginamur.

L'Infinito nel cuore… Chi può credere?

Il cuore nell'infinito… Mi sembra di spiegarmi un po' meglio!

Perché pretendo di capire?

Non quod videtur, sed quod creditur, pascit: Non quello, che si vede, ma quello che si crede, pasce.

Stupendo elogio della Fede!

Non il pane della terra mi sazia, ma il Pane del Cielo.

Non la scienza mi sazia, ma la Fede.

Non l'occhio umano, ma la Presenza di Dio.

Non la gioia profanata, ma il dolore santificato.

«Veramente beati quelli, che mangiano il Pane nel Regno di Dio!».

 

*     *     *

 

Stima, venerazione ed augurio ai carissimi Comunicandi.

Ripeto e ritocco lievemente quanto avete udito Domenica scorsa, al Catechismo dell'Ora Vespertina.

«Facti sumus manibus veritatis»  (Aug. Serm. LX).

Questi Fanciulli sono stati fatti dalle Mani della Verità.

Quali sono queste Mani della Verità?

Troppo bello il dirlo!

Le Mani della Verità, sono le Mani di Dio.

Quali Mani?

La Sua Onnipotenza, la Sua Sapienza, la Sua Provvidenza.

La Sua Verità, la Sua Carità.

Il Suo Verbo, il Suo Amore!

Che Mani!

Oggi, particolarmente, questi Bimbi sono nelle Mani di Dio.

Nello loro innocenza e purezza sono anch'essi tutta verità.

La Grazia è tutta verità.

Il peccato è tutta falsità.

La Grazia rende tutto vero.

Il peccato rende tutto falso.

Propter peccatum projecti sumus in dies vanitatis.

Il peccato annulla la nostra vita, rendendola miseramente vuota di ogni significato.

La preghiera e l'augurio per questi carissimi Fanciulli?

Rimanete nelle Mani della Verità.

Sempre veri, sinceri, semplici, santi, come in questo felicissimo Giorno.

 

*     *     *

 

La liturgia domenicale rimette ogni tesoro nelle nostre mani.

Non c'era nemmeno da affaticarsi, nel ricercare altre parole, altri insegnamenti.

Una preghiera: Insegnaci, o Signore, ad essere fedeli alla nostra professione cristiana; a far onore alla nostra sublime vocazione.

Poi, quasi un grido di guerra: «Liberi, sicut servi Dei».

Cos'è questa libertà tanto decantata e decaduta?

Liberi, sì; nel Servizio di Dio.

È la verità, che rende liberi.

La Liturgia è l'espressione somma di questa libertà.

Ci fa godere la libertà di Dio.

Liberi, quanto è libero Dio!

La promessa e la corona: «Modicum et videbitis Me, quia vado ad Patrem».

Pazienza ancora un poco, e ci rivedremo presso il Padre.

È una sofferenza messianica.

Detto bene: Il Messia è venuto… ma è fuggito!

Ci ha lasciato in dono il compimento della Sua Passione.

La corona?

«Vado al Padre». Letteralmente: Vicino al Padre.

Anche l'Aquila dall'occhio acutissimo aveva veduto, e scritto nel cesello della sua prima pagina evangelica: «Il Verbo era vicino al Padre».

Ancora un poco.

Poi ci ritroveremo con il Verbo nel Padre.

  

 

Don Luigi Bosio, Prima Comunione Fanciulli. 9 Maggio 1965, «Jerusalem Nova», Maggio - Giugno 1965, Anno XVI, N. 10 (171).