Don Luigi Bosio
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In Cena Domini

 

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In Cena Domini

Mattina del Mercoledì 9 Febbraio.

Sto raccogliendo, tra le pagine di Agostino, la dottrina purissima, che mi potrà giovare - povero come sono di parole ma ricco di cuore - per una degna celebrazione di questa Santissima Cena Eucaristica.

Dal 9 Febbraio al 7 Aprile, quasi due mesi esatti!

Il frutto matura alla sua stagione, nel sole della preghiera; sotto la pioggia del sangue.

Abbandonato lo studio, mi sono trasferito in una stanza più appartata e raccolta.

A due passi il Papà in agonia.

Voglio essere pronto per correre, ad ogni desiderio e necessità, presso l'altare della sua lenta, piisima consumazione.

Sono le ore 10.

Una chiamata improvvisa, urgentissima.

Il Papà, congiungendo le mani e mormorando l'ultima preghiera, sta prendendo il volo verso il Cielo.

Raccolgo il suo ultimo, tranquillo respiro.

Chino con Lui il capo al Divino, sapientissimo Volere.

Ritorno in pianto nella mia camera.

Mio Dio, come è stretta la porta della morte!

Ma dopo la stretta: eccoci nelle braccia del Padre.

Seguono tre giorni di silenzio, nella contemplazione del nulla di tutte le cose.

«Noli timere: Manet Deus tuus».

Il mio Dio rimane.

Di qui la ripresa della vita.

A questo momento, che è il più sacro per la vita della Chiesa:

Qui la ripresa e la riserva della vita: Attorno ad una Mensa e ad un Calice:

Nel giorno dell'Istituzione dell'Eucarestia.

Alla prima ordinazione sacerdotale.

Alla testimonianza più visibile e più sublime della carità fraterna.

Una sola liturgia: Sacerdotale, Eucaristica, di Passione.

Sempre lo stesso Sacerdote, la stessa Vittima, lo stesso Amore.

La liturgia Sacerdotale: dell'ordine sacerdotale.

Ad una schiera di novelli Sacerdoti, da Lui ordinati, il S. Padre Paolo VI diceva pochi mesi or sono: «A pensare e a parlare del dono, che voi avete ricevuto, v'è da nutrire e da saziare uno studio interiore di interminabile durata.

Quello che è stato compiuto, tutto è degno di memoria; tutto parla, tutto è più ricco di senso di quanto non possiamo comprendere.

Vi è di che rimanere incantati.

Abbiate coscienza di ciò che siete; abbiate coscienza della vocazione a cui siete stati chiamati; abbiate coscienza della dignità e della potestà, che portate con voi; abbiate coscienza del fine, per cui siete stati ordinati Sacerdoti di Cristo: non per voi, non per alcun umano interesse, ma per la Chiesa di Dio, per la salute delle anime; abbiate coscienza delle difficoltà, che il vostro stato e la vostra attività dovranno incontrare; SIETE PORTATORI DELLA CROCE DI CRISTO».

 

*     *     *

 

Ingratitudine e torto sarebbe, se non attingessimo quest'anno al Decreto sul Sacerdozio, del Concilio Vaticano II.

Sarà il fior fiore, quello che vi presento.

Basterebbe ch'esso ci avesse ripetuto le parole dell'Angelico Dottore: Nella SS. Eucarestia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa.

Chiama i Sacerdoti: gli educatori della fede.

Della preghiera liturgica ci dice, che è «la preghiera sincera».

Nella recitazione dell'Ufficio Divino, i Sacerdoti diano voce alla Chiesa.

Ancora della Divina Eucarestia: Non è possibile che si formi una comunità cristiana, se non avendo come radice e come cardine la celebrazione della sacra Eucarestia.

… Nel mondo d'oggi, i Sacerdoti immersi e agitati da un gran numero di impegni derivanti dalla loro missione, possono domandarsi con vera angoscia come fare ad armonizzare la vita interiore con l'azione esterna…

La vera carità pastorale - «Sit amoris officium pascere dominicum gregem»  (Aug. in Io. Tract. 123) - scaturisce soprattutto dal Sacrificio Eucaristico, cosicché l'anima sacerdotale si studia di rispecchiare quello che viene realizzato sull'Altare. Ma ciò non è possibile, se i Sacerdoti non penetrano sempre più a fondo nel mistero di Cristo con il raccoglimento e la preghiera.

Il vero Ministro di Cristo lavora con umiltà, cercado di sapere ciò che è grato a Dio, e come se avesse mani e piedi legati allo Spirito  (Atti 20,22).  […]

 

*     *     *

 

E la carità verso i fratelli?

Il Mistero della carità verso i fratelli.

Sì, il Mistero della carità.

Di quella carità, che è paziente e benigna.

La prima carità è la pazienza.

Una pazienza benignissima.

Non astiosa, non insolente; che non si gonfia.

La vera carità è semplice, umile, timida.

Non è ambiziosa, non cerca il proprio interesse, non si muove ad ira.

Non discute, non agita problemi, non stordisce il mondo.

È silenziosa e larghissima; audace e mansuetissima.

Trema soltanto davanti alla ricompensa degli uomini.

Proibisce alla sinistra di sapere quello, che fa la destra.

Perché la vista e l'approvazione umana può annullare agli occho di Dio anche le opere migliori.

La carità non pensa male, non gode dell'ingiustizia, ma si rallegra del godimento della verità.

Ha una sola pena: il sapere e il sentire, in un affanno indicibile, che il peccato fa tanto male a chi lo commette.

La vera carità si accomoda a tutto: alle cose più piccole e più comuni: disposta piuttosto a patire la fame, che ad avvilire la sua dignità e tradire la sua vocazione.

Tutto crede: Vive di fede.

Tutto spera: Vive di eternità.

Tutto sopporta: Vive ed attende di morire d'amore.

L'elogio dell'Apostolo alla carità, ripetiamolo - in questa SS. Cena del Signore - a lode e in adorazione dell'Amore, incarnato nell'Eucarestia.

Quanto è paziente e benigno!

Semplice, umile, quasi timido.

Silenzioso e mansuetissimo.

Ha una sola pena…

Si accomoda a tutto e a tutti: Sue delizie: i più piccoli, i più poveri.

Tutto sopporta.

Oggi è l'Amore in silenzio; domani, l'Amore in agonia.

Domenica, l'Amore in trionfo.

Perché Pasqua è preludio, vigilia e vita di Paradiso.

 

 

Don Luigi Bosio, In Cena Domini. 7 Aprile 1966, «Jerusalem Nova», Aprile - Maggio 1966, Anno XVII, N. 15 (176).