Don Luigi Bosio
Fine Menù
Feria V in Cena Domini

 

  • File allegato
  • Stampa
Feria V in Cena Domini

«Video me ad multitudinem loqui: sed quia umum sumus in Christo, tamquam in secreto consilium capiamus. Nullus nos audit extraneus; unum sumus, quia in Unum sumus».

«Vedo, con gioia, che parlo ad una moltitudine.

Ad un'Assemblea, che si trova in uno stato sacramentale».

Le parole di Agostino sono luminosissime: Non siamo una moltitudine; ma tutti, uno solo in Cristo.

È per questo, che possiamo segretamente confidarci le cose più sante.

 

*     *     *

 

TANQUAM IN SECRETO CONSILIUM CAPIAMUS.

Possiamo prendere consiglio segretamente sulle cose più sante.

Qui non vi sono estranei, che possano violare i nostri segreti; in mezzo a noi nessuna divisione.

Unum sumus!

La grande ragione?

Non la grande ragione, ma il grande sacramento, il grande mistero: In Unum sumus: Siamo uno in Lui.

Per questo ho detto, che siete un'Assemblea in stato sacramentale.

Nella pienezza del suo mistico sacerdozio.

Fratelli carissimi: Questo è il mio e vostro sacrificio.

Questo è il mio e vostro sacerdozio.

Qui sta il mio e vostro sacerdozio.

Preghiamo, perché il Signore ci adoperi quali strumenti di grazia per la sua Chiesa santa. Siamo proprio nel cuore, nel punto d'oro della Liturgia.

Il mio sacerdozio è nato qui; qui deve crescere e consumarsi.

Anche il vostro sacerdozio è nato qui; qui vive e si consuma.

Se m'è stato detto, in un Corso d'Esercizi Spirituali, ch'io sono un condannato alla santità forzata, altrettanto si può dire di voi. Le parole - condannato - e - santità forzata - si prendano nel senso d'un imperativo d'amore talmente forte, al quale non posso sottrarmi, nemmeno a costo della morte.

 

*     *     *

 

TANQUAM IN SECRETO CONSILIUM CAPIAMUS.

Ritorniamo al nostro segreto.

Al nostro consiglio segreto.

All'ombra delle ali dell'Angelo del Grande Consiglio.

Alla Scuola d'altissimo silenzio, qual è la divina Liturgia.

Ascoltate ancora il grande Agostino, in un commento al Versetto dell'Apostolo:

In Illo sunt omnes thesauri sapientiae et scientiae asconditi  (Col. 2,3).  […]

Nella celebrazione liturgica il mondo deve scomparire.

Deve apparire solo il nostro nulla. Perché apparisca Lui solo!

 

*     *     *

 

DELLA FRATERNA CARITÀ.

Questo è il mio Comandamento; Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi.

(Comm. di S. Ag. nel Vang. di S. Giov.)  […]

 

Una brevissima spiegazione:

 

«IL MIO COMANDAMENTO»: perché?

L'amore è tutto: rinuncia a tutto: purezza estatica: somma povertà: pace perfetta.

Come se Gesù dicesse: Vi ho dato solo amore: vi domando solo amore.

E gli altri comandamenti? Ve li ho quasi dettati con pena infinita: perché Io sono solo Amore.

 

«AMATEVI, COME IO HO AMATO VOI».

È mai possibile questo?

Dottrina trasparente, gaudio vissuto, se ci amiamo in Te.

Nel mistero della Grazia.

Nell'alimento divino dell'Eucarestia.

«Ubi Corpus Christi Eucharisticum, ibi Corpus misticum». Id est: Unus Panis, unum Corpus.

Là, dov'è il Corpo Eucaristico di Gesù, è anche il Corpo mistico.

Cioè: un solo Pane, un solo Corpo.

 

«L'AMORE È LA PIENEZZA DELLA LEGGE».

Stavo quasi scrivendo: L'amore è la purezza della legge.

Cioè: ogni legge ha forza, se trabocca di amore.

Ha la sua ragione d'essere, se dettata con amore, ed osservata con amore.

Ogni legge dev'essere piena d'amore: nella promessa e nella minaccia; nel premio e nel castigo.

Il Paradiso è vita nella pienezza della Legge, nella consumazione della Legge, che è l'amore: il Regno dell'Amore.

L'Inferno è morte nella distruzione d'ogni legge e di ogni ordine: il regno dell'odio: quasi l'incarnazione eterna dell'odio.

L'Amore è l'avanzata di Dio.

Il peccato mortale: un'avanzata di Satana.

 

CHI AMA IL PROSSIMO AMA DIO.

Perché il prossimo è creatura dell'amore di Dio.

In quale misura? Come se stesso.

E, chi non ama se stesso?

Se tu vivi in peccato, non ami né il prossimo, né il Signore; perché il peccato è la distruzione dell'amore.

Ti separa dalla Fonte dell'Amore: da Dio.

E il prossimo non lo puoi amare, che in Lui.

«Chi ama il peccato odia se stesso, odia la sua anima».

Avrai un cuore duro come il bronzo; farai dello strepito, assordando come un cembalo.

Sarai inutile a tutto: un niente!

Ance se tu possedessi il mondo, ed offrissi per il prossimo il sacrificio della tua vita.

 

NELLA PASSIONE DI CRISTO  […].

  

 

Don Luigi Bosio, Feria V in Cena Domini - Giovedì Santo: nella Cena del Signore - 15 Aprile 1965, «Jerusalem Nova», Marzo - Aprile 1965, Anno XVI, N. 9 (170).